Arnoldo Mondadori Editore, William Faulkner, Mentre Morivo, 1958, 1°Edizione


William Faulkner

Arnoldo Mondadori Editore, William Faulkner, Mentre Morivo, 1958, 1°Edizione

1°Edizione, William Faulkner, Mondadori 1958

Mentre Morivo

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Rai Letteratura

Claudio Gorlier tratteggia le caratteristiche di tre grandi scrittori degli anni Trenta: l’inglese David Herbert Lawrence e gli americani Francis Scott Fitzgerald e William Faulkner. Ne esamina le differenze accostando all’autore inglese la lezione di Freud e all’americano Fitzgerald il concetto di alienazione. Riguardo a Faulkner, infine, citando Cesare Pavese, afferma che “nell’affresco della tragedia del Sud dipinge il grande teatro in cui si recita la tragedia di tutti”.

Guarda “1914 1918 gli effetti della guerra su Bologna” su YouTube



CERAMICHE COLANDINE S.C.R 


 

 

Colandine S.C.R, Società Ceramica Richard, misura diam.25

Simona Rinaldi
Colandine S.C.R. 1870/1890

Approfondimento storico

Mario Luzi, “Viaggio d’Addio” da Trame, Rizzoli, Milano 1982


Mario Luzi, “Viaggio d’Addio” da Trame, Rizzoli, Milano 1982

Né al passato, né all’avvenire. A noi due come siamo.”

http://www.raiscuola.rai.it/embed/mario-luzi-si-racconta/6338/default.aspx

ANNA MARIA ORTESE – L’ALBERO


ANNA MARIA ORTESE – L’ALBERO

[…] “Spariti” era la parola che fissavo più di ogni altra, abbagliata. Essa svegliava degli echi e dei sospetti così profondi nel mio cuore, che un vero terrore succhiò il caldo della mia fronte, e per un attimo, l’immobilità stessa e io ci abbracciammo. Anna Maria Ortese, da “I giorni del cielo”, Mondadori, Milano 1958

@kolonistuga

Anna Maria Ortese, collezione Simona Rinaldi

Collezione Personale

MALÌA. DISINCANTO


MALÌA. DISINCANTO

https://youtu.be/R0FOnHWs0Ow

In un #Italia, dove i cittadini rimangono ancora #plebe, tutti fanno a pugni per stare nella corte del #re. Le formule sono sempre legate alla gratuità e questa plebe osannante, sta dietro al leader riconosciuto tale, antipatico per antonomasia. E pensa di avere bisogno di questa sudditanza, nella quale l’unica certezza è la condizione di schiavitù. Malìa. Disincanto.

Un Piccolo Grande Attore – Com’è nato “Topolino” da Il Resto del Carlino del 26 Settembre 1934 Anno XII


#TOPOLINO

90° Anniversario

RESTO DEL CARLINO

 D.o.-C.p.
(Il giornale mi è stato donato dalla Sig.ra L.Lodi, nipote del Sig. Rizzardi, destinatario dell’abbonamento
al Resto del Carlino)
La scansione è volutamente parziale, chi interessato mi può contattare.
Da questo numero de: Il Resto del Carlino del 26 Settembre 1934, Anno XII, trovo all’interno una pagina dedicata alle: OMBRE e LUCI dello SCHERMO
con un illuminate articolo firmato Walt Disney su com’è nato “Topolino”
che copio qua di seguito, con l’immagine della scansione, anche questa parziale.
L’illustratore della scenetta sopra rappresentata dal titolo:
Mentre si gira: – Oh, finalmente possiamo restare un momento soli..
è del caricaturista Umberto Tirelli a cui dedicherò un post.

 

 

UN PICCOLO GRANDE ATTORE

Com’è nato “Topolino”

( Walt Disney è un giovanotto alto, elegante, capelli gettati indietro, occhi quasi neri, baffetti americanissimi.
E’ nato a Chicago il 5 Dicembre del 1901. Egli è sempre più stupito e confuso per il successo ottenuto dal suo precoce figliolo. Modesto per natura, si studia di razionalizzare il successo di Mickey Mouse con diffidenza
evidente. Ecco come Disney stesso narra la sua vita e fa la storia del concepimento di Mickey Mouse).
Mickey non è stato creato in una sola notte. E’ nato nella mia testa molto prima che nascesse sulla carta e sulla celluloide, ma contrariamente ai bambini prodigio, gli è stata necessaria una lunga educazione prima di diventare ciò che è.
Tredici anni fa, un giovane disegnatore squattrinato, divideva il suo lavoro e la sua povertà con dei topolini che gli tenevano compagnia in una camera al sesto piano a  New York. I topolini erano i suoi soli amici: i loro leggeri movimenti pieni di intelligenza erano la sola ricreazione del giovane artista povero e senza speranze. Ma un bel giorno, l’artista fu cacciato dal suo sesto piano, fu separato dai suoi amici e si fece assumere come groom in un ireno che partiva per il west, e un bel giorno giunse a Los Angeles.
Quell’artista ero io. Sbarcavo, naturalmente a Los Angeles, con l’idea di far fortuna, ma come cominciare?
Mio fratello Roy lavorava già come disegnatore a Hollywood. Fu con lui che concepii la prima idea di fare qualche disegno animato per il cinematografo. In una vecchia autorimessa abbandonata, cominciammo a lavorare. Roy, io e una ragazzina – una vera ragazzina in carne e ossa – che non aveva più di quindici anni e che era l’eroina del film, insieme con una processione di animali di cartone, ciascuno dei quali eseguiva movimenti comici e divertenti. […]
 
[…] Fu così che l’idea d’un animale di celluloide nacque nella mia testa: l’idea di Mickey maturava a poco a poco, ma Mickey, benchè quasi in embrione nel mio cervello, non veniva ancora al mondo.
fu preceduto da “Oswald” – l’oca – che, con i suoi movimenti buffi e ridicoli avrebbe fatto ridere il mondo intero.[…]
 
[…]Ma, a poco a poco, il pubblico cominciò a stancarsi di “Oswald”. Mi accorsi presto che il disastro mi guatava, e allora corsi a New York a prender consiglio.[…]
 
[Ero triste e quasi in lagrime , quando un idea mi balenò. Volli visitare ancora una volta la camera al sesto piano in cui avevo trascorso i primi giorni della mia esistenza commerciale. Nel salire, in una gabbietta, che era nell’alloggio della portinaia, scorsi una mezza dozzina di topolini bianchi. Rimasi davanti a questa gabbia parecchi minuti, e a mano a mano che seguivo i movimenti dei piccoli rosicchianti, l’idea mi venne di un topolino di carta, buffo e comico, che sarebbe stato poi l’eroe di un film.[…]
 
[…] La mia testa lavorava con tanto ardore che già a metà viaggio avevo dato al mio figlio un paio di calzoni di velluto rosso, due grossi bottoni di madreperla e i baffi che tutto il mondo conosce e che sono rimasti in seguito a Mickey.[…]
 
[…Così cominciò il primo film il cui eroe era Mortimer, il Topolino animato, ma l’accoglienza che fece il mio agente d’affari a questo nome fu tale che mi consigliò – prima ancora di presentare “Mortimer” al mondo – di cambiargli il nome.[…]
 
[…] Bastò quindi che dessi a Mickey una compagna, Minnie, e il trionfo fu assicurato. Mickey e Minnie ballarono in seguito perfino a tempo di musica. Che si poteva volere di più?
 
WALT DISNEY
 
IL RESTO DEL CARLINO – 26 SETTEMBRE 1934 A. XII
 
 
Stazione di Bologna Luglio 2016
Stazione Centrale di Bologna – Luglio 2016

La busta arancione – Mario Soldati


“Tu, di fronte a me, sei uno zero!”

La busta arancione – Mario Soldati
Arnoldo Mondadori Editore
1° Edizione 1966
“Voleva spiare sul mio volto le tracce, o leggere nel mio sguardo la confessione, dei peccati da me commessi e che tanto la facevano soffrire: in realtà, credeva che la facessero soffrire come peccati, era come tradimenti che la facevano soffrire. E non tanto la prontezza del gesto con cui aveva strappato il foulard, quanto la strenua persistenza di questa volontà d’indagare gelosa mi rassicurava che non fossimo affatto alla fine.”
pagg.177\178
“Salvo la permanente sempre in ordine, un po’ di rossetto, e qualche camicetta di seta, Pierina
era identica all’anno prima: ma per me adesso, era come una divinità che veneravo segretamente.
Non passavo mai davanti al terrazzino senza che mi battesse il cuore. Coglievo ogni pretesto,
uscivo varie volte al giorno, per poterla vedere, per salutarla, perché lei rispondesse al mio saluto:
ma non osavo salutarla sempre, e cioè a troppo breve distanza di un tempo una volta dall’altra:
e così mi capitava di contentarmi di passare sotto il terrazzino e di levare lo sguardo quanto bastava
per vedere le sue gambe, che erano grosse ma fatte benissimo:
con i polpacci potenti, e le caviglie sottili. Quelle gambe, intraviste tra le foglie del glicine,
e sempre, nonostante il calore estivo, ben inguainate e ben modellate dalla seta delle calze,
con le scarpette nere, lucide, dal tacco a punta, restano ancora tra le memorie più care
e più disperate della mia vita.
Perché ho scritto “disperate”? Dio solo sa se, più tardi, e specialmente dopo la morte di mia
madre, mi sono rifatto! Ma no, non so… Sento vagamente che quella visione era colma di
una voluttà misteriosa e suprema, piena di un desiderio che, forse, negli anni successivi, non ho
provato, mai più. con tanta violenza. E la ragione potrebbe essere questa:
che dopo di allora. forse, non mi sono sentito, mai più, così lontano
dalla possibilità di una soddisfazione!
Desiderare e sapere positivamente che il desiderio non sarà esaudito:
era la crudeltà stessa di questa contraddizione a trasformare le gambe di Pierina
in qualche cosa di sublime: un immagine, per me, al tempo stesso naturalissima e
sovrannaturale.”
pagg.48\49
“…è come se io non esistessi…!”


Mario Soldati e la Letteratura

“Credo che nei miei libri ci sia sempre una certa allegria. Anche quando sono tristi, mentre li leggi, non te ne accorgi. Mi torna in mente un’espressione che Giacomo Debenedetti usò per il mio romanzo La busta arancione. Chi lo trova triste, chi tragico. Lui mi disse: «Non importa. Quel che conta è che a un certo momento tu fai sentire quella tua marcia ungherese». La frase mi colpì e domandai a Massimo Mila: c’è un genere musicale a sé chiamato marcia ungherese? Mi disse che è un unicum, inventato da Berlioz nella Dannazione di Faust. […] Un pezzo di musica esaltante,dove c’è un po’ di tutto: pennacchi, tamburi, girandole, farandole, speroni; e va avanti, ed è sempre una marcia con tante variazioni, credo che un po’ in tutte le cose che scrivo ci sia questa marcia ungherese”.

Soldati a Nello Ajello, «La Repubblica», 29 novembre 1985

“Nei miei romanzi c’è sempre dell’autobiografia. La mia opera più fantastica è Lo smeraldo, eppure proprio in essa che dovrebbe essere la meno autobiografica, esistono dei passi che appartengono alla mia vita: i figli, il messaggio telepatico che riguarda la morte della mia prima moglie. Insomma, pur essendo inventato, Lo smeraldo è uno dei più vissuti dei miei romanzi”.

Soldati ad Anna Maria Rotoli, 5 aprile 1978 (in Soldati, a cura di Massimo Grillandi, 1979)

Le opere letterarie

* La madre di Giuda (tragedia in un atto, in versi), 1923;
* Pilato (tragedia in tre atti), Torino, Sei, 1925;
* Catalogo della galleria d’arte moderna del museo civico di Torino 1927;
* Salmace (sei novelle), Novara, “La Libra”, 1929; ripubblicato con una nota di C. Garboli, Milano, Adelphi;
* America primo amore, Firenze, Bemporad, 1935, poi: Roma, Einaudi, 1945; Milano, Garzanti, 1956; Milano, Mondadori, 1959 e 1976; Milano, Emme Edizioni, 1975; (con lo pseudonimo di Franco Pallavera)
* Ventiquattro ore in uno studio cinematografico, Milano, Corticelli, 1935, poi: Palermo, Sellerio, 1985;
* La verità sul caso Motta, Milano, Rizzoli, 1941, poi: Milano, Mondadori, 1967 e 1973;
* L’amico gesuita (racconti), Milano, Rizzoli, 1943, poi: Milano, Mondadori 1979;
* Fuga in Italia, Milano, Longanesi, 1947, poi: Milano, Edizioni Scolastiche Mondadori 1969;
* A cena col commendatore, Milano, Longanesi, 1950, poi: Milano, Mondadori, 1961 e 1977;
* L’accalappiacani, Roma, Atlante, 1953;
* Le lettere da Capri, Milano, Garzanti, 1954, poi: Milano, Mondadori, 1961, 1976 e successive edizioni;
* La confessione, Milano, Garzanti 1955, poi: Milano, Mondadori, 1959 e 1980 e Milano, Adelphi, 1991;
* I racconti, Milano, Garzanti, 1957;
* Il vero Silvestri, Garzanti, 1957, poi: Milano, Mondadori, 1959 e 1971;
* La messa dei villeggianti, Milano, Mondadori, 1959, poi: 1982;
* I racconti 1927-1947,Milano, Mondadori, 1960 (riedizione dei Racconti, Milano, Garzanti, 1957);
* Canzonette e viaggio televisivo (poesie), Milano, Mondadori, 1962;
* Storie di spettri (racconti), Mondadori, 1962;
* Le due città (romanzo), Milano, Garzanti, 1964, poi: Milano, Garzanti, 1985;
* La busta arancione (romanzo), Milano, Mondadori, 1966, poi: Mondadori, 1984;
* I racconti del maresciallo, Mondadori, 1967;
* Fuori (cronache di viaggio), Mondadori, 1968;
* Vino al vino – Viaggio alla ricerca dei vini genuini, Mondadori, 1969, poi: Mondadori, 1981;
* I disperati del benessere (viaggio in Svezia), Mondadori, 1970;
* L’ultimo Don Chisciotte, prefazione a H. Furst, Il Meglio,
Milano, Longanesi, 1970;
* L’attore (romanzo), Milano, Mondadori 1970, poi: Mondadori, 1975, quindi Milano-Novara, Mondadori-De Agostini, 1986;
* 55 novelle per l’inverno, Milano, Mondadori, 1971;
* Vino al vino 2, Milano, Mondadori, 1971, poi: Milano, Mondadori, 1981;
* Da spettatore (cronache del cinema), Mondadori, 1973;
* Un prato di papaveri (diari), Mondadori, 1973;
* Il polipo e i pirati (fiaba illustrata), Milano, Emme Edizioni, s.d. [ma 1974];
* Lo smeraldo (romanzo), Milano, Mondadori, 1974, poi: Mondadori, 1985;
* Lo specchio inclinato (diari), Mondadori, 1975;
* Vino al vino 3, Mondadori, 1975, poi: Mondadori, 1981;
* La sposa americana (romanzo), Mondadori, 1977, poi: Mondadori, 1980;
* Lettere di Mario Soldati, Mondadori, 1979;
* Addio diletta Amelia (ritorno in America), Mondadori, 1979;
* 44 novelle per l’estate, Mondadori, 1979;
* La carta del cielo (antologia per la scuola media a cura di N. Ginzburg), Torino, Einaudi 1980;
* L’incendio (romanzo), Milano, Mondadori, 1981;
* La casa del perché (racconti), Mondadori, 1982;
* Lo scopone, in collaborazione con Maurizio Corgnati, Mondadori, 1982;
* Nuovi racconti del maresciallo, Milano, Rizzoli, 1984;
* L’architetto (romanzo), Rizzoli, 1985;
* L’avventura in Valtellina (diario), Bari, Laterza, 1986;
* Ah! Il Mundial! (cronaca sportiva), Milano, Rizzoli, 1986;
* El Paseo de Gracia (romanzo), Rizzoli, 1987;
* Regione regina (raccolta di scritti già editi dedicati alla Liguria), Roma, Laterza, 1987;
* Rami secchi (ritratti e ricordi), Milano, Rizzoli, 1989;
* Le sere (ritratti e ricordi), 1994, Rizzoli.