– FILATELIA – Erinnofilia – Erinnofili Bologna – Chiudilettera Ricordo


Bolli Erinnofili

Bologna

Bolli Erinnofili Bologna - Collezionismo

Erinnofili Bologna
Bolli Erinnofili Bologna
erinnofili 1 - bologna

http://www.erinnofilia.com/

Vittorio De Silva

Link Utili:
da Wikipedia:
L’erinnofilia è il collezionismo di bolli chiudilettera del tutto simili ai francobolli tranne per il fatto che non hanno, di solito, valore né postale né fiscale.
Molto probabilmente la loro origine si deve all’uso di applicare sul lembo della lettera un’etichetta chiudilettera, sistema che alla metà dell’800 cominciò a sostituire i sigilli di ceralacca.
Ma il termine “bollo chiudilettera” appare limitativo nel descrivere un oggetto che per quasi 100 anni è stato un importante veicolo di storia, cultura, arte e tradizioni in tutti i Paesi del Mondo. Non è un caso che il termine “erinnofilia” derivi dal tedesco “Erinne (rungsmarke)” che significa “ricordo (francobollo)”.[1] Quello di ricordare è stata infatti la vocazione principale dei “bolli chiudilettera”: commemorare un evento passato, annunciare un evento futuro, o anche ricordare come propaganda.
Sotto questo profilo i “bolli chiudilettera” piuttosto che i francobolli o le cartoline postali, sono assimilabili ai manifesti (significativamente gli anglosassoni li chiamano “poster stamps” letteralmente “francobolli manifesto”) e come questi dovevano avere la capacità di catturare subito l’attenzione anche con un’occhiata fuggevole e distratta.
Per questo motivo i “bolli chiudilettera” hanno sviluppato un elevato livello di raffinatezza e di essenzialità grafica che ha anticipato fin dai primi anni del ‘900 i concetti moderni di pubblicità.
A seconda delle diverse finalità per cui venivano prodotti, i “bolli chiudilettera” possono essere divisi in categorie:
Bolli commemorativi realizzati con lo scopo di pubblicizzare o ricordare un avvenimento
Bolli di propaganda tra cui: propaganda autarchicamilitarepoliticareligiosa
Bolli Reggimentali o militari (prodotti quasi tutti in occasione della prima guerra mondiale)
Bolli di assistenza e beneficenza tra cui comitati di preparazione alla guerraCroce RossaTBC
Bolli pubblicitari e turistici
Scorrendo le pagine del “Catalogo degli Erinnofili Italiani dal 1860 al 1945” se ne possono apprezzare i tanti motivi di interesse di questo particolare tipo di collezionismo a partire da quello storico legato alle vicende del risorgimento italiano, della prima e della seconda guerra mondiale e del fascismo, per continuare con l’interesse artistico con tutti i più importanti autori del panorama grafico italiano dall’Art Nouveau al Futurismo, per finire con gli aspetti economici e sociali con riferimento a centinaia di fiere ed eventi che coprono tutto il territorio italiano da Merano a Palermo.
BolliErinnofiliBologna
Bolli Erinnofili Bologna

1788 Bagnacavallo – Documento Storico Arciprete Giuseppe Antonio Papini – Filigrana


1788 Bagnacavallo – Documento Storico Arciprete Giuseppe Antonio Papini

29 Agosto 1788 Bagnacavallo

Accadde quell’anno ad Agosto:
8 agosto – Luigi XVI di Francia convoca gli Stati Generali per il maggio dell’anno successivo; è il prologo della Rivoluzione Francese
vedi:
Tarabaralla
29 Agosto 1788
Tarabaralla
Bollo Prefilatelico PMN FIDELTAS

Fotografie all’Albumina – Cartolina Postale Gruppo di Anatomia


Cartolina Postale

fine 800 inizio 900? Gruppo al tavolo di anatomia

“Tutta la produzione artistica è il prodotto del lavoro dell’intera creatura vivente, corpo e anima, e principalmente dell’anima”

John Ruskin

CARTOLINA POSTALE – FOTO all’ALBUMINA

Retro delle Cartoline Postali
Sulla Cartolina Postale
dal seguente link:

 La popolarità della cartolina, inventata da H. Hermann nel 1869 è andata continuamente aumentando dal 1894. La cartolina fu introdotta per la prima volta in Austria nel 1868 e già nel 1900 era già molto diffusa.

Cartoline fotografiche presensibilizzate furono prodotte dall’industria fotografica in svariati processi, anche se la collotipia è stato il processo per eccellenza per la produzione fotomeccanica di cartoline.

Procedimento all’albumina

Utilizzato prevalentemente per la preparazione di lastre fotografiche negative su vetro.

Il procedimento, dovuto a Abel Niépce de Saint-Victor nel 1848, basa le sue caratteristiche su alcune proprietà dell’albumina, una sostanza proteica costituente fondamentale delle cellule e di altri tessuti vegetali. Per l’utilizzazione in fotografia viene estratta dal bianco d’uovo. Usata dapprima come mezzo per il mantenimento dei sali d’argento nella fabbricazione di negativi su lastra di vetro e poi nella fabbricazione di carta albuminata, secondo la tecnica inventata da Louis Desiré Blanquart-Evrard nel 1850.

Si ricopriva la carta con bianco d’uovo nel quale erano sciolti bromuro di potassio e acido acetico. Una volta asciutta la carta veniva agitata leggermente sulla superficie di una soluzione di nitrato d’argento, poi di nuovo asciugata. La carta sensibilizzata era messa a contatto con il negativo in un telaio di vetro, ed esposta alla luce del sole per diversi minuti, talvolta anche per ore, finché appariva un’immagine. Poi la stampa veniva messa in una soluzione di cloruro d’oro che le dava una sfumatura di un marrone intenso, fissata in iposolfito di sodio, lavata completamente e asciugata.

Fonte

 

Altri link utili:

La lettura – 1 ° Annata 1901 – Rivista Mensile del Corriere della Sera – Notte Insonne – Luigi Pirandello


LA LETTURA 1901 – 1° ANNO

Numeri dall'Aprile 1901 al Dicembre 1901

NOTTE INSONNE

I.

Io mi sento guardato da le stelle

e questa notte non posso dormire.

Mi par che qualche cosa esse, sorelle

maggiori, a questa Terra voglian dire

O sorgive di luci, la parola,

la parola tremenda del mistero

ditela a una vegliante anima sola

perduta in mezzo al vostro cielo nero.

II.

So che avrei di ciò ch’è in terra solo

occupar la mia mente e i desir miei;

ma tu più forte d’ogni intento sei,

ciel che l’anima mia rapisci a volo.

Tutte  le fonti della vita insieme

non avran mai potere di saziare

l’ardentissima sete, e sempre amare

avrò le labbra e vigile la speme,

ben che ognora delusa. O di basalto

funebre cielo, invano ti martella

il mio pensiero; invano si ribella

in terra, invano si rifugia in alto.

E l’antica paura, è l’appassito

istinto della fede, e questa nuova

smania, alla quale nessun tetto giova,

che mi spinge a cercar nell’infinito?

Io di qua giù, di questa terra breve,

di cui ben sento la viltà dinnanti

a te, che cerco? – Un suon di chiari canti

dal buio vien della vicina pieve.

Si prega lì, si prega per la vita

e per la morte: ardon votivi ceri

su un altar ben parato e gl’incensieri

fuman sotto un’immagine scolpita.

A chi menti la vita,  a chi la terra

non concessa una sola primavera,

a chi riposo non recò la sera,

ma il tempo, senza tregua, o insidie o guerra,

tu solamente, o ignoto ciel, rimani;

e a te su i sassi della terra infida

ogni dolore s’inginocchia e grida:

lacriman gli occhi e treman le mani.

III.

Alla porta del sogno in cui, riparo

a gli amor miei cercando, mi son chiuso,

siccome in un castello aurato e chiaro

qual le fate inalzarne avevano in uso,

batton le cure pallide,  impedite

le membra da un intrico di catene

“Il mondo ti reclama: apri. L’immite

ora ti vieta un solitario bene..;

batton, pregando esaudimento, i brevi

desideri, e tentandomi: E’ qua giù

la tua radice: se per lei non bevi,

cadrà la cima ove t’annidi tu,,;

e batton i bisogni, delle cure

ancor più schiavi: “Apri: sfuggir non puoi

al comun fato. Giù, folle, tu pure,

la tua catena a trascinar fra noi,,.

IV.

Le leggi a un palmo qui dal fango stanno:

corde livellatrici, a cui chi striscia

sfugge sotto e da cui chi non è biscia

ha d’inutili ceppi iroso affanno.

E neppur un capel torcono ai nani.

Il nano passa lieto: dalla rete

nelle sue voglie sobrie, discrete,

si tien protetto e si frega le mani.

Or  se con strappo di possente pieae

non ti sgombri il cammino alla più lesta,

o tu ti pieghi o mozza avrai la testa:

altrimenti qua giù non si procede.

Non tollerano ponti solo i mari;

su l’alpe eccelsa non s’erigon case,

o dalle nevi seppellite o rase

sono dalle tempeste aquilonari.

V.

L’anima or segue nella notte il fiume

che dal grembo di Roma già silente,

siccome enorme placido serpente,

svolgesi dalla Luna al freddo lume.

Chiama da lungi con assidua voce

il tenebroso palpitante mare;

l’anima pensa al vano suo passare,

s’affretta il fiume alla solvente foce.

LUIGI PIRANDELLO

Luigi Pirandello – La Lettura Novembre 1901

MANIFATTURA C.A.E.M ORVIETO – CERAMICA UMBRA


C.A.E.M ORVIETO

La BROCCA

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LA CORNACCHIA E LA BROCCA

Una cornacchia, mezza morta di sete,
trovò una brocca che una volta era stata piena d’acqua. Ma quando infilò il becco nella brocca si accorse che vi era rimasto soltanto un po’ d’acqua sul fondo.
Provò e riprovò, ma inutilmente, e alla fine fu presa da disperazione.
Le venne un’idea e, preso un sasso, lo gettò nella brocca.
Poi prese un altro sasso e lo gettò nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Piano piano vide l’acqua salire verso di sé,
e dopo aver gettati altri sassi riuscì abere e a salvare la sua vita.
( Esopo)

SALE&PEPE

CollezionePersonale
 C.A.E.M ORVIETO
CollezionePersonale

Orvieto

La tradizione ceramica ad Orvieto inizia con i primi insediamenti millenari e accompagna la vita degli abitanti sulla rupe riflettendo nella qualità della produzione la storia stessa della città, con le sue fasi alterne di massimo splendore e di decadenza.Come importante centro dell’Etruria interna prima e come dominante città- stato ai margini della Tuscia medievale poi, fu principalmente in quei due periodi che l’artigianato ceramico raggiunse livelli artistici insuperati che assegnarono a Orvieto un posto di rilievo nella storia della Ceramica.
In epoca etrusca furono sperimentate, non senza innovazioni, tutte le tecniche ceramiche più antiche, dai vari tipi di bucchero in forme eleganti arricchite anche da elaborate decorazioni “a cilindretto“ alle ceramiche dipinte a figure rosse o nere, a quelle cosiddette “argentate“ che imitavano gli oggetti in metallo sbalzato.Ma la manifattura in cui furono raggiunti i risultati artisticamente più rilevanti fu quella della terrecotte architettoniche policrome che sono considerate capolavori di tutta l‘arte etrusca. In epoca medievale risale alla fine del XII secolo la produzione di ceramica dipinta ed invetriata che precede all‘introduzione dello smalto ed al grande sviluppo artistico della maiolica arcaica. Tra la fine del XIII e la metà del XIV secolo i vasellari orvietani, padroneggiando le nuove tecniche, ne svilupparono creativamente le potenzialità espressive, rinnovando sulla varietà delle forme non solo gli apparati decorativi, ma gli stessi criteri della decorazione.
L‘ adozione di un sistema di campitura “a reticolo“, complementare ai disegni geometrici o fantasiosi sui fondi smaltati, conferiva un‘apparente profondità alle superfici dipinte mentre la pratica corrente delle applicazioni a rilievo su alcune forme chiuse di elementi figurativi o simbolici arricchiva realisticamente la tridimensionalità limitata dell‘uso del tornio. Per questa ricerca di carattere estetico che i ceramisti di Orvieto –partecipi dei processi artistici che si sviluppavano sul grande cantiere della cattedrale per la quale fornivano le tessere dei mosaici della facciata- applicarono alla prima maiolica italiana, la produzione raggiunse un livello qualitativamente elevato tanto che il cosiddetto “stile orvietano“ si diffuse in molti centri dell‘Italia medievale in cui era più o meno presente un‘attività ceramistica.
Tra la fine del XIII e la metà del XIV secolo i vasellari orvietani, padroneggiando le nuove tecniche, ne svilupparono creativamente le potenzialità espressive, rinnovando sulla varietà delle forme non solo gli apparati decorativi, ma gli stessi criteri della decorazione.Essendo l’arte ceramica in Orvieto maggiormente sviluppata in epoche antiche come quella etrusca e quella medievale, la sua riscoperta non poteva che essere legata alla ricerca archeologica.
Fu nella seconda metà dell’Ottocento, infatti, che iniziarono le campagne di scavo per riportare alla luce i templi e le necropoli etrusche e, con esse, nacque anche l’interesse per tutti i materiali ceramici sepolti sotto terra e nelle tombe.Analogamente fu nei primi anni del Novecento che si verificò l’inattesa scoperta di particolari giacimenti nel sottosuolo della città, cioè numerosi “butti” scavati sistematicamente sotto le case medievali dove si erano ben conservati in notevole quantità ceramiche frammentarie, ma ricostruibili spesso integralmente, dei secoli XII – XVII.Lo svuotamento febbrile di quei “butti”, che divenne un’attività redditizia per gli antiquari, restituì una documentazione eccezionale della produzione orvietana di maiolica arcaica fino ad allora del tutto ignota e i più importanti musei del mondo se ne procurarono facilmente molti esemplari.
Soltanto una minima parte dei materiali estratti dai “butti” restò patrimonio cittadino, ma la “scoperta” della maiolica arcaica orvietana e la consapevolezza della sua importanza furono uno straordinario incentivo per la rinascita e il rilancio della produzione.Nel 1919, proprio con il proponimento di una rivisitazione della ceramica medievale, fu fondata l’Arte dei Vascellari di Orvieto, e quell’esperienza trovò continuità nei decenni successivi con l’attività di Ilario Ciaurro il quale, con la sua opera di rinnovamento, consolidò quella tradizione a cui ancora oggi si fa riferimento nelle botteghe artigiane orvietane.
Per maggiori informazioni:

L’Elettrico. Firenze 1887 – Annullo Ottagonale 1887 PORTA LUCCHESE


Anno IV – Lunedì-Martedì 21-22 Marzo 1887 N. 80

kolonistuga ke-r
Collezione Personale
 Fronte Testata N.80 1887
Annullo Ottagonale

Rivista con Annullo Ottagonale PORTA LUCCHESE 22 Marzo 1887

Attestato Medaglia D’Oro Camera dì Commercio Industria e Agricoltura di Bologna – Attilio Rinaldi



Questione di stirpe!

Mio Bisnonno

Attilio Rinaldi

 

MedagliaD'Oro-RinaldiAttilio

Camera di Commercio Industria e Agricoltura – Bologna

Medaglia D’Oro all’Azienda “Rinaldi Attilio” per gli 85 anni di

Attività Agricola

in Zola Predosa dal 1881 –

7 Maggio 1966

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Curiosità:

 • Il Regno d’Italia ha una superficie di 296.323 km quadrati. I comuni sono 8.259, i centri abitati 23.160. Il 72,7% della popolazione vive nei centri abitati. Densità: 96,0 abitanti per km quadrato.

Bologna 123.274

La produzione agricola nel 1881 

• Quest’anno si sono prodotti: 28 milioni e 864mila quintali di frumento, 14,390 milioni di quintali di granoturco, 4,213 di riso, 2,443 di avena, 2,099 di orzo, 1,130 di segale.

• Altri prodotti (in migliaia di quintali):

Patate: 10.085

Olive: 9.577

Olio d’oliva: 1.199

Arance: 2.256

Limoni: 2.301

Tabacco: 57

Vino: 25,832 milioni di ettolitri [b1]

• Il Regno d’Italia ha 5 milioni e 252mila ettari di boschi. [b1]

Bestiame. I bovini sono 4 milioni e 783mila, gli ovini e caprini 10,612 milioni, i suini 2,064 milioni, gli equini 1,613 milioni. [b1]

• Macellati 992mila bovini, 7,432 milioni di ovini e caprini, 3,064 milioni di suini, 32mila equini, 435mila quintali di pollame e 133mila di conigli e selvaggina.

• Prodotti: 1,904 milioni di quintali di uova, 22,417 milioni di quintali di latte (di cui 9,404 destinati al consumo diretto), 204mila quintali di burro, 783mila quintali di formaggio. E poi 39.564 tonnellate di bozzoli, 9.885 tonnellate di lana sucida (da lavorare). [b1]

• Pesce pescato: 623mila quintali. [c]

Prezzi. Prezzi medi al consumo, al chilo, di alcuni prodotti del comparto alimentare. Valori in lire dell’epoca, tra parentesi in euro del 2010.

Pane: 0,43 (1,71)

Pasta: 0,66 (2,63)

Riso: 0,50 (1,99)

Patate: 0,17 (0,68)

Carne bovina: 1,34 (5,34)

Carne suina: 1,78 (7,09)

Burro: 2,90 (11,55)

Zucchero: 1,65 (6,57)

Caffè: 3,18 (12,67)

Latte: 0,33 (1,27) al litro

Olio d’oliva: 1,36 (5,38) al litro

Vino: 0,60 (2,39) al litro

Uova: 0,08 (0,32) al pezzo [f]

Cartolina Postale per le Forze Armate – Biglietto Ferroviario Edmonson Piacenza Biana


CARTOLINA POSTALE e

BIGLIETTO FERROVIARIO EDMONSON

Collezione Personale

Tarabaralla

CARTOLINA POSTALE (non viaggiata) PER LE FORZE ARMATE

IL NEMICO VA COMBATTUTO

CON TUTTE LE ARMI.

RICORDA CHE è UN’ ARMA ANCHE IL

SEGRETO MILITARE.

Tarabaralla

1947 – Appunti sul retro della Cartolina Postale delle Forze Armate, riguardanti

la proprietà agricola del Sig. Vicinelli Otello

BIGLIETTO FERROVIARIO EDMONSON

Così chiamati in onore di quel ferroviere inglese che ebbe l’idea di sostituire ai primi ingombranti biglietti dei piccoli cartoncini sui quali cercò di inserire tutte le informazioni relative al viaggio dei passeggeri.

Il cartoncino vergine veniva personalizzato da ogni Azienda tramite stampigliatura di tutti i dati che i regolamenti richiedevano che fossero evidenziati:nome dell’Azienda ; stazione di origine e destinazione ;costo ;tipo di classe ; tipo di biglietto ( ordinario, settimanale ,mensile ,….).Per gli abbonamenti era da inserire il n° della tessera.

l biglietto a cartoncino Edmonson dal formato standard 3 x 5,6 ha rappresentato fin dalle origini delle Ferrovie l’emblema stesso del viaggio ferroviario .Era conosciuto e diffusissimo perchè semplice,chiaro ,piccolo ,non sgualcibile e di facile conservazione. Era fornito alle stazioni di vendita prestampato e l’unica incombenza richiesta era quella di imprimere a secco la data di emissione tramite gli appositi datari che si trovavano negli sportelli delle biglietterie e di facilissimo utilizzo. Il foro centrale, almeno nella versione Ferrovie Nord , serviva per l’infilaggio della corda che raccoglieva un certo numero di biglietti e che veniva piombata ai capi prima dell’inoltro alle stazioni richiedenti. La sempre maggiore diffusione dell’uso del trasporto ferroviario ha causato,come contrappunto, il superamento dell’uso di tale biglietto.  Lo stesso richiedeva un notevole dispendio di lavoro a monte, non solo di tipo tecnico ma anche di tipo amministrativo.

Questo si verificava soprattutto in Aziende con notevole numero di stazioni e notevole varietà di tipi di recapiti. Ogni stazione richiedeva di disporre prestampati quasi la totalità di quelli richiesti dai viaggiatori per destinazione e per tipo di biglietto.

I biglietti Edmonson sono scomparsi improvvisamente dalla rete FS nel giugno 1995, quando venne sancito l’obbligo di obliterare ogni biglietto. Il loro cartoncino di elevato spessore non passava nelle obliteratrici e ne venne pertanto sospesa la vendita.
Parecchi armadi Edmonson vennero riconvertiti per ospitare i nuovi biglietti a fasce kilometriche.

Fronte  – Biglietto Ferroviario Edmonson con foro centrale

PIACENZA – BIANA

L.180

Otello Vicinelli

Collezione Personale

La ferrovia Piacenza–Bettola era una ferrovia in concessione a trazione elettrica alimentata a 3000 V cc a binario unico a scartamento normale che collegavaPiacenza con Bettola, percorrendo la bassa Val Nure.

La linea fu inaugurata nel 1932, in sostituzione di una precedente tranviainterurbana a vapore. Simbolo e maggiore opera d’arte della ferrovie era il ponte in curva sul torrente Nure realizzato presso Ponte dell’Olio.

La ferrovia fu soppressa nel 1967, a causa della crescita del traffico automobilistico. Fra Ponte dell’Olio e Bettola la sede è stata riutilizzata per creare il nuovo tracciato della strada statale 654.

Sulla ferrovia la SIFT mise in servizio delle elettromotrici, classificate M 51–54, e delle locomotive elettriche.

http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Piacenza-Bettola


RETRO FERROVIARIO

timbro con firma Vicinelli Otello

Link utili in riferimento al testo

http://trenoregionale.altervista.org/biglietti_edmonson.html

http://www.miol.it/stagniweb/edm00.htm

http://www.museomils.it/index.php?it/96/collezioni/143/biglietto-edmonson-ridotto

H. Melville – Moby Dick – Fratelli Fabbri Editori 1955 – Illustrazioni De Gasperi


H. Melville

– Moby Dick –

Fratelli Fabbri Editori 1955 – Illustrazioni De Gasperi

La Balena
Collezione Personale

« Chiamatemi Ishmael. »

« … venne allora che il corpo straziato e l’anima ferita sanguinarono l’uno nell’altra. »

 

§

Illustratore De Gasperi

Illustratore De Gasperi
Illustratore De Gasperi
Illustrazioni di De Gasperi

Il Romanzo Mensile – Agosto 1930 – Giacinto Innamorato Profumo – Illustrazione di LUCIO VENNA


Il Romanzo Mensile – Agosto 1930

La Signorina Dattilografa

di Marcello Idiers

La Signorina dattilografa di Marcello Idiers

§


VISIONI

Il mondo nel 2030

Lord Birkenhead, il ben noto uomo di stato inglese, ha pubblicato sotto il titolo “Il mondo nel 2030” una serie di bozzetti. Per lui, fra cent’anni , la telegrafia senza fili e la televisione stereoscopica avranno sconvolto completamente le consuetudini sociali. Nel 2030 gli oratori indicati da ogni partito politico potranno parlare ad ogni elettore in modo tanto efficace come ora al Parlamento. In venti minuti, una volta pronunciato l’ultimo discorso, sarà possibile conoscere e pubblicare la volontà d’una giuria nazionale su qualsiasi soggetto. Ma gli elettori avranno piacere di partecipare alle discussioni politiche? “Sì, – afferma Lord Birkenhead, – perché allora le macchine avranno fatto tale progresso che nelle officine si lavorerà soltanto sedici ore alla settimana, e ci sarà tempo a sufficienza per lo studio, la ricreazione e le occupazioni politiche.”

§


Illustrazione di Lucio Venna
Giacinto Innamorato Profumo

Splendida illustrazione in IV di copertina di LUCIO VENNA

Lucio Venna, pseudonimo di Giuseppe Landsmann, (Venezia, 28 dicembre 1897Firenze, 4 settembre 1974), è stato un pittore italiano, esponente del movimento futurista.

Periodo Cartellonistica

Nel 1922 l’artista ha già abbandonato la pittura; deluso e avvilito per le sorti del sogno futurista, ormai pressato dai venti del ritorno all’ordine, inizia a disegnare i primi cartelli pubblicitari sollecitato – sembra – dall’amico Emilio Notte. Rientra a Firenze ed apre uno studio pubblicitario in Borgo Albizi dedicandosi a tempo pieno all’arte cartellonistica. In quindici anni di lavoro (1922-1937) disegnerà un centinaio di manifesti e moltissime locandine; pieghevoli, copertine per riviste, calendari, numerosi marchi aziendali, ecc., apportando anche in questa attività l’esperienza futurista e trasferendola con una prestigiosa qualità creativa e formale nelle Creazioni Venna. Insieme ad altri protagonisti degli anni ’20, quali Sepo, Nizzoli, Depero, Cassandre, contribuirà al rinnovamento del cartellone pubblicitario europeo. Alla fine del 1937 interrompe il mestiere di cartellonista, riprendendolo solo occasionalmente negli anni successivi, per ritornare qualche anno dopo alla pittura. Fra il 1938 ed i primi anni Quaranta, Lucio Venna assume la direzione tecnico-artistica della “Scena Illustrata” (antica rivista fiorentina fondata da Pilade Pollazzi) e realizza una serie di copertine per il mensile e l’annuario dell’Almanacco e per alcuni libri. La ripresa della pittura è definitiva fino all’anno della sua scomparsa (avvenuta a Firenze il 4 settembre del 1974); ma l’ultimo ventennio dell’artista si concentrerà soprattutto sulle pietre e sugli zinchi litografici dello studio di piazza Savonarola e sulle lezioni cartellonistiche all’Istituto d’Arte fiorentino.

Link utili su LUCIO VENNA

OPERA FUTURISTA E OPERE INEDITE

http://www.fidolini.it/pdf/lucio_venna_10_disegni_inediti.pdf

http://www.fidolini.it/pdf/opera_futurista_di_lucio_venna.pdf