Bolli Erinnofili
Bologna



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Vittorio De Silva





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| 29 Agosto 1788 |
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| Bollo Prefilatelico PMN FIDELTAS |
fine 800 inizio 900? Gruppo al tavolo di anatomia
“Tutta la produzione artistica è il prodotto del lavoro dell’intera creatura vivente, corpo e anima, e principalmente dell’anima”
John Ruskin
CARTOLINA POSTALE – FOTO all’ALBUMINA
La popolarità della cartolina, inventata da H. Hermann nel 1869 è andata continuamente aumentando dal 1894. La cartolina fu introdotta per la prima volta in Austria nel 1868 e già nel 1900 era già molto diffusa.
Cartoline fotografiche presensibilizzate furono prodotte dall’industria fotografica in svariati processi, anche se la collotipia è stato il processo per eccellenza per la produzione fotomeccanica di cartoline.
Utilizzato prevalentemente per la preparazione di lastre fotografiche negative su vetro.
Il procedimento, dovuto a Abel Niépce de Saint-Victor nel 1848, basa le sue caratteristiche su alcune proprietà dell’albumina, una sostanza proteica costituente fondamentale delle cellule e di altri tessuti vegetali. Per l’utilizzazione in fotografia viene estratta dal bianco d’uovo. Usata dapprima come mezzo per il mantenimento dei sali d’argento nella fabbricazione di negativi su lastra di vetro e poi nella fabbricazione di carta albuminata, secondo la tecnica inventata da Louis Desiré Blanquart-Evrard nel 1850.
Si ricopriva la carta con bianco d’uovo nel quale erano sciolti bromuro di potassio e acido acetico. Una volta asciutta la carta veniva agitata leggermente sulla superficie di una soluzione di nitrato d’argento, poi di nuovo asciugata. La carta sensibilizzata era messa a contatto con il negativo in un telaio di vetro, ed esposta alla luce del sole per diversi minuti, talvolta anche per ore, finché appariva un’immagine. Poi la stampa veniva messa in una soluzione di cloruro d’oro che le dava una sfumatura di un marrone intenso, fissata in iposolfito di sodio, lavata completamente e asciugata.
Altri link utili:
Io mi sento guardato da le stelle
e questa notte non posso dormire.
Mi par che qualche cosa esse, sorelle
maggiori, a questa Terra voglian dire
O sorgive di luci, la parola,
la parola tremenda del mistero
ditela a una vegliante anima sola
perduta in mezzo al vostro cielo nero.
So che avrei di ciò ch’è in terra solo
occupar la mia mente e i desir miei;
ma tu più forte d’ogni intento sei,
ciel che l’anima mia rapisci a volo.
Tutte le fonti della vita insieme
non avran mai potere di saziare
l’ardentissima sete, e sempre amare
avrò le labbra e vigile la speme,
ben che ognora delusa. O di basalto
funebre cielo, invano ti martella
il mio pensiero; invano si ribella
in terra, invano si rifugia in alto.
E l’antica paura, è l’appassito
istinto della fede, e questa nuova
smania, alla quale nessun tetto giova,
che mi spinge a cercar nell’infinito?
Io di qua giù, di questa terra breve,
di cui ben sento la viltà dinnanti
a te, che cerco? – Un suon di chiari canti
dal buio vien della vicina pieve.
Si prega lì, si prega per la vita
e per la morte: ardon votivi ceri
su un altar ben parato e gl’incensieri
fuman sotto un’immagine scolpita.
A chi menti la vita, a chi la terra
non concessa una sola primavera,
a chi riposo non recò la sera,
ma il tempo, senza tregua, o insidie o guerra,
tu solamente, o ignoto ciel, rimani;
e a te su i sassi della terra infida
ogni dolore s’inginocchia e grida:
lacriman gli occhi e treman le mani.
Alla porta del sogno in cui, riparo
a gli amor miei cercando, mi son chiuso,
siccome in un castello aurato e chiaro
qual le fate inalzarne avevano in uso,
batton le cure pallide, impedite
le membra da un intrico di catene
“Il mondo ti reclama: apri. L’immite
ora ti vieta un solitario bene..;
batton, pregando esaudimento, i brevi
desideri, e tentandomi: E’ qua giù
la tua radice: se per lei non bevi,
cadrà la cima ove t’annidi tu,,;
e batton i bisogni, delle cure
ancor più schiavi: “Apri: sfuggir non puoi
al comun fato. Giù, folle, tu pure,
la tua catena a trascinar fra noi,,.
Le leggi a un palmo qui dal fango stanno:
corde livellatrici, a cui chi striscia
sfugge sotto e da cui chi non è biscia
ha d’inutili ceppi iroso affanno.
E neppur un capel torcono ai nani.
Il nano passa lieto: dalla rete
nelle sue voglie sobrie, discrete,
si tien protetto e si frega le mani.
Or se con strappo di possente pieae
non ti sgombri il cammino alla più lesta,
o tu ti pieghi o mozza avrai la testa:
altrimenti qua giù non si procede.
Non tollerano ponti solo i mari;
su l’alpe eccelsa non s’erigon case,
o dalle nevi seppellite o rase
sono dalle tempeste aquilonari.
L’anima or segue nella notte il fiume
che dal grembo di Roma già silente,
siccome enorme placido serpente,
svolgesi dalla Luna al freddo lume.
Chiama da lungi con assidua voce
il tenebroso palpitante mare;
l’anima pensa al vano suo passare,
s’affretta il fiume alla solvente foce.

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SALE&PEPE
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| CollezionePersonale |
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| CollezionePersonale |
Fonte: Orvieto e la Ceramica
Questione di stirpe!
Mio Bisnonno
Attilio Rinaldi

Camera di Commercio Industria e Agricoltura – Bologna
Medaglia D’Oro all’Azienda “Rinaldi Attilio” per gli 85 anni di
Attività Agricola
in Zola Predosa dal 1881 –
7 Maggio 1966
Curiosità:
Bologna 123.274
La produzione agricola nel 1881
• Quest’anno si sono prodotti: 28 milioni e 864mila quintali di frumento, 14,390 milioni di quintali di granoturco, 4,213 di riso, 2,443 di avena, 2,099 di orzo, 1,130 di segale.
• Altri prodotti (in migliaia di quintali):
Patate: 10.085
Olive: 9.577
Olio d’oliva: 1.199
Arance: 2.256
Limoni: 2.301
Tabacco: 57
Vino: 25,832 milioni di ettolitri [b1]
• Il Regno d’Italia ha 5 milioni e 252mila ettari di boschi. [b1]
Bestiame. I bovini sono 4 milioni e 783mila, gli ovini e caprini 10,612 milioni, i suini 2,064 milioni, gli equini 1,613 milioni. [b1]
• Macellati 992mila bovini, 7,432 milioni di ovini e caprini, 3,064 milioni di suini, 32mila equini, 435mila quintali di pollame e 133mila di conigli e selvaggina.
• Prodotti: 1,904 milioni di quintali di uova, 22,417 milioni di quintali di latte (di cui 9,404 destinati al consumo diretto), 204mila quintali di burro, 783mila quintali di formaggio. E poi 39.564 tonnellate di bozzoli, 9.885 tonnellate di lana sucida (da lavorare). [b1]
• Pesce pescato: 623mila quintali. [c]
Prezzi. Prezzi medi al consumo, al chilo, di alcuni prodotti del comparto alimentare. Valori in lire dell’epoca, tra parentesi in euro del 2010.
Pane: 0,43 (1,71)
Pasta: 0,66 (2,63)
Riso: 0,50 (1,99)
Patate: 0,17 (0,68)
Carne bovina: 1,34 (5,34)
Carne suina: 1,78 (7,09)
Burro: 2,90 (11,55)
Zucchero: 1,65 (6,57)
Caffè: 3,18 (12,67)
Latte: 0,33 (1,27) al litro
Olio d’oliva: 1,36 (5,38) al litro
Vino: 0,60 (2,39) al litro
Uova: 0,08 (0,32) al pezzo [f]
CARTOLINA POSTALE e
BIGLIETTO FERROVIARIO EDMONSON
Collezione Personale
CARTOLINA POSTALE (non viaggiata) PER LE FORZE ARMATE
IL NEMICO VA COMBATTUTO
CON TUTTE LE ARMI.
RICORDA CHE è UN’ ARMA ANCHE IL
SEGRETO MILITARE.
1947 – Appunti sul retro della Cartolina Postale delle Forze Armate, riguardanti
la proprietà agricola del Sig. Vicinelli Otello
BIGLIETTO FERROVIARIO EDMONSON
Così chiamati in onore di quel ferroviere inglese che ebbe l’idea di sostituire ai primi ingombranti biglietti dei piccoli cartoncini sui quali cercò di inserire tutte le informazioni relative al viaggio dei passeggeri.
Il cartoncino vergine veniva personalizzato da ogni Azienda tramite stampigliatura di tutti i dati che i regolamenti richiedevano che fossero evidenziati:nome dell’Azienda ; stazione di origine e destinazione ;costo ;tipo di classe ; tipo di biglietto ( ordinario, settimanale ,mensile ,….).Per gli abbonamenti era da inserire il n° della tessera.
l biglietto a cartoncino Edmonson dal formato standard 3 x 5,6 ha rappresentato fin dalle origini delle Ferrovie l’emblema stesso del viaggio ferroviario .Era conosciuto e diffusissimo perchè semplice,chiaro ,piccolo ,non sgualcibile e di facile conservazione. Era fornito alle stazioni di vendita prestampato e l’unica incombenza richiesta era quella di imprimere a secco la data di emissione tramite gli appositi datari che si trovavano negli sportelli delle biglietterie e di facilissimo utilizzo. Il foro centrale, almeno nella versione Ferrovie Nord , serviva per l’infilaggio della corda che raccoglieva un certo numero di biglietti e che veniva piombata ai capi prima dell’inoltro alle stazioni richiedenti. La sempre maggiore diffusione dell’uso del trasporto ferroviario ha causato,come contrappunto, il superamento dell’uso di tale biglietto. Lo stesso richiedeva un notevole dispendio di lavoro a monte, non solo di tipo tecnico ma anche di tipo amministrativo.
Questo si verificava soprattutto in Aziende con notevole numero di stazioni e notevole varietà di tipi di recapiti. Ogni stazione richiedeva di disporre prestampati quasi la totalità di quelli richiesti dai viaggiatori per destinazione e per tipo di biglietto.
I biglietti Edmonson sono scomparsi improvvisamente dalla rete FS nel giugno 1995, quando venne sancito l’obbligo di obliterare ogni biglietto. Il loro cartoncino di elevato spessore non passava nelle obliteratrici e ne venne pertanto sospesa la vendita.
Parecchi armadi Edmonson vennero riconvertiti per ospitare i nuovi biglietti a fasce kilometriche.
Fronte – Biglietto Ferroviario Edmonson con foro centrale
PIACENZA – BIANA
L.180
Otello Vicinelli
Collezione Personale
La ferrovia Piacenza–Bettola era una ferrovia in concessione a trazione elettrica alimentata a 3000 V cc a binario unico a scartamento normale che collegavaPiacenza con Bettola, percorrendo la bassa Val Nure.
La linea fu inaugurata nel 1932, in sostituzione di una precedente tranviainterurbana a vapore. Simbolo e maggiore opera d’arte della ferrovie era il ponte in curva sul torrente Nure realizzato presso Ponte dell’Olio.
La ferrovia fu soppressa nel 1967, a causa della crescita del traffico automobilistico. Fra Ponte dell’Olio e Bettola la sede è stata riutilizzata per creare il nuovo tracciato della strada statale 654.
Sulla ferrovia la SIFT mise in servizio delle elettromotrici, classificate M 51–54, e delle locomotive elettriche.
http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Piacenza-Bettola
RETRO FERROVIARIO
timbro con firma Vicinelli Otello
Link utili in riferimento al testo
http://trenoregionale.altervista.org/biglietti_edmonson.html
http://www.miol.it/stagniweb/edm00.htm
http://www.museomils.it/index.php?it/96/collezioni/143/biglietto-edmonson-ridotto
H. Melville
Fratelli Fabbri Editori 1955 – Illustrazioni De Gasperi

« … venne allora che il corpo straziato e l’anima ferita sanguinarono l’uno nell’altra. »



di Marcello Idiers
VISIONI
Lord Birkenhead, il ben noto uomo di stato inglese, ha pubblicato sotto il titolo “Il mondo nel 2030” una serie di bozzetti. Per lui, fra cent’anni , la telegrafia senza fili e la televisione stereoscopica avranno sconvolto completamente le consuetudini sociali. Nel 2030 gli oratori indicati da ogni partito politico potranno parlare ad ogni elettore in modo tanto efficace come ora al Parlamento. In venti minuti, una volta pronunciato l’ultimo discorso, sarà possibile conoscere e pubblicare la volontà d’una giuria nazionale su qualsiasi soggetto. Ma gli elettori avranno piacere di partecipare alle discussioni politiche? “Sì, – afferma Lord Birkenhead, – perché allora le macchine avranno fatto tale progresso che nelle officine si lavorerà soltanto sedici ore alla settimana, e ci sarà tempo a sufficienza per lo studio, la ricreazione e le occupazioni politiche.”

Splendida illustrazione in IV di copertina di LUCIO VENNA
Lucio Venna, pseudonimo di Giuseppe Landsmann, (Venezia, 28 dicembre 1897 – Firenze, 4 settembre 1974), è stato un pittore italiano, esponente del movimento futurista.
Periodo Cartellonistica
Nel 1922 l’artista ha già abbandonato la pittura; deluso e avvilito per le sorti del sogno futurista, ormai pressato dai venti del ritorno all’ordine, inizia a disegnare i primi cartelli pubblicitari sollecitato – sembra – dall’amico Emilio Notte. Rientra a Firenze ed apre uno studio pubblicitario in Borgo Albizi dedicandosi a tempo pieno all’arte cartellonistica. In quindici anni di lavoro (1922-1937) disegnerà un centinaio di manifesti e moltissime locandine; pieghevoli, copertine per riviste, calendari, numerosi marchi aziendali, ecc., apportando anche in questa attività l’esperienza futurista e trasferendola con una prestigiosa qualità creativa e formale nelle Creazioni Venna. Insieme ad altri protagonisti degli anni ’20, quali Sepo, Nizzoli, Depero, Cassandre, contribuirà al rinnovamento del cartellone pubblicitario europeo. Alla fine del 1937 interrompe il mestiere di cartellonista, riprendendolo solo occasionalmente negli anni successivi, per ritornare qualche anno dopo alla pittura. Fra il 1938 ed i primi anni Quaranta, Lucio Venna assume la direzione tecnico-artistica della “Scena Illustrata” (antica rivista fiorentina fondata da Pilade Pollazzi) e realizza una serie di copertine per il mensile e l’annuario dell’Almanacco e per alcuni libri. La ripresa della pittura è definitiva fino all’anno della sua scomparsa (avvenuta a Firenze il 4 settembre del 1974); ma l’ultimo ventennio dell’artista si concentrerà soprattutto sulle pietre e sugli zinchi litografici dello studio di piazza Savonarola e sulle lezioni cartellonistiche all’Istituto d’Arte fiorentino.
Link utili su LUCIO VENNA
OPERA FUTURISTA E OPERE INEDITE
http://www.fidolini.it/pdf/lucio_venna_10_disegni_inediti.pdf
http://www.fidolini.it/pdf/opera_futurista_di_lucio_venna.pdf