http://webtv.cubovision.it/video/intrattenimento/cinecitta_luce/doc/dv-50227631.html
Ceramiche Art Deco – Le figure femminili
http://webtv.cubovision.it/video/intrattenimento/cinecitta_luce/doc/dv-50227631.html



Abbigliamento femminile fra Otto e Novecento |
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e i vari temi premiati, temi di studenti di varie scuole italiane tra cui
Tadini (Brescia), Salvini (Roma), Pazzaglia (Bologna), Caruso (Trieste), Lagonigro (Campobasso), Bobbio (Roma), Pratesi (Firenze), Cornacchia (Ravenna), Astorino (Catanzaro), Calderini (Milano);
ma ottennero anche “menzione onorevole” gli studenti
Bruni (Roma), Prato (Mondovì), Cobianchi (Fiume), Demma (Salerno), Cocito (Cuneo), Teodori (Firenze), Lambranzi (Verona), Calleri (Torino), Bottau (Bologna), Vigna (Torino), Marziali (Assisi), Mura (Cagliari).

Collezione Personale
Bibliografia:
Sulla Battaglia del grano
vedi documentari e immagini al seguente link:
http://www.archivioluce.com/archivio/
Altri link:
http://digilander.libero.it/trombealvento/vari/grano.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_del_grano
Sito di Antiquariato con valutazioni:
http://www.cosevecchie.com/mussolini7.htm
http://www.scaffaleantico.com/futurismo.htm
La satira come arma e come segno
La donna, alla fine del secolo XIX, era ancora nella condizione di una creatura che, ritenuta per costituzione (più che per motivi economici) non in grado di autonomia e indipendenza, era da tenere sotto costante tutela/protezione, e dunque rimaneva priva di certi diritti che invece tutti gli appartenenti al sesso maschile avevano ottenuto già da tempo. Soltanto le appartenenti alle famiglie più facoltose potevano permettersi di sfidare le rigidissime convenzioni sociali esistenti.
La nuova realtà sociale prodotta dall’industrializzazione comincia però a cambiare la condizione di molte donne.
E, se nella classe operaia la manodopera femminile era sottopagata e sfruttata ancora più di quella maschile, alla donna di qualsiasi ceto restava completamente preclusa la vita politica, compreso l’emblematico diritto di voto.
Presto, tuttavia, le donne cominciarono a reagire. La lotta, partita soprattutto dalla giovane nazione americana e dall’Inghilterra, con il movimento delle ‘suffragette’ (nomignolo dispregiativo, usato dagli uomini di tutti i partiti e di tutti i ceti sociali per deridere la pretesa delle donne al suffragio), incontrò una resistenza accanita da parte di politici, intellettuali, operai, mariti, figli e padri, che pure, talvolta, condividevano i principi di giustizia sociale. Le reazioni del ‘pubblico’ maschile furono quasi sempre improntate all’ironia.
A cavallo tra Ottocento e Novecento, l’umorismo infatti prendeva come bersaglio la donna raffigurata nei suoi vezzi e nelle sue frivolezze, dall’atteggiamento all’abito, in una parola le sue debolezze vere o presunte: nel momento in cui si deve prendere atto della novità di donne che escono dalle mura domestiche, lavorano, fanno sport, guidano l’automobile, partecipano sia pure con grandi difficoltà alle trasformazioni tecnologiche e sociali della civiltà occidentale, la reazione non si fa attendere e, ai tipi dell”ochetta’ scervellata e fatua, della matrona dispotica e snob, della sensuale interessata e arrampicatrice, si affianca ad esempio quello della ‘cavallona’ androgina e priva di grazia.
Vedi link:

Inerme e debole come un uccellino, il bambino appena venuto alle luce si rannicchia tutto nelle protettrici braccia materne. Ed il cuore della madre riversa la sua esuberante tenerezza sull’amata creaturina; ella vorrebbe difenderla contro ogni pericolo, allontanare da lei con le assidue cure tutti i possibili mali per vederla crescere alla salute ed alla letizia, sotto il caldo raggio dell’amor suo.
Senonchè troppo spesso questo stesso amore è destinato a diventare lo scoglio contro il quale si infrangeranno il benessere, l’avvenire, forse la vita del piccolo essere incosciente.
Da un lato, infatti, si suole eccedere nelle cure, indebolendo l’infante e rendendolo così preda doppiamente facile dei nemici che da ogni parte lo minacciano; dall’altra l’inesperienza e l’ignoranza, specie nelle giovani mamme, rappresentano ancora una parte troppo preponderante e funesta nel primo stadio dell’allevamento umano.
Certo anche le madri dei secoli scorsi erano animate dalle migliori intenzioni ed avevano esclusivamente ed ardentemente di mira il bene delle creaturine loro;eppure ciò non le tratteneva dal tormentarle in mille guise, nell’assoluto accecamento di chi ignora le più elementari leggi dell’igiene ed i bisogni di un corpo in formazione.
Non occorre rimontare a tempi remoti per trovarci di fronte al predominio delle fasce, le quali stringevano spietatamente le tenere membra, privandole di qualsiasi libertà di movimento. ..
..Per fortuna, anche in questo argomento, come in parecchi altri, i tempi nuovi anno recato mutamenti radicali. Nondimeno molti, troppi, sono rimasti refrattari al benefico influsso, e non solo nei paesi barbari, ma anche presso i popoli più avanzati, succedono talora certe anomalie nel dominio dell’allevamento infantile, atte a far fremere d’orrore ogni persona ragionevole.
Per esempio, in talune provincie di Francia, regna tuttavia l’antica e crudele costumanza di assicurare la testa del neonato ad un cuscino ben duro, o peggio ancora, ad un asse, per ottenere la nuca piatta; ciò che agli occhi di quelli ingenui contadini forma l’ideale della bellezza. Nella Fiandra le madri avvolgono strettamente il capo dei loro rampolli in pannolini e bende per “tenere indietro le tempie”. In altre regioni si fanno portare alle bambine delle attillate cuffiette da bambola, legandole in guisa da tener fortemente compresse le orecchie e la pelle della fronte, ove si forma un vero e profondo solco; oppure, come avviene in certe provincie tedesche, si assicura sul cranio del neonato un pezzo di cartone acciò la parte superiore di esso riesca piatta e larga.
E’ Facile indovinare le conseguenze di un tal genere di pratiche: la debolezza di mento e lo stesso idiotismo completo, spesso non anno altre origini, e nelle sezioni infantili dei manicomi se ne incontrano numerose e non dubbie prove.
… i sacchi ed i sostegni di tela coi quali le contadine francesi del dipartimento dell’Ardiége solevano sospendere i bambini alla parete od al tetto della stanza, in posizione verticale, ,mentre esse uscivano nei campi pel consueto lavoro.

…Ma, d’altra parte, è lecito gridar la croce contro le madri che infliggono alla propria prole simili tormenti? No di certo, poichè le poverette credono in buona fede di agire pel meglio e veramente non sanno quello che si fanno.
Spetta invece alla gente colta e civile, familiare con le leggi della fisiologia e coi bisogni reali della vita, aprire gli occhi a quelle disgraziate inconsciamente crudeli, e non risparmiar fatiche nè premure, finchè anche nelle loro menti rozze non penetri il concetto di ciò che è utile e di ciò che è dannoso ad una esistenza sull’inizio, finchè i pregiudizi e le idee errate non abbiano creduto alla voce della ragione ed il fanciullo inerme non possa svilupparsi sanamente, liberamente fino ad un’utile e laboriosa virilità, anzichè correre il rischio di subire per lunghi anni, forse per tutta la vita, le tristi conseguenze dell’ignoranza materna.
(Da Fur Alle Well)
Trascrivo, estrapolandone fedelmente, alcuni stralci, di un articolo pubblicato sulla rivista La Lettura N.V Gennaio 1905, sui Bambini in Culla. Le immagini sono tratte dalla stessa pubblicazione.
Memoria storica di estremo valore per contenuto ed immagini.
dall’articolo, la pagina
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