Simona Rinaldi
(kolonistuga )
"sιмσηα яιηαℓ∂ι — яιcεяcαтяιcε ∂σcυмεηтαℓιsтα ε вℓσggεя. cυяα ι ρяσgεттι: тαяαвαяαℓℓα (cσℓℓεzισηιsмσ), sтιяρε ∂ι тεяяα (sтσяια ℓσcαℓε) ε ιℓ тεмρσ cιяcσℓαяε (ℓεттεяαтυяα ε ғιℓσsσғια)."
.."io, ora, stavo per morire? Poi riflettei che ogni cosa, a ognuno, accade precisamente ora. Secoli e secoli, e solo nel presente accadono i fatti; innumerevoli uomini nell'aria, sulla terra e sul mare, e tutto ciò che realmente accade, accade a me..." da "il giardino dei sentieri che si biforcano" J.L.B.
07072017 – Inaugurazione della mostra Bellezza e ornamento del libro. Premiato Stabilimento Luigi Degli Esposti – Bologna. Legature d’arte novecentesche dalle collezioni Calò, Cendron e Massa con interventi dei curatori e visita guidata alla mostra.L’esposizione, aperta fino al 10 settembre 2017nell’Ambulacro dei Legisti, racconta la vicenda della legatoria bolognese “Luigi Degli Esposti”, attiva dal 1899 fino al 1984, che rappresenta un importante tassello della storia del libro e dell’editoria a Bologna e in Italia.
Augusto Majani (Budrio, Bologna 1867 – Buttrio, Udine 1959) è stato un artista poliedrico, non ancora sufficientemente noto ai più come meriterebbero la sua produzione di artista e la sua figura di uomo di spirito e di eccelso caricaturista.
Conosciuto anche con lo pseudonimo di Nasìcaha attraversato il mondo della cultura bolognese sotto varie sfaccettature: pittore e docente dell’Accademia di Belle Arti; ottimo e sagace illustratore, fu anche giornalista e scrittore.
Frequentatore di Carducci, Pascoli, Testoni, Guerrini, Oriani, Panzacchi,Trilussa, Ojetti e d’Annunzio, collaborò a lungo con Il Resto del Carlino, con le maggiori riviste italiane e con periodici umoristici bolognesi come Il fittone, Ehi! ch’al scusa e Bologna che dorme, solo per citarne qualcuno….
Nel 1959 Salvatore Quasimodo (Modica 1901 – Amalfi 1968) vince il premio Nobel per la letteratura. Il giorno in cui ne riceve la comunicazione una troupe televisiva lo accompagna in diversi momenti. Il giornalista sottolinea l’atteggiamento imperturbabile mantenuto dal poeta di origine siciliana anche in questa solenne occasione: la sua sobrietà richiama la misura classica dei suoi versi. Le telecamere seguono Quasimodo al conservatorio dove insegna, il Giuseppe Verdi di Milano, sua città d’adozione, poi nel suo appartamento di Corso Garibaldi, dove il poeta legge la sua Lettera alla madre e risponde ad alcune domande sulle ragioni dell’attribuzione del Nobel. Immagini della spiaggia di Roccalumera mostrano uno dei luoghi più cari al poeta da giovane.
«L’epiteto romantico e l’antitesi classico-romantico sono approssimazioni da lungo tempo entrate nell’uso. Il filosofo le mette solennemente alla porta esorcizzandole con logica che non erra, ed esse rientrano chete chete per la finestra, e son sempre lì tra i piedi, elusive, assillanti, indispensabili.» Comincia così la monografia comparatistica di Praz, e subito segue l’osservazione che critica letteraria presuppone storia della cultura: «storia della cultura d’un ambiente e storia della cultura d’un individuo».
“Quando entra in scena egli appare come un uomo d’ignota origine, ma sospettato di alti natali e di decaduta fortuna. Severa riservatezza, impenetrabile silenzio, amor della solitudine e frequenti penitenze erano interpretati da alcuni come l’effetto di sventure che affliggevano uno spirito altero e disordinato, da altri come la conseguenza di qualche orribile delitto che riempiva di rimorso una coscienza turbata.” Che passaggio di un incanto sublime, uno specchio, per me…@simonarinaldi-tarabaralla
[…] “Spariti” era la parola che fissavo più di ogni altra, abbagliata. Essa svegliava degli echi e dei sospetti così profondi nel mio cuore, che un vero terrore succhiò il caldo della mia fronte, e per un attimo, l’immobilità stessa e io ci abbracciammo. Anna Maria Ortese, da “I giorni del cielo”, Mondadori, Milano 1958