Sancta Rita, ora pro nobis – Santini da Collezione
Santa Rita da Cascia – 22 Maggio – Bologna
Questo oggetto è un libretto devozionale stampato dai PP. Agostiniani di S. Giacomo Maggiore di Bologna (Via Zamboni, 15), tempio costruito nel 1267. La copertina riporta una suggestiva riproduzione in bianco e nero di un dipinto raffigurante Santa Rita trasportata in cielo dagli angeli – probabilmente ispirato al noto dipinto di scuola bolognese. Il libretto fa parte del materiale di culto distribuito in quello che è descritto come il centro di irradiazione della devozione a S. Rita da Cascia in Emilia e Romagna da oltre due secoli.
Altre volte reliquie e reliquiari seguono l’evolversi del culto dei Santi. Nella chiesa di San Giacomo un altare privilegiato è oggi quello di Santa Rita da Cascia. Una Santa tanto nota che si fa in fretta a dimenticare che la sua canonizzazione è avvenuta solo nel 1900 ad opera di Leone XIII. La Santa, morta nel 1447 era stata proclamata beata solo nel 1627. Anche in san Giacomo il suo culto è tardo. Lo stesso dipinto che ne arreda l’altare appartiene ad uno sconosciuto pittore bolognese, certo Galgano Perpignani, la cui opera Roli data intorno al 1734 in concomitanza con la dedicazione dell’altare. Probabilmente il reliquiario del velo della Beata è ancora successivo e stilisticamente analogo all’altro di san Giacomo. L’iscrizione posta all’interno del reliquiario parla appunto non della Santa, ma della reliquia del “Velo B. Rita da Cascia”.Proclamata Santa, “Cristiana”, una devota alla Santa, “offre a S. Rita quale pegno di devozione ” un nuovo reliquiario datato “22. 5.1954”. La forma è ancora quella della teca circolare e le api che lo arricchiscono non solo quelle Barberini, ma si riferiscono al primo presunto miracolo della Santa che in una cesta e sotto un albero, in campagna, mentre la madre lavorava, venne circondata da uno sciame di api che non la punsero, ma depositarono il miele sulle sue labbra. Un’immagine che al di là della possibile veridicità merita di essere ricordata per la poetica rappresentazione. Così come merita un ricordo “Cristiana”, una persona del nostro tempo, semplice e anonima come lo sarebbe stata a lungo quella bimbetta su cui posarono il loro miele le api. Cristiana testimonia e documenta che nella casa del Signore c’è posto per tutti. Hanno trovato accoglienza gli Orsini e i Malvezzi con il loro reliquiario così come è stata accolta Cristiana. Sul reliquiario non ha inciso uno stemma nobiliare, ma un semplice nome, quello con cui, al pari dei Malzezzi e degli Orsini, era entrata a far parte della stessa “dinastia” dei credenti, attraverso il Battesimo.
Il primo è il più antico e il più prezioso: un santino cromolitografico a bordo sagomato, formato tipico di fine Ottocento–inizio Novecento. L’immagine mostra Santa Rita inginocchiata in preghiera, con angeli e putti discendenti dal cielo in un tripudio di colori delicati. Il logorio della carta, le crepe, i bordi consumati raccontano quanto sia stato tenuto, maneggiato, forse portato con sé come protezione. In basso, la scritta latina: Sancta Rita, ora pro nobis.
Retro del santino antico: Preghiera
Il retro del santino cromolitografico reca una preghiera in italiano dal sapore antico e intenso, rivolta a Rita come “Santa degl’Impossibili” — titolo che è la sua cifra più popolare. Il tono è quello della supplica personale, intima, disperata e fiduciosa al tempo stesso. Termina con 3 Pater, Ave, Gloria.
Piccoli oggetti di carta, grandi depositi di fede popolare e di storia del costume religioso italiano tra Otto e Novecento.Collezione Personale – Simona Rinaldi
Nel 1902 fondò la prima loggia dell’Ordine massonico misto internazionale Le Droit Humain in territorio inglese, a Londra, e molte delle successivei. Restò un alto esponente dell’Ordine per tutta la vita e nel corso degli anni istituì nuove logge in molte parti dell’impero britannico. Nel 1907 divenne presidente della Società teosofica, la cui sede centrale si trovava a Adyar, nella provincia del Chennai, e lo rimase fino alla sua morte.
S’impegnò attivamente a favore dell’autogoverno indiano con articoli, discorsi e attività educative e fu anche membro del partito del Congresso Nazionale Indiano. Quando nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale aiutò a lanciare l’ “Indian Home Rule movement” nella sua campagna per la democrazia in India e per far ottenere all’India lo status di dominion all’interno dell’Impero, in pratica una forma di semi indipendenza. Questo fatto condusse, verso la fine del 1917, alla sua elezione come presidentessa del “Congresso”, dopo essere stata posta agli arresti domiciliari dal governo coloniale per un breve periodo.
Alla fine degli anni venti viaggiò negli Stati Uniti d’America assieme al suo protetto, nonché figlio adottivo Jiddu Krishnamurti, che sosteneva essere il nuovo Messia ed una nuova reincarnazione del Buddha: Krishnamurti però rigettò tali affermazioni nel 1929. Continuò a spendersi, sia nella campagna a favore dell’autodeterminazione e dell’indipendenza indiana, che per le cause della teosofia, fino alla sua morte avvenuta nel 1933.
Questo famosissimo decoro, denominato “willow pattern” (motivo del salice), fu disegnato da Thomas Minton nel 1790 circa sulla base di un antico decoro cinese detto “Mandarino” e da quel momento ebbe una larga diffusione per un secolo e mezzo e oltre, copiato dalle principali manifatture europee e realizzato nei colori blu (il più frequente), rosa, verde o marrone. In particolare sembra che il presente disegno segua fedelmente il modello della manifattura inglese Spode: i suoi elementi caratterizzanti sono il ponte con tre cinesi che lo attraversano, il salice, la barca, una casa da thè principale, due uccelli e un recinto di un giardino in primo piano. Motivi geometrici a losanghe, cerchi e linee spezzate caratterizzano le due fasce sulla tesa e sul bordo del cavetto.
Questa è una moneta speciale per la sua storia, sia per la memoria collettiva, sia per la mia.
Con questa moneta sono stati battezzati tutti i figli maschi della mia famiglia, da parte di padre.
Regno d’Italia 1869
Vittorio Emanuele II
La moneta d’argento da 5 Lire del Regno d’Italia, detta anche scudo, fu battuta dal 1861 al 1878 con le seguenti caratteristiche fisiche: (titolo 900‰; ø 37 mm; peso 25 g; asse di conio 6H) (v. http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta.php/W-VE2/13)
Moneta coniata alla Zecca di Milano
per maggiori dettagli consultare il seguente link:
L’introduzione della lira italiana va fatta risalire, come per il tricolore, al periodo napoleonico. Infatti, il tricolore venne adottato dallaRepubblica Cispadana nella prima campagna d’Italia (1796 – 1797). La lira, invece, venne adottata alla seconda campagna d’Italia con la ricostituzione della Repubblica Cisalpina come Repubblica Italiana (gennaio 1802), trasformatasi poi nel Regno d’Italia (marzo 1805). Le prime emissioni dalle zecche di Milano, Bologna e Venezia si ebbero nel 1807, con monete da 40, 5 e 2 lire; l’anno successivo vennero coniate anche monete da 20 lire e da 1 lira, caratterizzata da un peso di 5 g ed un titolo d’argento di 900/1000.
Dopo la fine del Regno d’Italia nel 1814, la lira riappare nel 1815 nelDucato di Parma e Piacenza con l’introduzione della monetazione decimale da parte della duchessa Maria Luisa d’Asburgo-Lorena. Il taglio delle monete era da 1, 2, 5, 20 e 40 lire.
Nel 1861, con la riunificazione dell’Italia sotto i Savoia, la lira torna ad essere la valuta italiana ed il 24 agosto 1862 ebbe corso legale e sostituì tutte le altre monete circolanti nei vari stati pre-unitari: 1 lira da 5 g di argento al titolo 900/1000 corrispondeva a 0,29025 g d’orofino oppure a 4,5 g d’argento fino (scesi a 4,459 nel 1863).