BELLEZZA E ORNAMENTO DEL LIBRO – LA NAVE D’ANNUNZIO


 

 

 

Galleria

07072017 – Inaugurazione della mostra Bellezza e ornamento del libro. Premiato Stabilimento Luigi Degli Esposti – Bologna. Legature d’arte novecentesche dalle collezioni Calò, Cendron e Massa con interventi dei curatori e visita guidata alla mostra.L’esposizione, aperta fino al 10 settembre 2017nell’Ambulacro dei Legisti, racconta la vicenda della legatoria bolognese “Luigi Degli Esposti”, attiva dal 1899 fino al 1984, che rappresenta un importante tassello della storia del libro e dell’editoria a Bologna e in Italia. 


Hofmannsthal – IL LIBRO DEGLI AMICI Morike – TRE NOVELLE


 IL LIBRO DEGLI AMICI – TRE NOVELLE

La verità è il tono di un incontro

IL LIBRO DEGLI AMICI

Hofmansthal

«La profondità va nascosta. Dove? Alla superficie»

2015-06-17 20.14.49

HOFMANNSTHAL “Il libro degli amici” Collana Cederna, Vallecchi 1° Edizione

www.simonarinaldi.net

Tre Novelle, Morike

2015-06-17 20.22.20

Cristina Campo pdf

Mario Luzi, “Viaggio d’Addio” da Trame, Rizzoli, Milano 1982


Mario Luzi, “Viaggio d’Addio” da Trame, Rizzoli, Milano 1982

Né al passato, né all’avvenire. A noi due come siamo.”

http://www.raiscuola.rai.it/embed/mario-luzi-si-racconta/6338/default.aspx

LA CARNE, LA MORTE E IL DIAVOLO


  di Mario Praz

«L’epiteto romantico e l’antitesi classico-romantico sono approssimazioni da lungo tempo entrate nell’uso. Il filosofo le mette solennemente alla porta esorcizzandole con logica che non erra, ed esse rientrano chete chete per la finestra, e son sempre lì tra i piedi, elusive, assillanti, indispensabili.» Comincia così la monografia comparatistica di Praz, e subito segue l’osservazione che critica letteraria presuppone storia della cultura: «storia della cultura d’un ambiente e storia della cultura d’un individuo».

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DAL MIO TUMBRL:

“Quando entra in scena egli appare come un uomo d’ignota origine, ma sospettato di alti natali e di decaduta fortuna. Severa riservatezza, impenetrabile silenzio, amor della solitudine e frequenti penitenze erano interpretati da alcuni come l’effetto di sventure che affliggevano uno spirito altero e disordinato, da altri come la conseguenza di qualche orribile delitto che riempiva di rimorso una coscienza turbata.” Che passaggio di un incanto sublime, uno specchio, per me…@simonarinaldi-tarabaralla

ANNA MARIA ORTESE – L’ALBERO


ANNA MARIA ORTESE – L’ALBERO

[…] “Spariti” era la parola che fissavo più di ogni altra, abbagliata. Essa svegliava degli echi e dei sospetti così profondi nel mio cuore, che un vero terrore succhiò il caldo della mia fronte, e per un attimo, l’immobilità stessa e io ci abbracciammo. Anna Maria Ortese, da “I giorni del cielo”, Mondadori, Milano 1958

@kolonistuga

Anna Maria Ortese, collezione Simona Rinaldi

Collezione Personale

Andrej Voznesenskij, Scrivo come amo, Le Comete, 1962 – Collezionismo Cartaceo


Scrivo come amo

Feltrinelli Le Comete,

 

Andrej Voznesenskij 1°ED.
Scrivo come amo

1° Edizione, 1962

“Abbiamo sempre vissuto in cubi di mattoni, quattro pareti un soffitto un pavimento. Ma ora abbiamo scoperto che l’uomo non è fatto per stare dentro una scatola, lo spazio in cui vive deve adattarsi alla sua vita.”

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1° Edizione acquistata alla Libreria Nanni di Bologna

Vedi alcuni link:

http://www.girodivite.it/La-poesia-della-settimana-Andrej.html

http://cantosirene.blogspot.it/2010/06/orlovsky-e-voznesenskij.html

Collezione Personale

CERVANTES, Don Chisciotte della Mancia, illustrato da Salvador DALÌ


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Aldo Palazzi Editore, 1966

               

In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome…

http://www.simonarinldi.com

UNAMUNO – La sfinge senza Edipo – EDIZIONI CORBACCIO 1925


LA SFINGE SENZA EDIPO

1° Edizione numerata

MIGUEL DE UNAMUNO – LA SFINGE SENZA EDIPO.  PRIMA TRADUZIONE ITALIANA DI PIERO PILLEPICH, PREFAZIONE DI ADRIANO TILGHER.  EDIZIONI CORBACCIO 1925, MA FINITO DI STAMPARE 15 DICEMBRE 1924 IN 2200 ESEMPLARI, QUESTO NUMERO 1071.  BROSSURA, PAGINE 240.

Jean-Auguste-Dominique Ingres

1825 - Museo del Louvre - Parigi

Gustave Moreau

Gustave Moreau
Edipo e la Sfinge (1864) Metropolitan Museum of Art

L’Arte o la sfinge o le carezze

La busta arancione – Mario Soldati


“Tu, di fronte a me, sei uno zero!”

La busta arancione – Mario Soldati
Arnoldo Mondadori Editore
1° Edizione 1966
“Voleva spiare sul mio volto le tracce, o leggere nel mio sguardo la confessione, dei peccati da me commessi e che tanto la facevano soffrire: in realtà, credeva che la facessero soffrire come peccati, era come tradimenti che la facevano soffrire. E non tanto la prontezza del gesto con cui aveva strappato il foulard, quanto la strenua persistenza di questa volontà d’indagare gelosa mi rassicurava che non fossimo affatto alla fine.”
pagg.177\178
“Salvo la permanente sempre in ordine, un po’ di rossetto, e qualche camicetta di seta, Pierina
era identica all’anno prima: ma per me adesso, era come una divinità che veneravo segretamente.
Non passavo mai davanti al terrazzino senza che mi battesse il cuore. Coglievo ogni pretesto,
uscivo varie volte al giorno, per poterla vedere, per salutarla, perché lei rispondesse al mio saluto:
ma non osavo salutarla sempre, e cioè a troppo breve distanza di un tempo una volta dall’altra:
e così mi capitava di contentarmi di passare sotto il terrazzino e di levare lo sguardo quanto bastava
per vedere le sue gambe, che erano grosse ma fatte benissimo:
con i polpacci potenti, e le caviglie sottili. Quelle gambe, intraviste tra le foglie del glicine,
e sempre, nonostante il calore estivo, ben inguainate e ben modellate dalla seta delle calze,
con le scarpette nere, lucide, dal tacco a punta, restano ancora tra le memorie più care
e più disperate della mia vita.
Perché ho scritto “disperate”? Dio solo sa se, più tardi, e specialmente dopo la morte di mia
madre, mi sono rifatto! Ma no, non so… Sento vagamente che quella visione era colma di
una voluttà misteriosa e suprema, piena di un desiderio che, forse, negli anni successivi, non ho
provato, mai più. con tanta violenza. E la ragione potrebbe essere questa:
che dopo di allora. forse, non mi sono sentito, mai più, così lontano
dalla possibilità di una soddisfazione!
Desiderare e sapere positivamente che il desiderio non sarà esaudito:
era la crudeltà stessa di questa contraddizione a trasformare le gambe di Pierina
in qualche cosa di sublime: un immagine, per me, al tempo stesso naturalissima e
sovrannaturale.”
pagg.48\49
“…è come se io non esistessi…!”


Mario Soldati e la Letteratura

“Credo che nei miei libri ci sia sempre una certa allegria. Anche quando sono tristi, mentre li leggi, non te ne accorgi. Mi torna in mente un’espressione che Giacomo Debenedetti usò per il mio romanzo La busta arancione. Chi lo trova triste, chi tragico. Lui mi disse: «Non importa. Quel che conta è che a un certo momento tu fai sentire quella tua marcia ungherese». La frase mi colpì e domandai a Massimo Mila: c’è un genere musicale a sé chiamato marcia ungherese? Mi disse che è un unicum, inventato da Berlioz nella Dannazione di Faust. […] Un pezzo di musica esaltante,dove c’è un po’ di tutto: pennacchi, tamburi, girandole, farandole, speroni; e va avanti, ed è sempre una marcia con tante variazioni, credo che un po’ in tutte le cose che scrivo ci sia questa marcia ungherese”.

Soldati a Nello Ajello, «La Repubblica», 29 novembre 1985

“Nei miei romanzi c’è sempre dell’autobiografia. La mia opera più fantastica è Lo smeraldo, eppure proprio in essa che dovrebbe essere la meno autobiografica, esistono dei passi che appartengono alla mia vita: i figli, il messaggio telepatico che riguarda la morte della mia prima moglie. Insomma, pur essendo inventato, Lo smeraldo è uno dei più vissuti dei miei romanzi”.

Soldati ad Anna Maria Rotoli, 5 aprile 1978 (in Soldati, a cura di Massimo Grillandi, 1979)

Le opere letterarie

* La madre di Giuda (tragedia in un atto, in versi), 1923;
* Pilato (tragedia in tre atti), Torino, Sei, 1925;
* Catalogo della galleria d’arte moderna del museo civico di Torino 1927;
* Salmace (sei novelle), Novara, “La Libra”, 1929; ripubblicato con una nota di C. Garboli, Milano, Adelphi;
* America primo amore, Firenze, Bemporad, 1935, poi: Roma, Einaudi, 1945; Milano, Garzanti, 1956; Milano, Mondadori, 1959 e 1976; Milano, Emme Edizioni, 1975; (con lo pseudonimo di Franco Pallavera)
* Ventiquattro ore in uno studio cinematografico, Milano, Corticelli, 1935, poi: Palermo, Sellerio, 1985;
* La verità sul caso Motta, Milano, Rizzoli, 1941, poi: Milano, Mondadori, 1967 e 1973;
* L’amico gesuita (racconti), Milano, Rizzoli, 1943, poi: Milano, Mondadori 1979;
* Fuga in Italia, Milano, Longanesi, 1947, poi: Milano, Edizioni Scolastiche Mondadori 1969;
* A cena col commendatore, Milano, Longanesi, 1950, poi: Milano, Mondadori, 1961 e 1977;
* L’accalappiacani, Roma, Atlante, 1953;
* Le lettere da Capri, Milano, Garzanti, 1954, poi: Milano, Mondadori, 1961, 1976 e successive edizioni;
* La confessione, Milano, Garzanti 1955, poi: Milano, Mondadori, 1959 e 1980 e Milano, Adelphi, 1991;
* I racconti, Milano, Garzanti, 1957;
* Il vero Silvestri, Garzanti, 1957, poi: Milano, Mondadori, 1959 e 1971;
* La messa dei villeggianti, Milano, Mondadori, 1959, poi: 1982;
* I racconti 1927-1947,Milano, Mondadori, 1960 (riedizione dei Racconti, Milano, Garzanti, 1957);
* Canzonette e viaggio televisivo (poesie), Milano, Mondadori, 1962;
* Storie di spettri (racconti), Mondadori, 1962;
* Le due città (romanzo), Milano, Garzanti, 1964, poi: Milano, Garzanti, 1985;
* La busta arancione (romanzo), Milano, Mondadori, 1966, poi: Mondadori, 1984;
* I racconti del maresciallo, Mondadori, 1967;
* Fuori (cronache di viaggio), Mondadori, 1968;
* Vino al vino – Viaggio alla ricerca dei vini genuini, Mondadori, 1969, poi: Mondadori, 1981;
* I disperati del benessere (viaggio in Svezia), Mondadori, 1970;
* L’ultimo Don Chisciotte, prefazione a H. Furst, Il Meglio,
Milano, Longanesi, 1970;
* L’attore (romanzo), Milano, Mondadori 1970, poi: Mondadori, 1975, quindi Milano-Novara, Mondadori-De Agostini, 1986;
* 55 novelle per l’inverno, Milano, Mondadori, 1971;
* Vino al vino 2, Milano, Mondadori, 1971, poi: Milano, Mondadori, 1981;
* Da spettatore (cronache del cinema), Mondadori, 1973;
* Un prato di papaveri (diari), Mondadori, 1973;
* Il polipo e i pirati (fiaba illustrata), Milano, Emme Edizioni, s.d. [ma 1974];
* Lo smeraldo (romanzo), Milano, Mondadori, 1974, poi: Mondadori, 1985;
* Lo specchio inclinato (diari), Mondadori, 1975;
* Vino al vino 3, Mondadori, 1975, poi: Mondadori, 1981;
* La sposa americana (romanzo), Mondadori, 1977, poi: Mondadori, 1980;
* Lettere di Mario Soldati, Mondadori, 1979;
* Addio diletta Amelia (ritorno in America), Mondadori, 1979;
* 44 novelle per l’estate, Mondadori, 1979;
* La carta del cielo (antologia per la scuola media a cura di N. Ginzburg), Torino, Einaudi 1980;
* L’incendio (romanzo), Milano, Mondadori, 1981;
* La casa del perché (racconti), Mondadori, 1982;
* Lo scopone, in collaborazione con Maurizio Corgnati, Mondadori, 1982;
* Nuovi racconti del maresciallo, Milano, Rizzoli, 1984;
* L’architetto (romanzo), Rizzoli, 1985;
* L’avventura in Valtellina (diario), Bari, Laterza, 1986;
* Ah! Il Mundial! (cronaca sportiva), Milano, Rizzoli, 1986;
* El Paseo de Gracia (romanzo), Rizzoli, 1987;
* Regione regina (raccolta di scritti già editi dedicati alla Liguria), Roma, Laterza, 1987;
* Rami secchi (ritratti e ricordi), Milano, Rizzoli, 1989;
* Le sere (ritratti e ricordi), 1994, Rizzoli.

Léon Bloy – Lettere alla fidanzata – A.F. Formiggini Editore Roma – 1926


Lettere alla fidanzata

Leon Bloy – Lettere alla fidanzata – A.F. Formiggini Editore Roma – 1926
D.o – C.p.
Traduzione di Ferruccio Rubbiani
[…]”Questa traduzione delle sue lettere amorose, a pochi anni dalla loro pubblicazione in Francia,
è anche la prima traduzione italiana di un’opera di lui.” […]

Pag.71 Parigi, 21 Novembre 1889
Mia Jeanne amata,

[…] Ti ho ho detto l’altro giorno uno dei miei segreti più dolorosi. Tu l’hai accettato generosamente.
Ma ho paura che questa generosità non sia l’effetto di una eccessiva innocenza. Sono triste naturalmente
così come si è piccoli o come si è biondi. Sono nato triste, profondamente, orribilmente triste
e sono posseduto dal più violento desiderio della gioia soltanto in virtù della legge misteriosa che attira i contrari. Se tu diventerai mia moglie dovrai curare un malato. Mi vedrai passare, qualche volta all’improvviso,
senza causa evidente e senza transizione, dalla più viva allegria alla più tetra melanconia.
Ma ecco una cosa ben strana e che non pretendo di spiegare. Malgrado l’attrazione potente
esercitata su di me dall’idea vaga della felicità, la mia natura, più forte ancora, mi spinge
verso il dolore, verso la tristezza, forse verso la disperazione.
Mi ricordo che da bambino ho rifiutato spesso con indignazione, con rivolta, di prendere parte
a giuochi ed a divertimenti la sola idea dei quali m’inebriava di gioia, perché trovavo più nobile soffrire e far soffrire me stesso rinunciandovi. Nota bene, amica mia, che questo avveniva al di fuori di ogni calcolo,
di ogni concetto religioso. Soltanto la mia natura agiva oscuramente. Amavo istintivamente il dolore, volevo essere sventurato. Questa sola parola: mi entusiasmava. Credo di aver ereditato da mia madre, l’anima spagnola della quale era ad un tempo così ardente e così tetra, e la principale attrattiva del cristianesimo è stata per me l’immensità dei dolori del Cristo, il grandioso, trascendentale orrore della sua Passione. Il sogno inaudito di quell’innamorata di Dio che domandava un paradiso di torture, che voleva soffrire eternamente per Gesù Cristo e che concepiva così la beatitudine, mi sembrava allora e mi sembra oggi ancora la più sublime di tutte le idee umane. Ho scritto tutto questo nel Désespéré ai capitoli X, XII e XIII.
E’ evidente che un povero essere umano fatto in questo modo doveva essere il più gran nemico di sé stesso e il suo primo carnefice. Quando sono diventato un uomo ho crudelmente mantenute le promesse della mia
infanzia pietosa e la maggior parte dei dolori veramente orribili che ho sopportati sono stati certamente opera mia, sono stati decretati da me contro me stesso con ferocia selvaggia. […]
Léon Bloy
Léon Bloy – Lettere alla fidanzata – A.F. Formiggini Editore Roma – 1926
Link su Bloy:
LO SPECCHIO DEGLI ENIGMI
pagg. 129\133
Jorge Luis Borges Altre Inquisizioni Adelphi 
Il pensiero che la Sacra Scrittura abbia (oltre al suo valore letterale) un valore simbolico non è irrazionale ed è antico; si trova in Filone di Alessandria, nei cabalisti, in Swedenborg. Siccome i fatti narrati dalla scrittura sono veri (Dio è la verità, la verità non può mentire, eccetera), dobbiamo ammettere che gli uomini, nel compierli, rappresentano ciecamente un dramma segreto, determinato e premeditato da Dio. Di qui a pensare che la storia dell’universo – e in essa le nostre vite e la più tenue circostanza delle nostre vite – abbia un valore incongetturabile, simbolico, non c’è un tratto infinito. Molti devono averlo percorso; nessuno così mirabilmente come Léon Bloy. […]
Un versetto di San Paolo (1 Cor, 13,12) ispirò Léon Bloy.
“Videmus nunc per speculum in aenigmate: tunc autem facie ad faciem. Nunc cognosco ex parte: tunc autem cognoscam sicut et cognitus sum”. Torres Amat miserevolmente traduce: “Al presente non vediamo Dio se non come uno specchio, e sotto immagini oscure: ma allora lo vedremo faccia a faccia. Io non lo conosco ora se non imperfettamente: ma allora lo conoscerò con una visione chiara, al modo che sono conosciuto”.
Quarantatré voci fanno l’ufficio di ventidue; impossibile essere più verbosi e più fiacchi.
Cipriano de Valera è più fedele: “Ora vediamo attraverso uno specchio, nell’oscurità; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte; ma allora conoscerò come sono conosciuto.”
Torres Amat ritiene che il versetto si riferisca alla nostra visione della divinità; Cipriano de Valera (e Léon Bloy) alla nostra visione generale. A quanto ne so, Bloy non dette alla sua congettura una forma definitiva.
Sparse per la sua opera frammentaria (nella quale abbondano, come tutti sanno, la lagnanza e l’ingiuria), ci sono versioni o facce distinte. Eccone alcune, che ho tratto dalle pagine clamorose di Le mendiant ingrat, di Le vieux de la Montagne e di L’invendable. Non credo di averle esaurite: spero che qualche specialista in Léon Bloy (io non sono tale) le completi e le rettifichi.
[…] La sesta è del 1912. In ciascuna delle pagine di L’Ame de Napoléon, libro il cui proposito è decifrare il simbolo di Napoleone, considerato come precursore di un altro eroe – uomo e simbolico anche lui – che sta nascosto nel futuro. Basterà citare due passi. Uno: “Ogni uomo è sulla terra per simboleggiare qualcosa che ignora e per realizzare una particella, o una montagna, dei materiali invisibili che serviranno per edificare la Città di Dio.” L’altro: “Non c’è sulla terra essere umano capace di affermare chi egli sia, con certezza.
Nessuno sa che cosa è venuto a fare in questo mondo, a che cosa corrispondono i suoi atti, i suoi sentimenti, le sue idee, né qual è il suo nome vero, il suo imperituro Nome del registro della Luce…La storia è un immenso testo liturgico nel quale le iota e i punti non valgono meno dei versetti o dei capitoli interi, ma l’importanza degli uni e degli altri è indeterminabile e sta profondamente nascosta.”
[…] Bloy (ripeto) non fece altro che applicare alla Creazione intera il metodo che i cabalisti ebrei applicarono alla scrittura. Questi pensarono che un opera dettata dallo Spirito Santo fosse un testo assoluto: vale a dire un testo dove la collaborazione del caso è riducibile a zero. Questa premessa portentosa di un libro impenetrabile alla contingenza, di un libro che è un meccanismo di propositi infiniti, li spinse a permutare
le parole della Scrittura, a sommare il valore numerico delle lettere, a valutare la loro forma, a prestare attenzione alle minuscole e alle maiuscole, a ricercare acrostici e anagrammi e ad altri rigori esegetici dei quali non è difficile farsi burla. La loro difesa è che nulla può essere contingente nell’opera di una intelligenza infinita.*  Léon Bloy postula questo carattere geroglifico – questo carattere di scrittura divina, di crittografia degli angeli – in tutti gli istanti e in tutti gli esseri del mondo. Il superstizioso crede di penetrare tale scrittura organica: tredici commensali articolano il simbolo della morte; un opale giallo, quello della disgrazia…
E’ dubbio che il mondo abbia un senso; è ancora più dubbio che abbia un duplice e un triplice senso, osserverà l’incredulo. Io credo che sia così; ma credo che il mondo geroglifico postulato da Bloy sia quello che meglio conviene alla dignità del Dio intellettuale dei teologi.
“Nessuno uomo sa chi è” affermò Léon Bloy. Nessuno come lui potrebbe illustrare questa ignoranza intima.
Si credeva un cattolico rigoroso e fu un continuatore dei cabalisti, un fratello segreto di Swedenborg e di Blake: eresiarchi.
*Che cos’è un intelligenza infinita? domanderà forse il lettore. Non c’è teologo che non la definisca; io preferisco un esempio. I passi che muove un uomo, dal giorno della sua nascita a quello della sua morte, disegnano nel tempo un’inconcepibile figura. L’Intelligenza Divina intuisce tale figura immediatamente, come quella degli uomini un triangolo. Quella figura (forse) ha la sua determinata funzione nell’economia dell’universo.