Luigi Bompard – Proton 1924


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Proton 1924
Bompard IV di Copertina de: Il Romanzo Mensile – Dicembre 1926

LUIGI BOMPARD

Bologna,1879 – Roma, 1973.

Pittore autodidatta, Bompard partecipa ad alcune esposizioni all’inizio del Novecento; ma è con l’attività di illustratore su periodici ( Italia Ride, Travaso delle Idee, Novissima, La Lettura ) che raggiunge la notorietà. In seguito si dedica anche al cartellonismo,favorito dai contatti avuti con Leonetto Cappiello esibendo comunque un tratto simile a quello di alcuni illustratori di riviste tedesche. Acquafortista di talento, Bompard è molto apprezzato per alcuni suoi manifesti di buona cura pittorica e decorativa ancorchè piuttosto tradizionali. La sua tematica si articola intorno a personaggi o fatti del mondo dell’alta borghesia e del teatro. Gli esemplari sul mercato sono infrequenti e ricercati.

Collezione Personale

La Rivoluzione Industriale ed i nuovi processi di stampa


L’età dei lumi aveva gettato le premesse per far scattare una frenesia inventiva che fu caratterizzata dall’invenzione della macchina a vapore ed altri sistemi tecnologici che vennero applicati anche in campo tipografico facilitando la produzione in serie di libri e riviste.
Il grado culturale e l’alfabetizzazione crescevano e pertanto bisognava soddisfare il bisogno di sapere ed informarsi di dotti e studiosi attraverso anche la nascita dei primi giornali.
La Linotype (1886) e, successivamente, la Monotype furono il gran passo avanti nella stampa tipografica.
La possibilità infatti di poter produrre vari caratteri e famiglie, in gran quantità e rapidamente, velocizzarono i procedimenti di stampa grazie anche all’invenzione del telaio meccanico, del torchio a carrello, del clichè e il perfezionamento della fotografia che cominciava a sostituire le illustrazioni fatte a mano.
E’ poi nel ‘900 che vengono costruite le macchine da stampa di tipo industriale: le rotative, le macchine per stampa offset.
Il ruolo principale nello sviluppo dell’arte tipografica è dato dalle applicazioni delle tecniche fotografiche che danno il modo di stampare immagini a colori: dal dopoguerra nasce la stampa a colori !
Il procedimento delle stampe a colori si basa sulla quadricromia (da qualche parte troverete scritto quatricromia) consistente in 4 pellicole corrispondenti ognuna ad un colore (cyan, magenta, giallo e nero) ricavate dalla riproduzione selettiva delle immagini a colori attraverso un’opportuna filtratura dei colori complementari e per mezzo di una retinatura indispensabile a dare tutte le sfumature di colore presenti nell’immagine originale.
Le 4 pellicole così realizzate, venivano messe a contatto delle cosiddette lastre (plates) dalle quali, attraverso un opportuna foto-incisione, venivano ricavate le matrici di stampa da montare sui rulli delle macchine offset.
Le tecniche di riproduzione fotografica vengono applicate anche per la costruzione di un’altra grande invenzione quale è la fotocompositrice che fa abbandonare man, mano le precedenti monotype e linotype.
La fotocompositrice permetteva di realizzare veri e propri testi visibili su un monitor permettendo inoltre di effettuare eventuali correzioni immediate prima di stampare il tutto da montare poi su fogli di acetati, pronti per essere riprodotti.

Il Manifesto Pubblicitario



L’Arte del Manifesto Pubblicitario è un argomento molto complesso e affascinante, che corrisponde ad un preciso periodo storico, testimonia i fenomeni di contaminazione fra arte e vita, l’avvento di nuove esigenze estetiche- percettive, la necessità di individualizzazione edonistica che caratterizzano la società dell’immagine fra Otto e Novecento. (teorie e dettami delle Arts &Crafts, esposizioni universali di Arti Applicate e Architettura, produzione industriale e sviluppo delle tecniche di stampa, invenzione della cromolitografia, ecc).

I primissimi manifesti al servizio dei prodotti industriali furono ancora in nero, e costituiti di solo testo. L’avanguardia nel campo del manifesto a colori fu invece rappresentata da quella particolare industria che è il mondo dello spettacolo, nelle sue varie forme. E non è un caso se i primi manifesti di questo tipo furono realizzati proprio a Parigi; una città ricca di teatri, di ritrovi e cabaret; le personalità che ebbero una parte in primo piano in questa fase del manifesto francese e poi europeo sono: Eugène Grasset, Jules Chéret e Toulouse-Lautrec.

Dalla Francia si diffuse in Europa e negli Stati Uniti parallelamente agli altri movimenti artistici e allo sviluppo industriale e commerciale.

L’Arte del manifesto nasce in Francia

In Italia la storia del manifesto moderno commissionato dall’industria porta il nome delle Officine grafiche Ricordi. Nell’atelier della Ricordi, costituitosi nel 1896, lavorò un gruppo di artisti diretto da Adolfo Hohenstein. (celebre illustratore, dalle linee sinuose e floreali dell’Art Nouveau, ricordo tra le altre la prima illustrazione del Resto del Carlino).Il sodalizio con la ditta Mele, per la quale le Officine Grafiche realizzò una serie di manifesti per circa venti anni, nacque in un clima caratterizzato dal lavoro di equipe, in cui gli artisti lavoravano fianco a fianco con i tecnici riproduttori. Per i magazzini Mele furono realizzati centinaia di manifesti dei quali scrisse perfino Eduardo Scarfoglio. In un celebre manifesto di Marcello Dudovich del 1912 una coppia sullo sfondo ammira la dama in primo piano, che a sua volta fissa chi guarda il manifesto. E’ un’idea pubblicitaria precisa: l’ammirazione per il modello. I cartellonisti erano Dudovich, Cappiello, Metlicovitz, Sacchetti, Terzi, ai quali si aggiunsero Mauzan, Nomellini, Palanti, Laskoff. Da queste officine uscirà uno dei capolavori di Hohenstein: il grande manifesto per la Tosca, caratterizzato da un gioco di luci e ombre melodrammatiche e dal curioso serpentello sulla O della scritta in stile liberty. Il linguaggio dei primi cartellonisti è liberty, e le immagini sono ancora allegoriche ( per esaltare l’industria spesso si fa ricorso alla mitologia).

D.o-C.p.


Dal seguente link sulla mostra tenutasi al Castello di Rivoli:
Negli anni centrali del Novecento i temi della comunicazione sono la guerra, la famiglia, la solidarietà e la sicurezza. Si va dal coinvolgimento della popolazione in occasione della mobilitazione generale alla difesa dei valori nazionali durante le elezioni. Un ruolo determinante viene svolto dal dirigismo politico del periodo fascista, durante il quale le scelte politiche si trasformano in slogan: la bonifica, la guerra d’Africa, le scelte autarchiche in economia. Il Fascismo incalza e usa a man bassa lo strumento della propaganda e della pubblicità per introdurre i suoi “valori”. Come molti storici dell’arte hanno notato, in quel frangente accade una cosa insolita. Illustratori dalla parte delle donne non ritraggono signore opulente, “fattrici” di marca fascista. Le donne ritratte sono eleganti, consapevoli, colte e spesso molto presenti a se stesse. Così l’emancipazione della donna e il modello di una femminilità raggiante e indipendente si fanno strada nonostante le maglie oscure del Fascismo. E ci riescono grazie alla pubblicità, sulle riviste, ai cartelloni in strada, alle illustrazioni sui libri, grazie soprattutto agli illustratori del periodo. La ripresa industriale del dopoguerra assume presto la forma di un trionfo del prodotto e del consumo. Tutto viene prodotto e tutto viene pubblicizzato, venduto, consumato. Sono gli anni del boom economico e il manifesto esprime sempre più i nuovi valori della società e la nascita della seduzione dell’oggetto. 

L’aspetto più evidente è la comparsa a livello comunicativo di nuovi prodotti prima sconosciuti: creme solari, detersivi in polvere, scatolette di carne conservata, abiti confezionati pronti, macchine da scrivere, televisori. Tra gli autori, molti sono quelli che avevano iniziato a operare prima della guerra Seneca, Boccasile, Nizzoli, alcuni nomi si fanno frequenti come quello di Ercole Brini ed Erberto Carboni. Emerge la scuola grafica Olivetti, ma la figura più significativa è quella di Armando Testa che firma alcune campagne di successo come Carpano e Simmenthal. La mostra si chiude con una sezione dedicata a Dino Villani. Protagonista degli esordi della promozione e del linguaggio pubblicitario in Italia. Nel 1934 diventa capo ufficio pubblicità della Motta, rivelando in pieno il grande talento sia per campagne pubblicitarie tradizionali, sia per l’invenzione di iniziative di promozione e di relazioni pubbliche, inserendo per primo il concetto di sponsorizzazione di eventi. 

Appena entrato alla Motta affida la realizzazione del manifesto per il panettone a Sepo (Severino Pozzati), che ne fa un’immagine destinata nel tempo ad identificarsi con il marchio e, forse, con l’idea stessa di panettone. Villani si occupa anche della simultanea campagna pubblicitaria sulla stampa e dell’allestimento delle vetrine dei negozi Motta, ideando una vera e propria forma di immagine coordinata del prodotto. Nel 1939 concepisce il concorso “Cinquemila lire per un sorriso”, poi Miss Italia. Nomi importanti dello spettacolo, della cultura e dello sport faranno negli anni parte della giuria; celebre, nel 1948, la partecipazione di Totò, Lucia Bosé, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano o Sophia Loren. Dino Villani muore a Milano nel 1989.

Riviste Umoristiche – L’assiette au beurre n° 96 Les Cabotines par Camara


DO.CP
Anno: 1903
Luogo di edizione: Paris
Argomento: Editoria Riviste
Formato: in 4to
Legatura: Fascicolo
Note: Buono stato di conservazione.La più importante rivista di satira politica mai apparsa […] un capolavoro, in cui centinaia di caratteristi si scatenarono in una satira politica che non ha precedenti e che sarà molto imitata anche all’estero e che purtroppo è diventata rara a trovarsi, in copertina caricatura di Laurent Tailhade di Sarah Bernhard.

Sugli illustratori e le caricature femminili:

La satira come arma e come segno
La donna, alla fine del secolo XIX, era ancora nella condizione di una creatura che, ritenuta per costituzione (più che per motivi economici) non in grado di autonomia e indipendenza, era da tenere sotto costante tutela/protezione, e dunque rimaneva priva di certi diritti che invece tutti gli appartenenti al sesso maschile avevano ottenuto già da tempo. Soltanto le appartenenti alle famiglie più facoltose potevano permettersi di sfidare le rigidissime convenzioni sociali esistenti.

La nuova realtà sociale prodotta dall’industrializzazione comincia però a cambiare la condizione di molte donne.
E, se nella classe operaia la manodopera femminile era sottopagata e sfruttata ancora più di quella maschile, alla donna di qualsiasi ceto restava completamente preclusa la vita politica, compreso l’emblematico diritto di voto.

Presto, tuttavia, le donne cominciarono a reagire. La lotta, partita soprattutto dalla giovane nazione americana e dall’Inghilterra, con il movimento delle ‘suffragette’ (nomignolo dispregiativo, usato dagli uomini di tutti i partiti e di tutti i ceti sociali per deridere la pretesa delle donne al suffragio), incontrò una resistenza accanita da parte di politici, intellettuali, operai, mariti, figli e padri, che pure, talvolta, condividevano i principi di giustizia sociale. Le reazioni del ‘pubblico’ maschile furono quasi sempre improntate all’ironia.
A cavallo tra Ottocento e Novecento, l’umorismo infatti prendeva come bersaglio la donna raffigurata nei suoi vezzi e nelle sue frivolezze, dall’atteggiamento all’abito, in una parola le sue debolezze vere o presunte: nel momento in cui si deve prendere atto della novità di donne che escono dalle mura domestiche, lavorano, fanno sport, guidano l’automobile, partecipano sia pure con grandi difficoltà alle trasformazioni tecnologiche e sociali della civiltà occidentale, la reazione non si fa attendere e, ai tipi dell”ochetta’ scervellata e fatua, della matrona dispotica e snob, della sensuale interessata e arrampicatrice, si affianca ad esempio quello della ‘cavallona’ androgina e priva di grazia.

Vedi link:

Industrial Design [Erinni] AEG – SINGER


Industrial Design [Erinni]

AEGSINGER

Vienna – Mercato delle pulci Naschmarkt 1995
Erinnofilia composto dal tedesco Erinne (ricordo) e -filia (amore, simpatia).

La parola erinnofilia (erinnea= ricordare) si riferisce al collezionismo di chiudilettera celebrativi, ossia ad un prodotto grafico che si ispira alle caratteristiche del francobollo tradizionale (formato, carta gommata, ecc) con alcune importanti differenze: il valore facciale (riservato solo ai valori di stato), la numerazione, le fustellature, spesso impreziosito da una sovraimpressione in oro o argento a caldo di alcuni particolari.

Vedi link

Collezione Personale

http://it.encarta.msn.com/text_761557992___3/Industrial_Design.html
http://en.wikipedia.org/wiki/AEG

Salgari – Edizioni Pagani


Collezione Personale

Salgari – Edizioni Carroccio


Collezione Personale

                                                  

Lettere e francobolli


Lettera con cedolini e timbri
Collezione Personale

L’Agricoltura Bolognese


L’AGRICOLTURA bolognese. Bollettino mensile. Ispettorato provinciale dell’agricoltura. Bologna
Collezione Personale

TARABARALLA: Dipartimento del Reno


TARABARALLA: Dipartimento del Reno
http://books.google.it/books?id=NwlK6RpZxbcC&dq=municipalità+del+dipartimento+del+reno&source=gbs_navlinks_s