La lettura – 1 ° Annata 1901 – Rivista Mensile del Corriere della Sera – Notte Insonne – Luigi Pirandello


LA LETTURA 1901 – 1° ANNO

Numeri dall'Aprile 1901 al Dicembre 1901

NOTTE INSONNE

I.

Io mi sento guardato da le stelle

e questa notte non posso dormire.

Mi par che qualche cosa esse, sorelle

maggiori, a questa Terra voglian dire

O sorgive di luci, la parola,

la parola tremenda del mistero

ditela a una vegliante anima sola

perduta in mezzo al vostro cielo nero.

II.

So che avrei di ciò ch’è in terra solo

occupar la mia mente e i desir miei;

ma tu più forte d’ogni intento sei,

ciel che l’anima mia rapisci a volo.

Tutte  le fonti della vita insieme

non avran mai potere di saziare

l’ardentissima sete, e sempre amare

avrò le labbra e vigile la speme,

ben che ognora delusa. O di basalto

funebre cielo, invano ti martella

il mio pensiero; invano si ribella

in terra, invano si rifugia in alto.

E l’antica paura, è l’appassito

istinto della fede, e questa nuova

smania, alla quale nessun tetto giova,

che mi spinge a cercar nell’infinito?

Io di qua giù, di questa terra breve,

di cui ben sento la viltà dinnanti

a te, che cerco? – Un suon di chiari canti

dal buio vien della vicina pieve.

Si prega lì, si prega per la vita

e per la morte: ardon votivi ceri

su un altar ben parato e gl’incensieri

fuman sotto un’immagine scolpita.

A chi menti la vita,  a chi la terra

non concessa una sola primavera,

a chi riposo non recò la sera,

ma il tempo, senza tregua, o insidie o guerra,

tu solamente, o ignoto ciel, rimani;

e a te su i sassi della terra infida

ogni dolore s’inginocchia e grida:

lacriman gli occhi e treman le mani.

III.

Alla porta del sogno in cui, riparo

a gli amor miei cercando, mi son chiuso,

siccome in un castello aurato e chiaro

qual le fate inalzarne avevano in uso,

batton le cure pallide,  impedite

le membra da un intrico di catene

“Il mondo ti reclama: apri. L’immite

ora ti vieta un solitario bene..;

batton, pregando esaudimento, i brevi

desideri, e tentandomi: E’ qua giù

la tua radice: se per lei non bevi,

cadrà la cima ove t’annidi tu,,;

e batton i bisogni, delle cure

ancor più schiavi: “Apri: sfuggir non puoi

al comun fato. Giù, folle, tu pure,

la tua catena a trascinar fra noi,,.

IV.

Le leggi a un palmo qui dal fango stanno:

corde livellatrici, a cui chi striscia

sfugge sotto e da cui chi non è biscia

ha d’inutili ceppi iroso affanno.

E neppur un capel torcono ai nani.

Il nano passa lieto: dalla rete

nelle sue voglie sobrie, discrete,

si tien protetto e si frega le mani.

Or  se con strappo di possente pieae

non ti sgombri il cammino alla più lesta,

o tu ti pieghi o mozza avrai la testa:

altrimenti qua giù non si procede.

Non tollerano ponti solo i mari;

su l’alpe eccelsa non s’erigon case,

o dalle nevi seppellite o rase

sono dalle tempeste aquilonari.

V.

L’anima or segue nella notte il fiume

che dal grembo di Roma già silente,

siccome enorme placido serpente,

svolgesi dalla Luna al freddo lume.

Chiama da lungi con assidua voce

il tenebroso palpitante mare;

l’anima pensa al vano suo passare,

s’affretta il fiume alla solvente foce.

LUIGI PIRANDELLO

Luigi Pirandello – La Lettura Novembre 1901

MANIFATTURA C.A.E.M ORVIETO – CERAMICA UMBRA


C.A.E.M ORVIETO

La BROCCA

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LA CORNACCHIA E LA BROCCA

Una cornacchia, mezza morta di sete,
trovò una brocca che una volta era stata piena d’acqua. Ma quando infilò il becco nella brocca si accorse che vi era rimasto soltanto un po’ d’acqua sul fondo.
Provò e riprovò, ma inutilmente, e alla fine fu presa da disperazione.
Le venne un’idea e, preso un sasso, lo gettò nella brocca.
Poi prese un altro sasso e lo gettò nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Piano piano vide l’acqua salire verso di sé,
e dopo aver gettati altri sassi riuscì abere e a salvare la sua vita.
( Esopo)

SALE&PEPE

CollezionePersonale
 C.A.E.M ORVIETO
CollezionePersonale

Orvieto

La tradizione ceramica ad Orvieto inizia con i primi insediamenti millenari e accompagna la vita degli abitanti sulla rupe riflettendo nella qualità della produzione la storia stessa della città, con le sue fasi alterne di massimo splendore e di decadenza.Come importante centro dell’Etruria interna prima e come dominante città- stato ai margini della Tuscia medievale poi, fu principalmente in quei due periodi che l’artigianato ceramico raggiunse livelli artistici insuperati che assegnarono a Orvieto un posto di rilievo nella storia della Ceramica.
In epoca etrusca furono sperimentate, non senza innovazioni, tutte le tecniche ceramiche più antiche, dai vari tipi di bucchero in forme eleganti arricchite anche da elaborate decorazioni “a cilindretto“ alle ceramiche dipinte a figure rosse o nere, a quelle cosiddette “argentate“ che imitavano gli oggetti in metallo sbalzato.Ma la manifattura in cui furono raggiunti i risultati artisticamente più rilevanti fu quella della terrecotte architettoniche policrome che sono considerate capolavori di tutta l‘arte etrusca. In epoca medievale risale alla fine del XII secolo la produzione di ceramica dipinta ed invetriata che precede all‘introduzione dello smalto ed al grande sviluppo artistico della maiolica arcaica. Tra la fine del XIII e la metà del XIV secolo i vasellari orvietani, padroneggiando le nuove tecniche, ne svilupparono creativamente le potenzialità espressive, rinnovando sulla varietà delle forme non solo gli apparati decorativi, ma gli stessi criteri della decorazione.
L‘ adozione di un sistema di campitura “a reticolo“, complementare ai disegni geometrici o fantasiosi sui fondi smaltati, conferiva un‘apparente profondità alle superfici dipinte mentre la pratica corrente delle applicazioni a rilievo su alcune forme chiuse di elementi figurativi o simbolici arricchiva realisticamente la tridimensionalità limitata dell‘uso del tornio. Per questa ricerca di carattere estetico che i ceramisti di Orvieto –partecipi dei processi artistici che si sviluppavano sul grande cantiere della cattedrale per la quale fornivano le tessere dei mosaici della facciata- applicarono alla prima maiolica italiana, la produzione raggiunse un livello qualitativamente elevato tanto che il cosiddetto “stile orvietano“ si diffuse in molti centri dell‘Italia medievale in cui era più o meno presente un‘attività ceramistica.
Tra la fine del XIII e la metà del XIV secolo i vasellari orvietani, padroneggiando le nuove tecniche, ne svilupparono creativamente le potenzialità espressive, rinnovando sulla varietà delle forme non solo gli apparati decorativi, ma gli stessi criteri della decorazione.Essendo l’arte ceramica in Orvieto maggiormente sviluppata in epoche antiche come quella etrusca e quella medievale, la sua riscoperta non poteva che essere legata alla ricerca archeologica.
Fu nella seconda metà dell’Ottocento, infatti, che iniziarono le campagne di scavo per riportare alla luce i templi e le necropoli etrusche e, con esse, nacque anche l’interesse per tutti i materiali ceramici sepolti sotto terra e nelle tombe.Analogamente fu nei primi anni del Novecento che si verificò l’inattesa scoperta di particolari giacimenti nel sottosuolo della città, cioè numerosi “butti” scavati sistematicamente sotto le case medievali dove si erano ben conservati in notevole quantità ceramiche frammentarie, ma ricostruibili spesso integralmente, dei secoli XII – XVII.Lo svuotamento febbrile di quei “butti”, che divenne un’attività redditizia per gli antiquari, restituì una documentazione eccezionale della produzione orvietana di maiolica arcaica fino ad allora del tutto ignota e i più importanti musei del mondo se ne procurarono facilmente molti esemplari.
Soltanto una minima parte dei materiali estratti dai “butti” restò patrimonio cittadino, ma la “scoperta” della maiolica arcaica orvietana e la consapevolezza della sua importanza furono uno straordinario incentivo per la rinascita e il rilancio della produzione.Nel 1919, proprio con il proponimento di una rivisitazione della ceramica medievale, fu fondata l’Arte dei Vascellari di Orvieto, e quell’esperienza trovò continuità nei decenni successivi con l’attività di Ilario Ciaurro il quale, con la sua opera di rinnovamento, consolidò quella tradizione a cui ancora oggi si fa riferimento nelle botteghe artigiane orvietane.
Per maggiori informazioni:

L’Elettrico. Firenze 1887 – Annullo Ottagonale 1887 PORTA LUCCHESE


Anno IV – Lunedì-Martedì 21-22 Marzo 1887 N. 80

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Collezione Personale
 Fronte Testata N.80 1887
Annullo Ottagonale

Rivista con Annullo Ottagonale PORTA LUCCHESE 22 Marzo 1887

Attestato Medaglia D’Oro Camera dì Commercio Industria e Agricoltura di Bologna – Attilio Rinaldi



Questione di stirpe!

Mio Bisnonno

Attilio Rinaldi

 

MedagliaD'Oro-RinaldiAttilio

Camera di Commercio Industria e Agricoltura – Bologna

Medaglia D’Oro all’Azienda “Rinaldi Attilio” per gli 85 anni di

Attività Agricola

in Zola Predosa dal 1881 –

7 Maggio 1966

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Curiosità:

 • Il Regno d’Italia ha una superficie di 296.323 km quadrati. I comuni sono 8.259, i centri abitati 23.160. Il 72,7% della popolazione vive nei centri abitati. Densità: 96,0 abitanti per km quadrato.

Bologna 123.274

La produzione agricola nel 1881 

• Quest’anno si sono prodotti: 28 milioni e 864mila quintali di frumento, 14,390 milioni di quintali di granoturco, 4,213 di riso, 2,443 di avena, 2,099 di orzo, 1,130 di segale.

• Altri prodotti (in migliaia di quintali):

Patate: 10.085

Olive: 9.577

Olio d’oliva: 1.199

Arance: 2.256

Limoni: 2.301

Tabacco: 57

Vino: 25,832 milioni di ettolitri [b1]

• Il Regno d’Italia ha 5 milioni e 252mila ettari di boschi. [b1]

Bestiame. I bovini sono 4 milioni e 783mila, gli ovini e caprini 10,612 milioni, i suini 2,064 milioni, gli equini 1,613 milioni. [b1]

• Macellati 992mila bovini, 7,432 milioni di ovini e caprini, 3,064 milioni di suini, 32mila equini, 435mila quintali di pollame e 133mila di conigli e selvaggina.

• Prodotti: 1,904 milioni di quintali di uova, 22,417 milioni di quintali di latte (di cui 9,404 destinati al consumo diretto), 204mila quintali di burro, 783mila quintali di formaggio. E poi 39.564 tonnellate di bozzoli, 9.885 tonnellate di lana sucida (da lavorare). [b1]

• Pesce pescato: 623mila quintali. [c]

Prezzi. Prezzi medi al consumo, al chilo, di alcuni prodotti del comparto alimentare. Valori in lire dell’epoca, tra parentesi in euro del 2010.

Pane: 0,43 (1,71)

Pasta: 0,66 (2,63)

Riso: 0,50 (1,99)

Patate: 0,17 (0,68)

Carne bovina: 1,34 (5,34)

Carne suina: 1,78 (7,09)

Burro: 2,90 (11,55)

Zucchero: 1,65 (6,57)

Caffè: 3,18 (12,67)

Latte: 0,33 (1,27) al litro

Olio d’oliva: 1,36 (5,38) al litro

Vino: 0,60 (2,39) al litro

Uova: 0,08 (0,32) al pezzo [f]

Cartolina Postale per le Forze Armate – Biglietto Ferroviario Edmonson Piacenza Biana


CARTOLINA POSTALE e

BIGLIETTO FERROVIARIO EDMONSON

Collezione Personale

Tarabaralla

CARTOLINA POSTALE (non viaggiata) PER LE FORZE ARMATE

IL NEMICO VA COMBATTUTO

CON TUTTE LE ARMI.

RICORDA CHE è UN’ ARMA ANCHE IL

SEGRETO MILITARE.

Tarabaralla

1947 – Appunti sul retro della Cartolina Postale delle Forze Armate, riguardanti

la proprietà agricola del Sig. Vicinelli Otello

BIGLIETTO FERROVIARIO EDMONSON

Così chiamati in onore di quel ferroviere inglese che ebbe l’idea di sostituire ai primi ingombranti biglietti dei piccoli cartoncini sui quali cercò di inserire tutte le informazioni relative al viaggio dei passeggeri.

Il cartoncino vergine veniva personalizzato da ogni Azienda tramite stampigliatura di tutti i dati che i regolamenti richiedevano che fossero evidenziati:nome dell’Azienda ; stazione di origine e destinazione ;costo ;tipo di classe ; tipo di biglietto ( ordinario, settimanale ,mensile ,….).Per gli abbonamenti era da inserire il n° della tessera.

l biglietto a cartoncino Edmonson dal formato standard 3 x 5,6 ha rappresentato fin dalle origini delle Ferrovie l’emblema stesso del viaggio ferroviario .Era conosciuto e diffusissimo perchè semplice,chiaro ,piccolo ,non sgualcibile e di facile conservazione. Era fornito alle stazioni di vendita prestampato e l’unica incombenza richiesta era quella di imprimere a secco la data di emissione tramite gli appositi datari che si trovavano negli sportelli delle biglietterie e di facilissimo utilizzo. Il foro centrale, almeno nella versione Ferrovie Nord , serviva per l’infilaggio della corda che raccoglieva un certo numero di biglietti e che veniva piombata ai capi prima dell’inoltro alle stazioni richiedenti. La sempre maggiore diffusione dell’uso del trasporto ferroviario ha causato,come contrappunto, il superamento dell’uso di tale biglietto.  Lo stesso richiedeva un notevole dispendio di lavoro a monte, non solo di tipo tecnico ma anche di tipo amministrativo.

Questo si verificava soprattutto in Aziende con notevole numero di stazioni e notevole varietà di tipi di recapiti. Ogni stazione richiedeva di disporre prestampati quasi la totalità di quelli richiesti dai viaggiatori per destinazione e per tipo di biglietto.

I biglietti Edmonson sono scomparsi improvvisamente dalla rete FS nel giugno 1995, quando venne sancito l’obbligo di obliterare ogni biglietto. Il loro cartoncino di elevato spessore non passava nelle obliteratrici e ne venne pertanto sospesa la vendita.
Parecchi armadi Edmonson vennero riconvertiti per ospitare i nuovi biglietti a fasce kilometriche.

Fronte  – Biglietto Ferroviario Edmonson con foro centrale

PIACENZA – BIANA

L.180

Otello Vicinelli

Collezione Personale

La ferrovia Piacenza–Bettola era una ferrovia in concessione a trazione elettrica alimentata a 3000 V cc a binario unico a scartamento normale che collegavaPiacenza con Bettola, percorrendo la bassa Val Nure.

La linea fu inaugurata nel 1932, in sostituzione di una precedente tranviainterurbana a vapore. Simbolo e maggiore opera d’arte della ferrovie era il ponte in curva sul torrente Nure realizzato presso Ponte dell’Olio.

La ferrovia fu soppressa nel 1967, a causa della crescita del traffico automobilistico. Fra Ponte dell’Olio e Bettola la sede è stata riutilizzata per creare il nuovo tracciato della strada statale 654.

Sulla ferrovia la SIFT mise in servizio delle elettromotrici, classificate M 51–54, e delle locomotive elettriche.

http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Piacenza-Bettola


RETRO FERROVIARIO

timbro con firma Vicinelli Otello

Link utili in riferimento al testo

http://trenoregionale.altervista.org/biglietti_edmonson.html

http://www.miol.it/stagniweb/edm00.htm

http://www.museomils.it/index.php?it/96/collezioni/143/biglietto-edmonson-ridotto

H. Melville – Moby Dick – Fratelli Fabbri Editori 1955 – Illustrazioni De Gasperi


H. Melville

– Moby Dick –

Fratelli Fabbri Editori 1955 – Illustrazioni De Gasperi

La Balena
Collezione Personale

« Chiamatemi Ishmael. »

« … venne allora che il corpo straziato e l’anima ferita sanguinarono l’uno nell’altra. »

 

§

Illustratore De Gasperi

Illustratore De Gasperi
Illustratore De Gasperi
Illustrazioni di De Gasperi

Il Romanzo Mensile – Agosto 1930 – Giacinto Innamorato Profumo – Illustrazione di LUCIO VENNA


Il Romanzo Mensile – Agosto 1930

La Signorina Dattilografa

di Marcello Idiers

La Signorina dattilografa di Marcello Idiers

§


VISIONI

Il mondo nel 2030

Lord Birkenhead, il ben noto uomo di stato inglese, ha pubblicato sotto il titolo “Il mondo nel 2030” una serie di bozzetti. Per lui, fra cent’anni , la telegrafia senza fili e la televisione stereoscopica avranno sconvolto completamente le consuetudini sociali. Nel 2030 gli oratori indicati da ogni partito politico potranno parlare ad ogni elettore in modo tanto efficace come ora al Parlamento. In venti minuti, una volta pronunciato l’ultimo discorso, sarà possibile conoscere e pubblicare la volontà d’una giuria nazionale su qualsiasi soggetto. Ma gli elettori avranno piacere di partecipare alle discussioni politiche? “Sì, – afferma Lord Birkenhead, – perché allora le macchine avranno fatto tale progresso che nelle officine si lavorerà soltanto sedici ore alla settimana, e ci sarà tempo a sufficienza per lo studio, la ricreazione e le occupazioni politiche.”

§


Illustrazione di Lucio Venna
Giacinto Innamorato Profumo

Splendida illustrazione in IV di copertina di LUCIO VENNA

Lucio Venna, pseudonimo di Giuseppe Landsmann, (Venezia, 28 dicembre 1897Firenze, 4 settembre 1974), è stato un pittore italiano, esponente del movimento futurista.

Periodo Cartellonistica

Nel 1922 l’artista ha già abbandonato la pittura; deluso e avvilito per le sorti del sogno futurista, ormai pressato dai venti del ritorno all’ordine, inizia a disegnare i primi cartelli pubblicitari sollecitato – sembra – dall’amico Emilio Notte. Rientra a Firenze ed apre uno studio pubblicitario in Borgo Albizi dedicandosi a tempo pieno all’arte cartellonistica. In quindici anni di lavoro (1922-1937) disegnerà un centinaio di manifesti e moltissime locandine; pieghevoli, copertine per riviste, calendari, numerosi marchi aziendali, ecc., apportando anche in questa attività l’esperienza futurista e trasferendola con una prestigiosa qualità creativa e formale nelle Creazioni Venna. Insieme ad altri protagonisti degli anni ’20, quali Sepo, Nizzoli, Depero, Cassandre, contribuirà al rinnovamento del cartellone pubblicitario europeo. Alla fine del 1937 interrompe il mestiere di cartellonista, riprendendolo solo occasionalmente negli anni successivi, per ritornare qualche anno dopo alla pittura. Fra il 1938 ed i primi anni Quaranta, Lucio Venna assume la direzione tecnico-artistica della “Scena Illustrata” (antica rivista fiorentina fondata da Pilade Pollazzi) e realizza una serie di copertine per il mensile e l’annuario dell’Almanacco e per alcuni libri. La ripresa della pittura è definitiva fino all’anno della sua scomparsa (avvenuta a Firenze il 4 settembre del 1974); ma l’ultimo ventennio dell’artista si concentrerà soprattutto sulle pietre e sugli zinchi litografici dello studio di piazza Savonarola e sulle lezioni cartellonistiche all’Istituto d’Arte fiorentino.

Link utili su LUCIO VENNA

OPERA FUTURISTA E OPERE INEDITE

http://www.fidolini.it/pdf/lucio_venna_10_disegni_inediti.pdf

http://www.fidolini.it/pdf/opera_futurista_di_lucio_venna.pdf

Il terremoto di Casamicciola – 28 Luglio 1883 – Libretto Funebre CLEMENTINA De RISEIS – ISCHIA


Per la sua violenza e drammaticità, il terremoto entrò in locuzioni come “Qui succede Casamicciola”, per dire che succede un putiferio.

Il terremoto di #Casamicciola

28 Luglio 1883

 Libretto Funebre CLEMENTINA De RISEIS

ANDINA


Libretto Funebre

28 Luglio 1883

CLEMENTINA DE RISEIS

detta ANDINA

Ahi! tu passasti, eterno

Sospiro mio: passasti; e fia campagna

D’ogni mio vago immaginar, di tutti

I miei teneri sensi, i tristi e cari

Moti del cor, la rimembranza acerba!

Leopardi



Andina fu il nome che ella diede a sè stessa.

Era Clementina e chiamò sè stessa

medesima Andina. (fiore o dolce fiore).

Parve sì dolce quel caro nomignolo

balbettato da due labbruzze di paradiso,

che non fu mai chiamata in altra guisa.[…]

[…]Infranta che fu per pochi istanti – e che istanti crudeli!-

l’armonia della natura, ella morì, e la sua morte

fu un volo rapidissimo verso l’eterna

bellezza, l’eterna armonia dell’amore.

Andina!Andina!, diletta nostra, ora che vivi

fra i beati, prega per coloro

che oggi piangono nell’umano dolore,

le perdute speranze della tua vita.

LA ZIA TERESA

Pagg. 50 e 51

§

[…] In una chiesetta, tra i pochi edifici risparmiati

dall’orribile flagello, nell’angolo vicino la porta giaceva

la piccola ANDINA.

Tremante sollevai la bianca coverta che l’avvolgeva.

Attorno attorno il silenzio e lo squallore della morte-

qua e là lenzuoli funerari covrivano altri cadaveri- tutto

era solenne e sacro.

Immobile, io rimasi lungamente a contemplare

quel caro corpicciuolo, senza poterlo

baciare nemmeno.

§

La testa mollemente reclinata sul guanciale,

poggiando la bianca manina sul mento bellissimo,

col sorriso che le sfiorava le labbra,

dormiva la povera ANDINA.

Allora allora la mamma sua amorosa, baciandola,

l’aveva benedetta, quando il terreno dell’isola

d’ISCHIA tremò tutto, sprofondò, e nella ruina

sua spense l’angiolo che dormiva.

Fu si rapida la sua fine, che non potè

dire nemmeno  mamma – la morte, nella

sua crudeltà, pietosa, non volle

che soffrisse un istante solo.

E lei, la sventurata madre, a pochi passi di distanza

dall’amor suo, vederlo morire, essere impotente

a soccorrerlo, sprofondata pur essa nell’abisso,

e non avere il conforto crudele di

carezzarlo morto………………….

……………………………

[…]

CARLO ALTOBELLI

Sul terremoto di Casamicciola

Il terremoto di Casamicciola fu un sisma che colpì l’omonima località dell’isola d’Ischia e i territori circostanti, alle ore 21:30 del 28 luglio 1883.

Dati Storici

Alle 21.30 circa del 28 luglio 1883 un violento #terremoto colpì la località di #Casamicciola, nell’isola d’Ischia, e i comuni limitrofi, soprattuttoLacco Ameno e Forio. La scossa tellurica, di tipo sussultorio e ondulatorio[2], durò 13 secondi e fu valutata, nell’epicentro, del X grado dellascala Mercalli[1]; la magnitudo, espressa secondo la scala Richter, è stata successivamente calcolata pari a 5,8[1]: l’apparente discrepanza pare dovuta alla superficialità dell’ipocentro.[3]

Le vittime furono 2.313, di cui la maggior parte a Casamicciola (1.784), Lacco Ameno (146) e Forio (345); altre vittime a Barano (10) e Serrara Fontana (28). I feriti furono complessivamente 762. A Casamicciola, che all’epoca contava 4.300 abitanti, la maggior parte delle abitazioni crollò (79,9%), le rimanenti furono danneggiate (19,9%), una sola restò illesa. Il terremoto fu avvertito con intensità molto diverse in tutta l’isola e anche nella vicina isola di Procida, inoltre a Pozzuoli e a Napoli (IV grado Mercalli).[4]

Le prime notizie del disastro giunsero a Napoli verso la mezzanotte del giorno stesso, ma la macchina dei soccorsi (anche a causa delle difficoltà nelle comunicazioni, non funzionando più il telegrafo), si mosse con una certa lentezza, riscattata dall’eroismo dei singoli.[5]

Le scosse di assestamento furono parecchie, la più forte fu avvertita il 3 agosto. Il sisma era stato preceduto da un fenomeno di minore intensità, dell’ordine di IX gradi della scala Mercalli, il 4 marzo 1881; le località maggiormente colpite erano state Casamicciola e Lacco Ameno; la scossa, durata sette secondi, aveva provocato 126 morti e un numero imprecisato di feriti.[6]

Tra le vittime del terremoto vi furono anche i genitori e la sorella del futuro filosofo Benedetto Croce, il quale – allora diciassettenne – fu estratto vivo dalle macerie.

Per la sua violenza e drammaticità, il terremoto entrò in locuzioni come “Qui succede Casamicciola”, per dire che succede un putiferio.

Link utili:

UNAMUNO – La sfinge senza Edipo – EDIZIONI CORBACCIO 1925


LA SFINGE SENZA EDIPO

1° Edizione numerata

MIGUEL DE UNAMUNO – LA SFINGE SENZA EDIPO.  PRIMA TRADUZIONE ITALIANA DI PIERO PILLEPICH, PREFAZIONE DI ADRIANO TILGHER.  EDIZIONI CORBACCIO 1925, MA FINITO DI STAMPARE 15 DICEMBRE 1924 IN 2200 ESEMPLARI, QUESTO NUMERO 1071.  BROSSURA, PAGINE 240.

Jean-Auguste-Dominique Ingres

1825 - Museo del Louvre - Parigi

Gustave Moreau

Gustave Moreau
Edipo e la Sfinge (1864) Metropolitan Museum of Art

L’Arte o la sfinge o le carezze

Rivista SFERA – sigma-tau 37,38,39,40,41,42,43 – 1994-1995


 Una rivista a me molto cara che ha saputo e sa donarmi

continue occasioni di riflessioni di intelletto ed estetiche; un omaggio.

Tengo tantissimo a questi numeri  del periodico, che custodisco gelosamente e

con devozione, dal 1994.

Normale e Patologico

01/11/1993

Novembre/Dicembre 1993

I PROGENITORI ASESSUATI (Lynn Margulis e Dorion Sagan)
LE VIE DEL CONTAGIO E DEL COMMERCIO (Patrice Bourdolais)
DIALOGO SULL’IMMORTALITÀ (Maurizio Bettini)
LA BIOLOGIA DELL’INVECCHIAMENTO (Richard G. Cutler)
SENESCENZA E CREATIVITÀ (Bernard Goldman)
BIBLIOGRAFIA RAGIONATA (Ugo Volli)

Eros e Ethos
01/01/1994

Gennaio/Febbraio 1994

TRADIMENTI SENZA ESTRO (Sarah Blaffer Hrdy)
QUANTO COSTA LA SESSUALITÀ (Claudio Franceschini)
ISTINTI SELVAGGI E LETTERARI (Guido Almanasi)
SECONDO GRADO DELL’INCESTO (François Héritier-Augé)
LA NOTTE OSCURA DI EROS (Remo Bodei)

Piacere e Dolore
01/03/1994

Marzo/Aprile 1994

LE TEMPESTE NEL CORPO (Alberto Oliviero)
IL SENSO DELLA SOFFERENZA (Remo Bodei)
IL MILLENNIO DEI VINTI (Georges Duby)
IL PALCOSCENICO DEI SENSI (Alfonso M. di Nola)
NELLA RETE DEI SEGNALI (Ronald Melzack)
LA DIAGNOSI DEL DOLORE (Stefano Rodotà)
UNO SCACCO A PROMETEO (Michel Maffesoli)
EX LIBRIS (Franco Marcoaldi)
VERSO LA PROSSIMA SFERA (Franco Prattico)

Memoria e Identità
01/08/1994

Agosto/Ottobre 1994

AL SETACCIO DELLA STORIA (Franco Ferrarotti)
IL CANTIERE DEI RICORDI (Israel Rosenfield)
LE PAROLE DELLA DIFFERENZA (Jorge Lozano)
IL RITORNO DELL’ANTICO (Claudio Strinati)
UN FANTASMA COMUNE (Eugenio Gaburri)
LA MEMORIA FOSSILE (George O. Poinar)
GLI DEI DI PIETRA (Emmanuel Anati)
VERSO LA PROSSIMA SFERA (Franco Prattico)

Zero e Infinito
01/05/1994

Maggio/Luglio 1994

GRANDE QUANTO BASTA (John D. Barrow)
LA SAPIENZA DEL NULLA (Giorgio Israel)
LE COMBINAZIONI VIVENTI (Ernesto di Mauro)
L’ORIZZONTE CHE FUGGE (Paolo Zellini)
UN DECLINO ANNUNCIATO (Jay M. Winter)
LE ASTUZIE DEL NARRARE (Beniamino Placido)
A DUE PASSI DAL CIELO (Cesare de Seta)
VERSO LA PROSSIMA SFERA (Franco Prattico)

Molecole e Società
01/01/1995

Gennaio/Febbraio 1995

MOLECOLE E SOCIETÀ
IL POTERE DEL PROGETTO (Richard C. Lewontin)
NEI FERMENTI DELLA VITA (Arturo Falaschi)
LE TERAPIE GENICHE (Menotti Calvani e Giulio Giorello)
UNA CATENA DI SPECCHI (Giulio Giorello)
IL TIPO E LA METAMORFOSI (Paolo Chiarini)
NELLO SPAZIO INSEDIATO (Paul-Henry Chombart de Lauwen)
LE GIOIE DELLA SINCRONIA (Ruggero Pierantoni)
DAL QUARK AL GIAGUARO (Murray Gell-Mann)
EDITORIALE (Giulio Macchi)

Quarantatre fascicoli in otto anni, dal primo numero del novembre 1988 al febbraio 1995, l’ultimo prima di una sospensione delle pubblicazioni che ci ostiniamo a non considerare definitiva. Quarantatre dicotomie, da “Luce e Ombra” a “Molecole e Società”, passando per alcune opposizioni canoniche e disgiuntive come “Giovane e Vecchio” o “Grande e Piccolo” ma anche per la verifica di possibili complementarietà come “Uomo e Macchina” o “Eros e Ethos”. Un direttore, Giulio Macchi, pioniere della diffusione della cultura scientifica, inventore visionario di quegli “Orizzonti della scienza e della tecnica” che è, a tutti gli effetti, il padre di Quark e il nonno di tutti i progetti di divulgazione scientifica televisiva; un grafico con il gusto della sperimentazione, Piergiorgio Maoloni; una redazione giovane, prevalentemente al femminile con a capo, quasi fino alla fine, Maria Vitale e via via composta da Alessandra Mauro, Adele Gerardi, Marina Marrazzi senza dimenticare l’infaticabile Renata Durante; una seconda fase del progetto, quando si è aggiunta la consulenza e l’esperienza di Gianfranco Bangone, di Menotti Calvani e di Franco Pratico, ispiratore, quest’ultimo, e autore delle monografie che introducevano ogni volume. Un progetto editoriale talmente innovativo da meritare due premi, il Galileo, in Italia, nel 1989 e il Prix Camerà a Parigi, nel 1991.

Link al testo:

http://www.sigma-tau.it/sfera/index.asp