Stefan Zweig – Leggende – Casa Editrice Sperling e Kupfer Milano – 1937


Stefan Zweig
LEGGENDE
LA LEGGENDA DELLA TERZA COLOMBA – IL CANDELABRO SEPOLTO – 1937
GLI OCCHI DELL’ETERNO FRATELLO – 1922
RACHELE CONTENDE A DIO – 1930
Versione dal tedesco di Anita Rbo
Casa Editrice
Sperling & Kupfer S.A.
Milano 1937
Finito di stampare il 1° Ottobre del 1937
Pagg. 240 – Formato 14×23,5 …. L.25
Edizione numerata … 544
Prima Edizione
Unica traduzione autorizzata
I disegni contenuti nel libro sono di
BERTHOLD WOLPE di Londra
su Wolpe vedi:
sull’opera e l’autore vedi:
GLI OCCHI DELL’ETERNO FRATELLO
Non coll’astenersi dall’azione ottiene l’uomo
liberazione dall’attività,
Nè alcuno, nemmeno per un istante,
può rimanere inattivo.
Bhagavad Gita, canto terzo.
Che cos’è l’azione, che cos’è l’inazione? – Su questo
punto anche i saggi sono perplessi.
Poiché è necessario aver conoscenza dell’azione –
difficile ad intendere è la natura dell’azione.
Bhagavad Gita, canto quarto.
pag.153
Piccola nota relativa al Simbolismo Letterario:
Zweig pubblicò in tedesco nel 1907 un testo su
Emile Veharen
Baudelaire esercitò grande influenza sugli scrittori simbolisti.
Fra questi Verlaine, de Régnier, Mallarmé, Lautréamont, Corbière, Cros, Laforgue, ed i belgi Rodenbach, Verhaeren e Maeterlinck.
Zweig pose grande attenzione a questa corrente ed in particolare a Verhaeren.

Kim di Rudyard Kipling – Baldini e Castoldi illustrazioni di Maraja


KIM

Baldini & Castoldi 19??, Milano. Traduzione di Maria Silvi – in 4° – pp.167 – Mezza tela – Illustrazioni nel testo e fuori testo di Maraja
D.o-C.p.
Su Libico Maraja
dai siti:
Libico Maraja (1912-1983) pittore, disegnatore e illustratore, al tavolo luminoso durante la lavorazione del lungometraggio d’animazione La Rosa di Bagdad, a Bornato (BS) nel 1943. Illustratore, cartellonista, scenografo di nazionalità svizzera, la sua produzione esordisce dalla cartellonistica; nel 1941 fu ingaggiato nel cast de La Rosa di Bagdad e si trasferisce in Italia. Il film esce nel 1949, dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Trapiantato per sempre in Italia, diviene illustratore di favole e negli anni Sessanta raggiunge la celebrità con il suo stile inconfondibile; estremamente prolifico nella produzione, le sue illustrazioni oggi sono parte dell’immaginario collettivo di migliaia e migliaia “ex-bambini”… Fototeca distribuisce in esclusiva tutte le opere e immagini biografiche custodite nella Associazione Libico Maraja, tavole originali, fotografie, bozzetti, dipinti, prodotti editoriali, manifesti.
Nel 1938 illustra il suo primo libro per l’infanzia: “La storia di Cicc”, di Alma Chiesa, mentre l’anno dopo si sposa con Chiara Colombo, figlia di un noto musicista, che nel 1940 dà alla luce il primo figlio, Marzio.
Nello stesso anno si trasferisce a Milano. Collabora con la ditta IMA Pubblicità, per la quale illustra copertine di dischi e spartiti musicali per le Messaggerie Musicali nonché due fiabe per la casa editrice Alpe. L’esperienza come grafico nello studio ALA, le sperimentazioni di scenografia e di costumi teatrali realizzate per la Casa d’Italia, sono per Libico Maraja un prezioso bagaglio di esperienze che gli tornerà utile quando, nel 1941, la IMA Pubblicità diventerà IMA Film per realizzare il primo lungometraggio a disegni animati a colori italiano: “La Rosa di Bagdad”, di Anton Gino Domeneghini. Maraja è nominato capo scenografo e cartoonista. Il contratto con la IMA sarà uno dei momenti più preziosi per il perfezionamento della professione e per quella che sarà la scelta di vita futura. La sua arte si arricchisce e si connota sempre più per una fantasiosa ingegnosità e per il progressivo evolversi e specializzarsi della tecnica.
Nel 1947, dopo un periodo di separazione conseguente alla fine della guerra, la famiglia Maraja, cui s’è aggiunto nel 1946 il piccolo Francesco, si trasferisce a Moltrasio. Inizia ad illustrare le copertine dei quaderni Pigna. Nel 1950 illustra “Il mio mondo”, primo sussidiario a colori pubblicato in Italia per conto della Società Editrice Cinematografica. Due anni dopo, nel 1952, inizia la collaborazione con la casa editrice Fabbri. Tale rapporto durerà fino alla morte di Maraja e darà vita ad una produzione ricchissima, nella quale spiccherà, nel 1955, “Le avventure di Pinocchio”. Sviluppa anche fumetti per la Mondadori nella serie delle avventure di “Faust e Metistofele” ed i primi classici illustrati per l’Editore Conte, poi per Carroccio e per Aristea, quindi per Baldini & Castoldi, tutti del capoluogo lombardo. Nel 1954 ritorna a Como, luogo in cui intensifica tra le varie attività anche quella di pittore da cavalletto approfondendo le sue ricerche nel campo dell’astrattismo comasco insieme a Rho, Radice, Badiali, Galli e Salardi. Si fa apprezzare per le caricature di satira politica su “Ol Tivan”, settimanale di Como e provincia.
Piccola contaminazione di Jorge Luis Borges
da Conversazioni Americane pagg. 91;.120
Borges: Credo di essere più interessato alle immagini 
che alle idee. Non sono capace di pensare in modo astratto…
Anche quello che hanno fatto greci ed ebrei tendo a considerarlo non in termini
di logica ma di favole o di metafore.
Sono questi i miei ferri del mestiere. Naturalmente, ogni tanto devo ragionare.
Lo faccio in modo molto goffo. Preferisco sognare. 
Preferisco le immagini.
O come ha detto Kipling, a uno scrittore dev’essere permesso
scrivere una favola ma, in quanto alla morale della favola,
questa gli può essere ignota, oppure ce ne possono essere diverse.
Per questo cerco di continuare a sognare,
cerco di usare metafore o favole invece di decise affermazioni.
Credo che sia sempre l’altro ad avere ragione.
Borges: Io non sono un lettore di romanzi, quindi non posso
nemmeno essere uno scrittore di romanzi, perché tutti i romanzi,
anche i più belli, implicano sempre dei riempitivi, mentre
un racconto deve sempre essere essenziale. Per esempio gli ultimi racconti
di Rudyard Kipling…

Pessoa – Il Poeta è un fingitore e Lettere a Ofelia – Edizioni Japadre – 1988


a cura di Giuseppe Taviani
da: Il Poeta è un fingitore

In una catabasi espressiva limpidamente ambigua-
ma che può manifestarsi anche in forme ambiguamente limpide –
la poesia di Fernando Pessoa sembra offrirsi e ritrarsi senza requie,
inarcata dall’ansia di svelarsi e insieme rintanata nei recessi del non -detto,
anzi dell’indicibile. Una poesia di dissidi irrisolti,
travagliata e complessata fin nella ricerca dei propri autori,
molteplici nell’unità, o del proprio autore,
unico nella molteplicità.
Questo


Dicono che fingo o mento
tutto quel che scrivo. No.
Io semplicemente sento
con l’immaginazione.
Non mi servo del cuore.

Tutto quel che sogno o passo,
che mi vien meno o finisce,
è come se fosse un terrazzo
su un altra cosa ancora.
E’ questa cosa che è bella.

Per questo scrivo nel mezzo
di quel che non è qui vicino,
libero dal mio incantesimo,
serio di quel che non è.
Sentire? Senta chi legge!

a cura di Giuseppe Taviani
da: Lettere a Ofelia
La follia, l’oscurità, ma anche il candore infantile,
il pudore estremo: l’ambiguo universo
pessoano racchiuso in questo carteggio amoroso,
importante documento dell’unica relazione sentimentale conosciuta 
del grande poeta portoghese, struggente testimonianza
della sua incapacità di

Diario Notturno di Ennio Flaiano – Bompiani 1° Edizione


Ennio Flainao
Diario Notturno
e altri scritti:
SUPPLEMENTO AI VIAGGI DI MARCO POLO
SEI RACCONTI UTILI
LA SAGGEZZA DI PICKWICK
UN MARZIANO A ROMA
FINE DI UN CASO
VARIAZIONI SU UN COMMENDATORE

Bompiani 1956
1° Edizione Bompiani 1956
Assieme ad altri scritti che lo completano, appunti, annedoti
viaggi e raccontini immaginari,
raccolgo qui gran parte del Diario notturno, ringraziando
Mario Pannunzio che l’ha ospitato sul e
Valentino Bompiani che ha voluto riunirlo in volume.
Debbo avvertire che i nomi di alcuni personaggi citati sono falsi,
eccetto quelli dei personaggi fittizi, che sono veri.
                                                                                         E.F
9. Commiato
Qui finiscono i miei appunti. Dandoli alle stampe
so che poteri temperare qualche giudizio, ricredermi
di qualche aspetto della vita che si conduce laggiù:
ma queste furono, insomma, le mie prime impressioni.
Del resto nessuno più di me ama e apprezza
i Poveri, i loro usi e costumi, il loro cielo e la loro speranza.
Dirò anzi che, quando al piroscafo vidi 
allontanarsi le coste di quella felice Arabia, capii che ero
condannato a vivere nel provvisorio per il resto della mia vita.
Se potessi tornare indietro ritroverei la mia strada ad occhi chiusi.
Qiale perfetto mendicante dorme in me! E con quanta saggezza risponderei 
all’imperatore se mi chiedesse di diventare suo ministro!
Addio, poveri: sarà per un altra volta.
[1945]
da SUPPLEMENTO AI VIAGGI DI MARCO POLO pag..46

Miguel de Unamuno – Il fiore dei miei ricordi e Commento alla vita di Don Chisciotte


D.o-C.p
Il fiore dei miei ricordi / Miguel de Unamuno ; traduzione e note a cura di Gilberto Beccari. – Firenze : Vallecchi, stampa 1920. – 130 p. : ill. ; 19 cm.
“...questo vecchio fiore dei miei
ricordi mi manda, attraverso gli anni, il
suo profumo...”
(Parte I – CAP. V PAG.30)
“Non mi ricordo di essere nato.
Il fatto che io nascessi – e il nascere è il mio avvenimento
cardine del passato, come il morire sarà quello del futuro –
che io nascessi è cosa che so d’autorità e per deduzione. Ed ecco come del
più importante atto della mia vita non ho notizia intuitiva
e diretta; debbo attenermi, per credere ad esso, alla testimonianza altrui.
Il che mi consola, facendomi sperare di non avere neppure nell’avvenire notizia
intuitiva e diretta della mia morte.”
Cap. I della Prima Parte
La Fanciullezza

D.o-C.p.
Unamuno, Miguel : de. Commento alla vita di Don Chisciotte / di Miguel de Unamuno ; nuova versione autorizzata dall’autore. – 4. ed. – Milano : Dall’Oglio, stampa 1947. – 299 p. ; 18 cm.
Per visionare altri testi si veda il link seguente del Catalogo Collettivo dei Beni Culturali Livornesi:

Unamuno – Soliloqui e Conversazioni


“Ammiro quelli che sanno distaccarsi da loro stessi, ma non li imito, ne voglio imitarli”
Unamuno, “Soliloqui e Conversazioni” pag. 13 
“Il paradosso è figlio della passione”
“Non guardate alla lira che vi do’, ma al calore ch’essa vi comunica dalla mia mano”
“Tu sai che conversando, si studia molte volte più che meditando.”
“Io non produco, consumo”..Elogio all’ozio!
“..Sì, lo so, non sono simpatico a tutti quelli che mi leggono; forse non lo sono nemmeno alla maggior parte di loro. Ma che ci devo fare!…Purché mi leggano..Or non è molto, mi scrisse un amico e concittadino basco, dicendomi che, quantunque molte volte non condivida le mie opinioni, mi legge perché gli suscito idee per reazione. Sono molto soddisfatto di questo, di poter suscitare idee in chi mi legge, quantunque queste idee siano contrarie a quelle che espongo e difendo. Peraltro vi sono molti, moltissimi lettori a cui non piace che si obblighino a pensare, e che ricercano solo chi dica loro ciò che già sanno, ciò che hanno già pensato.
Uno scrittore, per rendersi simpatico, non ha che ad accarezzare e avvalorare i preconcetti dei suoi lettori, e ribadire in questi luoghi comuni che portano incrostati nella mente…La maggior parte delle persone legge per non istruirsi..Gli dà noia che lo si ecciti, gli dà noia che lo si contraddica, ma più gli dà noia che gli si dica qualcosa alla quale mai pensò. V’è un dolore spirituale analogo a quello fisico; v’è un dolore spirituale che si avverte quando a qualcuno si strappano i tessuti dell’anima….”
Editori Rinascimento del libro 1939
copia numerata n.425 su 500
D.o -C.p

Sartoris


William Faulkner
SARTORIS
ROMANZO
MILANO,, GARZANTI 1955
UN RICORDO DI FERNANDA PIVANO SULL’AUTORE
AMERICANA Le passioni letterarie, le manie, i capricci del premio Nobel nato un secolo fa nel ricordo di un lontano incontro milanese
I furori italiani di mister FAULKNER
Arrivo’ per la prima volta a Genova negli anni Venti Poi torno’ nel nostro Paese nel 1953: Alberto Mondadori gli propose un’ opera omnia che allora non si fece. Una statua per celebrarlo. E’ guerra nel Mississippi. Il cantore del Profondo Sud
Faulkner all’attenzione di lettori e studiosi e’ il centenario della sua nascita: il grande scrittore Premio Nobel 1949 e’ stato battezzato da un ministro metodista col nome William Cuthbert Faulkner il 25 settembre 1897. La sua semantica e’ stata studiata in tutte le universita’ del mondo, le sue tematiche sono state esaminate in migliaia di tesi di laurea; dopo averlo svillaneggiato e sbeffeggiato nel momento della sua creativita’ piu’ intensa, lo hanno fatto girare per tutto il mondo a fare conferenze, che ha affrontato con ironia vendicatrice sottraendosi ai discorsi teorici e presentandosi come un contadino. In Italia e’ venuto per la prima volta molto prima delle conferenze, quando aveva 28 anni e usciva dall’esperienza di New Orleans, dove Sherwood Anderson lo aveva introdotto alla propria prosa irresistibile e gli aveva dato il consiglio che fece la sua fortuna: quello di scrivere “sul fazzoletto nel Mississippi di terra dove era nato”. A New Orleans aveva fatto amicizia con Williams Spratling, un pittore, scrittore e organizzatore di feste e riunioni che raccoglievano gli intellettuali del posto. E’ stato Spratling a suggerirgli di venire in Europa, con 70 dollari in tasca ma alcune lettere di presentazione per Ezra Pound, James Joyce e T.S. Eliot. Faulkner non uso’ le lettere; invece si trovo’ al centro di avventure imprevedibili che hanno fatto la felicita’ dei biografi. Spartling e Faulkner partirono sulla nave da carico “West Ivis” e il 2 agosto 1925 il capitano McLain approdo’ al porto di Genova, diretto a Napoli. Ma Spratling e Faulkner scesero a Genova, in cerca di uffici cambi che pero’ erano tutti chiusi. L’ufficiale in seconda affermo’ di sapere dove cambiare i dollari e li condusse in un cabaret foderato di velluto rosso; appena seduti a un grande tavolo erano stati raggiunti da alcune ragazze di buona compagnia. La compagna di Spratling lo aveva distolto dal gruppo per appartarsi con lui e l’avventura era finita con la comparsa dei carabinieri che avevano portato via Spratling facendogli passare la notte in prigione. Poi Spratling aveva preso un treno per Roma e Faulkner aveva proceduto lungo la costa per vedere quello che Yeats chiamava la “sottile linea di madreperla spezzata di Rapallo”, dove aveva vissuto Ezra Pound. Poi aveva preso il treno per Milano: di li’ aveva mandato una cartolina alla madre impressionato dai “merletti di pietra” del Duomo e aveva proseguito per Stresa, dove avrebbe dovuto incontrare Spratling. Da Stresa era andato nel villaggio di montagna di Sommariva a vivere coi contadini, falciando l’erba con loro, mangiando con loro pane e formaggio e ritornando al villaggio al tramonto. Poi aveva incontrato Spratling ed erano andati a Montreaux, a Ginevra e a Parigi. Era ritornato in America il 19 dicembre 1925. La gita in Italia divento’ col tempo una via di mezzo tra uno sbiadito ricordo e un romantico tema da tenere nello scrigno del materiale utilizzabile in un libro. Quando era ritornato in Italia nel 1953 era ormai uno scrittore famoso ma gia’ tormentato da amori sfortunati e gia’ all’inizio della sua disintegrazione alcolica. Lo aveva chiamato a St. Moritz il regista suo amico per tutta la vita Howard Hawks per lavorare alla sceneggiatura del film Land of the Pharaons (Terra dei Faraoni). Faulkner si lamentava perche’ non sapeva come parlassero i faraoni e proponeva di farli parlare come colonnelli del Kentucky. Howard Hawks, un po’ preoccupato, il 4 dicembre 1953 lo aveva portato per due settimane a Stresa sperando che la nostalgia dell’avventura di giovinezza lo rasserenasse abbastanza da farlo lavorare. Erano ospiti di un amico di Hawks in una tenuta sul lago. Poi Hawks il 19 dicembre 1953 lo aveva sistemato a St. Moritz, con l’idea di farlo restare fino al 15 gennaio. Faulkner continuava a bere e nel suo oceano di Bourbon il 24 dicembre 1953 aveva conosciuto la bellissima e ricchissima diciannovenne Jean Stein, innamorata pazza di lui che aveva cinquantasei anni. Jean lo aveva conquistato trattandolo da artista invece che da “celebrita” come avveniva di solito in America: aveva ottenuto la fiducia di Faulkner che, contro le sue abitudini, le aveva offerto la spiegazione fino ad allora segreta delle sue tematiche: Jean lo ascoltava incantata e subito in quei giorni scrisse la famosa intervista che usci’ sulla Paris Review nel marzo 1956 e resta il documento piu’ sicuro dei pensieri di Faulkner. Dopo qualche girovagare in Europa, lo scrittore il 19 gennaio 1954 era venuto a Roma, e all’hotel Excelsior aveva discusso con Humphrey Bogart e Lauren Bacall la notizia secondo cui Hemingway era dato per morto in un incidente aereo in Africa. Nelle interviste a Roma aveva difeso Hollywood, ma la sua intenzione era in realta’ del tutto assorbita da una questione legale a proposito di A Fable, il fluviale romanzo appena finito. A rasserenare Faulkner era stato l’arrivo di Jean Stein, venuta da Parigi all’insaputa della famiglia, ma la felicita’ di Faulkner era stata di breve durata perche’ gia’ il 15 febbraio aveva dovuto andare al Cairo, arrivando cosi’ ubriaco che dall’aereo era stato portato via in ambulanza. A Roma ritorno’ il 28 agosto 1955, inviato dal governo, trovando di nuovo Jean Stein ad aspettarlo. L’ambasciatrice Claire Boothe Luce lo invito’ a colazione con Alberto Moravia, Ignazio Silone e alcuni altri letterati, ma senza Jean, e Faulkner rispose a monosillabi alle loro domande. Poi erano ricominciati i suoi doveri del viaggio ufficiale, il 9 settembre, con un centinaio di giornalisti romani, il 12 settembre con ottantacinque napoletani, il 14 con cinquanta milanesi: ottanta quotidiani e dodici settimanali parlarono di lui. Il 14 settembre ’55 era andato a Milano invitato dalla rivista Epoca della Mondadori, e al ristorante Savini di allora, in una fantasmagoria di lusso e di potere, Alberto Mondadori, grandissimo editore, aveva espresso a Faulkner la sua magari un po’ ciclotimica ma esaltata ammirazione proponendogli una sua Opera Omnia in italiano. Faulkner ne aveva scritto a mano un indice molto particolareggiato, che era stato chiuso nella cassaforte della Mondadori e poi era scomparso, con grande dolore di Alberto. Su richiesta di Alberto, Faulkner aveva scritto alla Garzanti, che aveva pubblicato il romanzo Sartoris, chiedendo il permesso di includere nella Omnia anche questo volume. Nel pomeriggio, non ancora ubriaco, era stato condotto all’Usis, nella deliziosa sede un po’ vecchiotta, e soffocato da una folla da concerto rock, affranto dalla fatica e dal caldo, aveva risposto alle domande accademiche dei critici usando il suo repertorio internazionale noto ad alcuni di noi: che lui non era uno scrittore ma un contadino, che quello che gli piaceva dell’Italia erano il pane e le donne, che non conosceva nessuno scrittore italiano. Aveva voluto venire a cena con me, che lo avevo conosciuto a Parigi, mettendoci in gravissimo imbarazzo perche’ ne’ mio marito ne’ io, a quei tempi della nostra felice boheme, avevamo di che pagargliela, la cena; ma il caro Franco, direttore del Don Lisander di allora, ci aveva fatto credito fino all’indomani. Era cominciata una conversazione deliziosa basata sui ricordi dei cibi che ciascuno di noi aveva provato nei nostri molti viaggi, e conclusa poi in un’esplosione del suo humour quando aveva inventato uno sketch sulla famiglia della signora Tesio, dove doveva andare l’indomani, immaginandola tutta mobilitata a lucidare le argenterie, pulire i tappeti, stirare le tovaglie. Non era stato facile farcelo andare, a quella colazione, ma il 15 settembre ’55 aveva finito per ubbidire all’editore italiano e, accompagnato da Guido Lopez, direttore dell’ufficio stampa della Mondadori, si era lasciato trasportare alla famosa scuderia Tesio a Dormelletto, vicino al lago Maggiore, dove la gentile signora lo aveva accolto dicendogli: “Mi dicono che lei parla un po’ d’inglese, mr. Faulkner”; al che Faulkner, impassibile, aveva risposto: “A little bit, madam”, “Un pochino, signora”. Il 17 settembre era partito per Monaco. L’avevo accompagnato alla stazione, dove ho fatto la piu’ buffa gaffe della mia vita offrendogli una bottiglia di acqua minerale per il viaggio. Mi aveva guardato sbalordito e aveva aperto lo zaino, suo unico bagaglio, per mostrarmi che conteneva solo quattro bottiglie di Bourbon. In Italia non e’ piu’ venuto, l’Opera Omnia non si e’ pubblicata. I nostri giornali quell’anno scrissero che “la presenza di Faulkner in Italia e’ stata il principale avvenimento dell’esta te”.* —————————————————————– Il cantore del Profondo Sud Nato nel Mississippi da una famiglia aristocratica rovinata dalla guerra di Secessione, William Faulkner resto’ segnato anche nella sua produzione letteraria dalla nostalgia del vecchio Sud agricolo: la decomposizione della civilta’ che aveva intorno, e le sregolatezze generate da questo processo, furono spunto inesauribile di ispirazione. L’anno che lo rivelo’ fu il 1929 quando uscirono sia Sartoris sia L’urlo e il furore, ambientati nell’immaginaria contea di Yoknapawpha che fu, da allora, il teatro di vita dei suoi eroi. “Poeta delle anime primitive, oscure e dannate” Faulkner nel ’31 consegno’ in Santuario la sua visione di un fato ineluttabile quanto crudele. Scrittore difficile, epico, capace di mischiare genialmente humour, tragedia e grottesco, Faulkner, premiato col Nobel nel ’49, fu apprezzato forse prima in Europa che in America. Non tanto in Italia: Pavese alla prima lettura (in inglese) nel ’32 lo giudico’ “un gran noioso” e la censura fascista blocco’ l’uscita presso Mondadori di Santuario nel ’34. Solo nel ’37, con Oggi si vola, Faulkner apparira’ in Italia.* —————————————————————– Una statua per celebrarlo E’ guerra nel Mississippi LWASHINGTON a storia e’ vera, e sarebbe degna di una grande penna. In una cittadina di provincia del Profondo Sud, diecimila anime, il sindaco e il medico decidono di erigere una statua alla defunta gloria locale, nientemeno che un premio Nobel della letteratura, in occasione del centenario della sua nascita. Raccolgono 50 mila dollari, tra contributi pubblici e privati, e si rivolgono a un noto scultore. Ma sorge un problema: il posto d’onore, nel piccolo giardino del municipio, e’ occupato da una colossale pianta di magnolia che e’ l’orgoglio della cittadinanza. Il sindaco e il medico decidono d’abbatterla. Apriti cielo! Incitata proprio dalla famiglia della gloria, che sottolinea la sua avversione a questi riconoscimenti, la cittadinanza insorge. Il sindaco e il medico non s’arrendono. Nottetempo, mandano una squadra di boscaioli a segare la magnolia, e a nasconderla. Al suo risveglio, la cittadinanza esplode. Depone corone di fiori e lettere di protesta sulla “cara estinta”. Niente statua, il comune restituisca i fondi. Chi sono i protagonisti della storia? La cittadina e’ Oxford, nel Mississippi; la gloria locale e’ William Faulkner, la voce piu’ originale della letteratura americana, che vi visse dall’eta’ di cinque anni fino alla morte nel ’62; il sindaco e’ John Lesley che lo conobbe bene, e il medico, ormai ottuagenario, e’ Chester McLarty che lo curo’ a lungo; la famiglia e’ formata dalla figlia, Jill Faulkner Summers, e due nipoti, Murray Falkner (senza la u, il cognome originale), e Jimmy Faulkner. Il motivo della crisi: il 25 settembre prossimo tutto il mondo celebrera’ il centenario della nascita del Nobel, e i suoi due amici non volevano che la cittadina ne rimanesse esclusa. Una storia che Faulkner avrebbe scritto volentieri. Il sindaco e il medico non hanno tuttavia la minima intenzione di piantare un’altra magnolia e di rinunciare alla statua. “La pianta era mia”, ha proclamato il sindaco “e potevo farne cio’ che mi pareva”. Il secondo: “Oxford non ha dedicato nemmeno una strada a William Faulkner, e’ una vergogna!”. Lo scultore, William Beckwith, garantisce “una scultura dignitosa”, un piedestallo alto un metro con una figura di due metri e mezzo (“Faulkner”, spiega “non arrivava a 1,70, sembrerebbe un nano se la statua fosse al naturale”). Per convincere la famiglia e la cittadinanza riluttanti, il trio ha aperto negoziati. Ma Jill Faulkner Summers ha sottolineato che il padre “non avrebbe tollerato questa violazione della sua intimita”, e Murray Falkner ha minacciato di dinamitare “qualsivoglia monumento”. Ma il sindaco, il medico e lo scultore non disperano: “La storia ha legato indissolubilmente Oxford e il romanziere”, ha detto il sindaco “e la cittadinanza non ha ritirato i fondi. Si rassegnera”. La legge e’ dalla parte del sindaco e del medico: il benestare della famiglia non e’ necessario per l’erezione della statua, e lo stato la caldeggia. Ma l’universita’ di Oxford, pomposamente chiamata Universita’ del Mississippi, concorda con la cittadinanza che per William Faulkner sarebbe un affronto personale. Il suo rettore William Ferris ricorda che il Nobel non amo’ i concittadini. “Si divertiva a scandalizzarli”, dice. “Talora indossava l’uniforme di ufficiale inglese, tal’altra si sedeva nudo su di un cedro, spesso si ubriacava. I suoi antenati furono pilastri della comunita’, ma egli ne fu il contestatore”. Per Ferris, sarebbe stato meglio se il sindaco e il medico gli avessero dedicato la magnolia: “Tagliarla e’ stata una mascalzonata, come solo un personaggio di Faulkner avrebbe fatto”.*
Pivano Fernanda
*dalla descrizione del venditore di EBay
http://myworld.ebay.it/lacollezionistamoltocarina65/

Salammbò 1927 – Flaubert – Sonzogno


– Tu lo custodirai presso di te, Capisci! –
Gustave Flaubert Salammbò
Traduzione di Aristide Polastri
Casa Editrice Sonzogno 1927
Tu lo custodirai presso di te, Capisci!

T. Mann – Una traversata con Don Chisciotte


N.18 della collana Biblioteca delle Silerchie
1959
C. P.
Una traversata con 
Don Chisciotte
19 Maggio 1934

…”Lettura di viaggio: è un concetto che implica subito una svalutazione. E’ diffusa l’idea che quel che si legge in viaggio debba essere la roba più leggera e scadente, stupidaggini per ammazzare il tempo. Io non l’ho mai capito. Anche a prescindere dal fatto che la cosiddetta letteratura amena è la più noiosa del mondo, non riesco a persuadermi perché mai , in un occasione così austera e solenne come è sempre un viaggio, si debba abbassare il livello delle proprie consuetudini intellettuali dedicandosi alla stupidaggine. Forse che lo stato di libertà e di tensione insito al viaggiare crea una predisposizione d’anima e di nervi in cui la stoltizia ci ripugna meno del solito? Ho parlato più sopra del rispetto. Nutrendo io stima per la nostra impresa, è ben giusto e conforme che stimi anche la lettura che la dovrà accompagnare. Il Don Chisciotte è un libro mondiale: sarà il libro che si conviene ad un viaggio mondiale. Fu un ardita avventura lo scriverlo, e l’avventura passiva rappresentata dal leggerlo è adeguata alle circostanze. E’ strano, ma io non ne ho mai portato a fine sistematicamente la lettura. Voglio farlo qui a bordo e superare questo oceano narrativo, così come entro dieci giorni avremmo superato l’Atlantico. Mentre do espressione scritta a questo proposito, l’ancora stride. Si parte. Vogliamo salire sopracoperta per guardarci alle spalle e verso l’orizzonte.
Pagg. 16 e 17
Sulla Collana Editore il Saggiatore:
Sull’illustratore Balilla Magistri:
Su di un recente spettacolo teatrale a Bologna “Una traversata con Don Chisciotte“, che si propone come diario di viaggio della prima traversata transoceanica di Thomas Mann verso l’America.:

Il ventre di Parigi – Emilio Zola


Collezione personale

Il ventre di Parigi
Vol.I e Vol. II
serie I romanzi dell’Iride
1934

Dall’interno pagina: Questa nuova collezione della S.A. Editrice “Elit” ha l’intento di migliorare, nella sua scelta, nelle sue traduzioni, nella sua presentazione tipografica, il libro popolare, lasciandone immutato il prezzo, ma sollevandone il tono letterario ed editoriale allo stesso livello delle Grandi Collezioni italiane e straniere.
Essa sceglierà con somma cura e presenterà in dignitosa e moderna veste le opere più significative della letteratura mondiale di tutti i tempi, senza limitazione di gusti, di tendenze, di genere, sicché tutti, dal lettore novizio specialmente avido di prosa facile e avventurosa, al lettore iniziato alle più raffinate esperienze, potranno ritrovarvi nomi e titoli cari alla loro fantasia e al loro cuore.
Allo scopo di offrire al pubblico una guida che lo orienti nel carattere e nel genere delle opere da noi presentate, abbiamo contrassegnate le loro copertine con strisce il cui colore gli permetterà di situarle nelle seguenti categorie:
VERDE: Romanzi di avventure storiche o cavalleresche.
GIALLO:Romanzi criminali e misteriosi.
AZZURRO:Romanzi psicologici, o d’amore.
VIOLA: Romanzi di costumi, di cosmopolitismo, di colore.
ROSSO:Riesumazioni di celebri romanzi, oggi introvabili.
ARANCIONE: Romanzi umoristici.
IL VENTRE DI PARIGI
(rosso)
I

In mezzo al grande silenzio e nel deserto dello stradale, i carri degli ortolani andavano in su, verso Parigi, e gli echi delle scosse delle ruote battevano nelle facciate delle case, addormentate dalle due parti della via, dietro le linee confuse degli olmi. Sul ponte di Neuilly, un carretto di cavoli e un carretto di piselli s’erano accompagnati agli otto carri di rape e di carote che venivano in giù da Nanterre; e i cavalli andavano da soli, a testa bassa, con quella loro andatura pigra e uniforme, rallentata anche più dall’erta della strada. In cima ai carri, sdraiati con la pancia sui carichi di verdura, coperti dalla loro coperta a piccole righe nere e grigie, i carrettieri sonnecchiavano, con le redini ai polsi. Ogni tanto, appena un becco di gas sbucava da una macchia d’ombra, la luce guizzava sui chiodi d’una scarpa, sulla manica turchina di una casacca, sul cucuzzolo di un berretto, e lasciava intravedere codesti oggetti in tutta quella enorme fioritura di mazzi rossi di carote, di mazzi bianchi di rape, di mucchi verdi di piselli e di cavoli. E, lungo tutta la strada, per le strade vicine, di faccia, alle spalle, tanti rintronamenti lontani di carriagi, annunziavano altri carichi uguali a quelli, tutto un terremoto che arrivava attraversando le tenebre e il sonno pesante delle due dopo la mezzanotte, e cullando la città buia nel frastuono di tutta quella roba da mangiare che passava.
Pagg.5 e 6
Splendida e maniacale descrizione “scientifica” da parte di Zola in questo Romanzo del genere Naturalista – pubblicato nel 1873, affresco di una Parigi alle porte della Grande Esposizione Universale.
Zola – Ritratto da E.Manet
http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89mile_Zola

Link sul capitolo della Morgue tratto da Teresa Raquin:
http://www.sagarana.net/rivista/numero31/narrativa6.html

Opera grafica di K. Kollwitz (1867-1945) dedicata al Germinal di Zola
Link dell’artista interprete dello scritto di Zola Germinal:
http://www.homolaicus.com/arte/kollwitz.htm