Libri 1° Edizioni – Jorge Luis Borges



L’Aleph – Jorge Luis Borges


1961 – 1° Edizione
ed: Universale Economica
Feltrinelli


Gerard Genot – Borges



1974 – I ristampa
ed: La nuova Italia-Firenze
Collana: Il Castoro

Il libro di Sabbia – Jorge Luis Borges
1° edizione
Rizzoli 1977

Jorge Luis Borges
Antologia Personale
1981 – Longanesi 1° ed-

Jorge Luis Borges
La Moneta di Ferro
Ed. Rizzoli 1981 – 1° ed.

Jorge Luis Borges
Conversazioni Americane
Ed.Riuniti – 1° ed. 1984
 Jorge Luis Borges
I Conguirati
Ed. Arnoldo Mondadori – 1° ed. 1986

Jugen n.28 1902


Jugend, voce nel neonato movimento estetico e letterario dello Jugendstil.
“Jugend” (1896-1922)
Periodo fondato da Georg Hirth nel 1886

Collezione Personale

Maggiori dettagli e approfondimenti nei seguenti link:
Sul mobile all’interno del periodo dell’Art Nouveau in tutte le sue varianti 
culturali ed espressive dei vari stati:

Notifica – Pro-Legato Bologna 1831


“NOTIFICAZIONE. Il Pro – Legato della Città e Provincia di Bologna”: bellissimo manifesto originale datato Bologna 25 agosto 1831, di cm. 61 x 44, 5, fatto stampare dal CONTE CAMILLO GRASSI dalla Tipografia Governativa Sassi.
Il testo, su due colonne, comincia con:
AVENDO IL GOVERNO, COLL’ISTITUZIONE DELLA GUARDIA CIVICA E DELLA GUARDIA FORENSE, AFFIDATO ALL’ONORE ED ALLE ARMI DEI CITTADINI LA DIFESA DI SE MEDESIMO…DELIBERO’ RAFFORZARE VIEPPIU’ QUESTO UTILISSIMO ORDINAMENTO COLL’ISTITUIRE UNA COMMISSIONE MILITARE COME MEZZO LEGALE ATTO A PUNIRE PRONTAMENTE I DELITTI…
LA COMMISSIONE MILITARE…E’ SPECIALMENTE INCARICATA DI GIUDICARE DI QUEI DELITTI COMMESSI DOPO IL DETTO GIORNO 30 LUGLIO E CHE IN APPRESSO SI COMMETTESSERO…E CIOE’:
1) DI QUALUNQUE DELITTO CONTRO IL GOVERNO…
2) DI QUALUNQUE DELITTO CHE DIRETTAMENTE PERTURBI L’ORDINE E LA TRANQUILLITA’ PUBBLICA…I SEGUENTI:
I°) QUALUNQUE DELITTO PROCEDENTE DALL’ARBITRIO E DALL’ECCESSO DI POTERE DELLA GUARDIA CIVICA, DELLA GUARDIA FORENSE E DELLA GUARDIA PROVINCIALE…
II°) QUALSIASI DELITTO CONTRO LE GUARDIE…QUALUNQUE INGIURIA IN FATTI OD IN PAROLE…QUANDO PERO’ L’INGIURIA RIGUARDI LA LORO QUALITà DI GUARDIE…
III°) QUALUNQUE ATTRUPPAMENTO DI PERSONE ARMATE O NON ARMATE CHE MIRI A TURBARE LA PUBBLICA QUIETE.
IV°) QUALUNQUE INVASIONE O PERQUISIZIONE SI FACESSE…SENZA ORDINE DEL GOVERNO…E QUALUNQUE ALTRO ATTO CHE TURBASSE LA QUIETE FAMILIARE.
SICCOME I DELITTI DI CUI GIUDICHERA’ LA COMMISSIONE MILITARE INTERESSANO GRANDEMENTE OGNI CITTADINO E SICCOME NELLA FORMAZIONE DEI PROCESSI CHE MIRANO ALLO SCOPRIMENTO DI ESSI DELITTI NON SONO TENUTE LE FORME ORDINARIE DI PROCEDURA MA INVECE SI DEBBONO COSTRUIRE CON MODI SOMMARI E BREVISSIMI, PERCIO’ A FAR SICURI TANTO I CITTADINI QUANTO I DELINQUENTI MEDESIMI DEL RITROVAMENTO DEL VERO, UN UFFICIALE DELLA GUARDIA CIVICA…OGNI SETTIMANA E PER TURNO REGOLARE…DOVRA’ SEMPRE SOTTO GIURAMENTO DI SEGRETEZZA, ASSISTERE ALLA FORMAZIONE DEI PROCESSI…
LA COMMISSIONE MILITARE TERRA’ PUBBLICAMENTE LE SUE SEDUTE…LE SENTENZE DI ESSA VERRANNO PROFERITE SEDUTA STANTE…LE MEDESIME VERRANNO ESEGUITE ENTRO 24 ORE DALLA LORO INTIMAZIONE.
ALCUNI DEI SOGGETTI COMPONENTI LA COMMISSIONE MILITARE, NOMINATI NOMINATI NELLA NOSTRA NOTIFICAZIONE DEL 30 LUGLIO, AVENDO CHIESTA E OTTENUTA LA LORO DIMISSIONE, PUBBLICHIAMO DI NUOVO L’ELENCO DEI MEMBRI CHE ATTUALMENTE LA COMPONGONO:…
Seguono i nomi della Commissione: Presidente FILIPPO GAUDENZI, Luigi Giusti, Capitano Gaetano Gilli, Capitano Giuseppe Galletti, ecc.
Perfettamente conservato.
Raro cimelio storico della fine della Rivoluzione del 1831 a Bologna con il tentativo di un lento ristabilimento delle condizioni che precedettero tali sconvolgimenti (ripristino del Governo Pontificio, istituzione di una Guardia Civica, tribunali repressivi).
Nel 1830-31 l’Europa fu scossa da un’ondata rivoluzionaria che mise di fronte in molti paesi l’assolutismo e i suoi oppositori e che contribuì allo sviluppo dei movimenti liberal-democratici e nazionali. Il punto focale di irradiazione dei movimenti fu la Francia e in particolare la città di Parigi. La rivoluzione francese sospinse all’insurrezione i patrioti italiani: non è un caso che il 1831, in Italia, si leghi alla cosiddetta “congiura estense” di Ciro Menotti e al breve, ma importante, esperimento del Governo delle Provincie Unite, nelle Legazioni. Nel febbraio del 1831 i bolognesi insorsero contro il governo pontificio. In un clima carico di tensioni, il prolegato, anziché fare intervenire le milizie papali a sedare la sommossa, autorizzò la costituzione di una Commissione di governo provvisoria formata dai conti Carlo Pepoli, Alessandro Agucchi, Cesare Bianchetti, dal professor Francesco Orioli, dagli avvocati Antonio Zanolini e Antonio Silvani e presieduta dal marchese Francesco Bevilacqua. Il primo atto del nuovo organo di governo fu quello di istituire una Guardia Nazionale, seguito poi dalla formalizzazione del Governo Provvisorio della città e della provincia di Bologna. Se ci soffermiamo su quei primi nomi vediamo che fin dall’inizio si trattò di una convergenza tra il moderatismo espresso dalla vecchia aristocrazia (sia pur nella sua parte liberale) e il mondo degli intellettuali, particolarmente legato allo Studio cittadino. Figura di primo piano fu, da subito, Francesco Orioli. Venuto a Bologna nel 1815, come insegnante di Fisica, Orioli aveva fatto delle sue lezioni e della sua casa un momento e un luogo della politica e quando si delineò l’idea di una rivoluzione era sicuramente – insieme a Paolo Costa, docente di letteratura e poeta tra i professori più conosciuti e più popolari per le sue idee liberali – un punto di riferimento per la massa degli studenti, protagonisti di primo piano degli avvenimenti. Il moto dalla città felsinea si estese a tutte le Legazioni e ne varcò i confini coinvolgendo le Marche e l’Umbria fino ai confini del Lazio. Il 26 febbraio si radunò in Palazzo d’Accursio, a Bologna, un’assemblea di quarantuno rappresentanti delle città insorte che ratificò la decadenza del potere temporale della Chiesa e proclamò l’unione delle città e dei territori insorti nel nuovo Governo delle Provincie Unite, presieduto da Giovanni Vicini. Il 2 marzo, in una solenne cerimonia in Piazza Maggiore, i ministri del governo e i deputati delle province, tutti con sciarpa tricolore, si presentarono al popolo per dare lettura dei decreti di cessazione del potere pontificio e della formazione del nuovo Stato.
Fiduciosi, anche se pronti alla difesa, ministri e deputati iniziarono il loro lavoro di legislatori. Tra i primi provvedimenti vi fu l’abolizione del controllo dell’Arcivescovo Arcicancelliere sull’Università e la sua sostituzione con un Reggente nominato dal governo. Il 4 marzo, poi, venne formulato lo Statuto Costituzionale delle Provincie Unite Italiane avviando quello che si presentò come la prima forma moderna di stato laico liberamente creata in Italia. Ai primi di marzo la Francia, caduto il ministero Laffitte, rovesciò il significato del principio del non intervento intendendolo come disimpegno francese e ciò consentì agli Austriaci di intervenire. Subito a Bologna venne organizzata la difesa, affidata al generale Zucchi, ma il 20 marzo gli eventi precipitarono. Mentre il generale Frimont avanzava verso Bologna, il Governo delle Provincie Unite decise di trasferirsi ad Ancona, invitando i bolognesi a “cedere con dignità”. Il 21 marzo, mentre gli austriaci entravano in Bologna e il generale Zucchi marciava verso Rimini, fu chiaro a tutti che la rivoluzione era finita; il 26 marzo venne trattata la resa e molti dei compromessi dovettero lasciare le loro terre per l’esilio. Per tutto il breve periodo della rivoluzione, come testimoniano i giornali e le cronache del tempo, la popolazione aveva partecipato con entusiasmo alle manifestazioni pubbliche ed alle raccolte di fondi a favore dell’armamento della Guardia Nazionale che si erano tenute in città, come testimoniano gli elenchi densi di nomi che compaiono su fogli volanti e giornali. Entusiastica e calorosa era stata anche la partecipazione femminile, sia in occasione delle raccolte di fondi (si veda ad esempio il foglio volante pubblicato dalla municipalità il 18 febbraio, con centinaia di nomi) che nel corso delle rappresentazioni teatrali, spesso trasformate in occasioni di tripudio patriottico (celebre rimase la serata del 2 marzo al Teatro Comunale di Bologna: nell’occasione cori femminili integrarono la rappresentazione ufficiale, suscitando l’entusiasmo generale). Per ritrovare un simile entusiasmo si dovrà aspettare il 1848.
Testo di Andrea Facen: Antichità di Carta: antichitadicarta@alice.it

Guida al Collezionismo 2010


Guida al Collezionismo 2010

Villa Theodoli-Braschi


Cartolina scritta e firmata dalla Marchesa Theodoli-Braschi
indirizzata alla Nobile Sig.ra Maria Valieri
nella quale la Marchesa invita la Signora per un te pomeridiano
presso il Palazzo, in occosione del suo venticinquesimo anno di Matrimonio
1929 – 13 Marzo
Affrancata con un francobollo seppia della serie imperiale 1929 delle Poste Italiane da 30 c.
Collezione Personale

Ars et Labor – Aprile 1907


ARS ET LABOR

Splendida copertina con illustrazione Liberty di Malerba
GIAN EMILIO MALERBA
(Milano 1880 – 1926)
Frequentò l’Accademia di Brera come allievo di Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone. A Brera fu spinto dal padre che faceva l’antiquario e che apprezzò le sue innate doti artistiche.
Fu noto più come pittore che come cartellonista e in questa attività non raggiunse livelli elevati di innovazione iconografica per la sua irrisolta propensione pittorica, che gli fece raggiungere solo raramente una efficace e sintetica carica comunicativa. Si accostò a Dudovich prendendolo ad esempio, e realizzò alcuni frontespizi illustrativi senza mordente e senza carisma comunicativo.
Come già accennato nella produzione di Villa, nei cartelloni di Malerba coesistono, talvolta fastidiosamente, restaggi realistici e chiaroscurali insieme a semplificazioni grafiche come ad esempio nei suoi manifesti per le biciclette Stucchi del 1902/03. Sempre per biciclette realizzò manifesti per la Marca Milano che risente del’austera iconografia e dell’esempio della cartamoneta, come è stato osservato da L.Scardino (Due Ruote, Cento Manifesti, 1985). Annoveriamo anche altri suoi manifesti noti quali “Birra San Marco – Venezia” , “Zolfi Poggi & Astengo”, “Il Nuovo Giornale”, “Circuit Aèrien” , “Amaro Felsina Ramazzotti”, “Adler Cycles – Ivrea”.
Ideò e Strutturò inoltre tre manifesti per Mele fra cui tutti ricorderanno quello raffigurante due nobildonne con un levriero e che lo distingueranno dalle sue consuete produzioni semplici e poco innovative.
Nel 1922 fu uno dei fondatori del gruppo Novecento, appoggiato da Margherita Sarfatti, ed in tale cerchia novecentista si esprimerà come mediocre pittore. I suoi dipinti verranno ricordati per le rappresentazioni di ambienti borghesi con moderni tagli fotografici ed un linguaggio iperrealista. Gli stampatori che lo accreditarono furono Ricordi, Chappuis, Armanino, Valcarenghi e la Tipografia Anonima Affissioni.
ARS ET LABOR
Rivista mensile Illustrata di Giulio Ricordi inaugura nel 1906, in occasione dell’Esposizione internazionale del Sempione
Per maggiori informazioni e riferimenti visitate il sito:
Collezione Personale

Il secolo XX – 1916 – Dudovich


La Moda Illustrata – Abbigliamento femminile fra Otto e Novecento -Ottocento


LA MODA ILLUSTRATA

LaModaIllustrataN.48-1885
LA MODA ILLUSTRATA – COLLEZIONE @SIMONARINALDI-KOLONISTUGA
LA MODA ILLUSTRATA
Giornale settimanale illustrato per le famiglie
due numeri
il n. 48 novembre 1895 e n. 49 di dicembre 1895
AFFRANCATI DA FRANCOBOLLI PER GIORNALI AUSTRIA
2 KREUZER VERDE
RetroN.48LaModaI_LI
Sulla moda femminile, il costume si veda il seguente link:
http://babilonia61.com/2010/05/12/la-moda-femminile-dell%E2%80%99ottocento/

Abbigliamento femminile fra Otto e Novecento

L’evoluzione dell’abbigliamento è specchio dell’evoluzione del ruolo femminile nella società: dalla crinolina, che ingabbia a metà dell’Ottocento la donna-bambola nel suo ambito domestico e salottiero, si arriva all’abito sciolto, senza busti e costrizioni, che nel Novecento asseconda l’uscita di casa da parte della donna adulta per affrontare le novità del mondo esterno, caratterizzato dalla tecnica e dalla velocità.
L’abito è simbolo di uno status sociale e riassume uno stile di vita: tra Otto e Novecento si assiste al distacco da una concezione “decorativa” dell’abito femminile per passare a una semplificazione dove si coniuga eleganza a praticità. Inoltre la moda è sintesi di linguaggi artistici diversi, come quello della pittura, dell’oreficeria e della tessitura. Henry van de Velde (1863-1957), l’architetto belga creatore dello stile Art Nouveau caratterizzato dalle lunghe linee serpeggianti derivate dalle forme della natura, incominciò ad inserire l’abito all’interno di una progettazione generale e unitaria delle arti, che, dall’architettura, si estendeva all’arredo e alle suppellettili.

Nel secolo del Romanticismo la moda riflette gli ideali e lo stile della famiglia borghese, che riservava alla donna esclusivamente lo spazio privato dove era custode dell’ordine, della pace e della moralità. I periodici femminili diffondono l’immagine della donna portatrice di valori e di virtù, incarnando l’ideale dell’angelo del focolare: obbligatori la modestia del gesto, la prudenza del comportamento, lo sguardo dolce e timido, a complemento di un tipo di bellezza che esaltava i segnali infantili, suscitatori di protezione e inibitori di violenza: l’ovale del volto racchiudeva guance piene, occhi grandi, bocca a cuore, mentre le linee del corpo tondeggianti, a clessidra, simboleggiavano fragilità, dolcezza e arrendevolezza.
La sensualità era rigorosamente controllata: l’abito, chiuso attorno al collo (le scollature vennero accettate solo negli abiti da sera), aveva maniche lunghe e spalle cadenti; gonne lunghe e strati di biancheria – camicia, busto, copribusto, sottogonne, mutandoni – nascondevano il corpo. Il busto era una corazza di tela irrigidita da stecche di balena, che doveva assicurare il vitino di vespa anche a prezzo di dolori e svenimenti. Era portato obbligatoriamente fin dall’infanzia, in quanto era opinione comune che esso dovesse correggere i difetti del portamento e sostenere la ‘naturale’ debolezza della spina dorsale femminile.

D’altra parte l’Ottocento è anche l’età d’oro delle cocottes, le cortigiane francesi famose e celebrate, come la Dame aux camélias, Alphonsine Marie Duplessis, che dettarono moda, proponendo un nuovo ideale estetico più provocante e appariscente, sostenuto dall’avvento sulla scena letteraria della figura della Femme fatale. Il vestito femminile si trasformò nelle sue linee: la sottana, che all’inizio del secolo XIX mostrava la caviglia, per poi allungarsi fino ai piedi nel 1840 e allargarsi sempre più con la cupola della crinolina, si prolungò addirittura con lo strascico dopo il 1870; ritornò infine sul volgere del secolo a una lunghezza moderata e a una sagoma a campana. Il punto vita, alto fino al 1822, si abbassò alla sua posizione naturale e scese a punta sul davanti.
Influenzato anche dal succedersi dei movimenti culturali, il costume femminile trovò ispirazione in fogge che guardavano al passato e alla storia: con l’avvento del romanticismo gli abiti si coprirono di pizzi e balze; ci si ispirò alla storia, al gotico e al Rinascimento, e soprattutto alle eroine del melodramma. Con l’avanzare del secolo il gusto si spostò verso lo stile rococò, molto amato dall’imperatrice Eugenia. Attorno al 1870 trionfò l’eclettismo e si moltiplicano passamanerie e applicazioni; a fine secolo si ritornò a una linea che si ispirava alle corolle dei fiori e alla sinuosità serpentina, mentre trionfava l’Art Nouveau.

Ancora: ogni occasione comportava, nei manuali di galateo, una veste appropriata per la signora elegante, sempre adeguata al ruolo mondano da interpretare: abiti da casa, da viaggio, da passeggio, da carrozza, da visita, da ballo, da lutto, da mezzo lutto, e – novità – abiti da sport.
Lo sport si era fatto largo dopo la metà nel secolo, e richiese indumenti appropriati per ambo i sessi: il costume da bagno era, in particolare per la donna, un compromesso tra il bisogno di avere un indumento con cui muoversi adeguatamente in acqua e l’imperativo morale di nascondere quanta più epidermide possibile.
Nell’equitazione, il completo da amazzone comportava una lunga gonna a strascico, che doveva scendere a coprire le gambe quando la donna cavalcav, scomodamente seduta di fianco sulla sella.
Il secolo doveva però scoprire altri sport, come il golf, il tennis e la bicicletta: dopo il 1890 comparirono gli abiti per le cicliste, tentando anche un precoce ripudio della sottana, facendo ricorso a calzoni alla zuava che coprivano le gambe fino al ginocchio, avendo a volte quale unico compromesso una corta tunica per nascondere parte dei fianchi.

Tra il 1890 e il 1910 si ebbe una vera e propria riforma della moda. Le maniche si allargarono all’attaccatura delle spalle per poi stringersi lungo la lunghezza del braccio, sostituendo l’effetto ‘prosciutto’ con quello a ‘palloncino’, e mostrando maggiormente la linea retta delle braccia; scompare il ‘sellino’, ossia il cuscinetto imbottito fissato sotto le gonne negli abiti femminili per rialzarne il drappeggio. Intorno al 1895, poi, apparve un nuovo tipo di busto che spingeva il seno della donna verso l’alto, schiacciando il ventre, per accentuare l’esilità della figura e la sinuosità serpentina del portamento. Le vesti furono dotate di colli foderati e le sottogonne alleggerite dai merletti.
Pochi anni prima, inoltre, aveva fatto la sua la comparsa un capo destinato a durare fino ai giorni nostri: il tailleur, che prende il nome dal termine usato in francese per indicare il sarto da uomo: composto da giacca e gonna, era un completo femminile inventato dall’inglese Redfern come derivazione dell’abito maschile, su committenza della principessa del Galles. Solo dalla fine del XIX secolo il capo di vestiario passò da indumento riservato a occasioni informali (da indossare essenzialmente al mattino) a modello della vita attiva con una forte connotazione di libertà (anche nei movimenti), quasi a segnare i progressi dell’emancipazione femminile. Comparvero camicette lavorate con passamanerie, merletti e bottoni; corsetti molto meno attillati e gonne lunghe.
I veri trionfatori della moda furono, però, a fine Ottocento, i grandi cappelli piumati che adornavano ed aggraziavano i capi, lanciando, ancora una volta un segnale di elevata appartenenza sociale: solo colei che indossava il cappello poteva qualificarsi ed essere trattata come ‘signora’. Per quanto riguarda le acconciature, i capelli, in questo periodo, vengono cotonati e trattenuti sopra la testa, in un ampio e morbido chignon. A differenza del passato, tutti i capelli vengono raccolti all’indietro, e nessuna ciocca è lasciata libera dall’acconciatura. Le forcine scompaiono nella pettinatura, che conferisce alla donna un aspetto elegante e ordinato.
Ma nel frattempo le donne, spossate dai nuovi busti che le costringevano in posizioni scomode e dolorose, iniziarono la loro battaglia contro la moda imperante. I tempi erano maturi per il passo decisivo e l’esigenza fu raccolta dal sarto parigino più in vista e scandaloso, Paul Poiret: stanco dei colori pallidi e della linea a clessidra dello stile ottocentesco, attorno al 1910 inventò una donna priva di busto che indossava abiti a vita alta e dai colori vivaci. In contemporanea con quest’innovazione, le gonne si strinsero in fondo, raccogliendosi intorno ai piedi, e conferendo un aspetto slanciato alla figura femminile dal petto prominente.

Già agli inizi del secolo XX la nuova donna, che doveva misurarsi negli impieghi, nell’insegnamento e nelle diverse professioni, aveva esigenze di praticità e di un abbigliamento consono ad una vita più dinamica e talvolta anche priva di etichette. A Vienna l’architetto Adolf Loos, uno dei fondatori del Razionalismo europeo, nel 1898 scrive che la moda esprime l’emancipazione: nel 1908 pubblica Ornament und Verbrechen (Ornamento e Delitto), un testo provocatorio in cui sottolinea l’utilità sociale della produzione di oggetti dalle linee essenziali e di forma semplice.
Anche i Futuristi si occupano dell’abito e l’artista francese Sonia Delaunay (1885-1979) che, con il marito Robert Delaunay e altri, fondò il movimento artistico dell’orfismo, noto per il suo uso di colori forti e geometrici, si applicò al disegno di tessuti per abiti coloratissimi e dai motivi astratti.
Nel 1914 scoppiò la Prima Guerra mondiale. Pur tra mille difficoltà Parigi volle mantenere il suo ruolo di arbitra dell’eleganza e i grandicouturiers continuarono la loro attività, nonostante la mancanza di materie prime che dovevano essere, di necessità, mandate al fronte. Forse anche per risparmiare tessuto, le gonne si accorciarono al polpaccio, mentre si affermarono linee militaresche, appena mitigate dalla cosiddetta crinolina di guerra, una gonna imbottita di tulle.
Ma il mondo era definitivamente cambiato, e la donna pure.

Link del testo:
Mostra ben curata visitata personalmente:
M.I N.49-1885@simonarinaldi
N.49 DICEMBRE 1885

Il secolo XX – Ottobre 1920 – Dudovich


Illustrazione di Dudovich – tema con Elefante
rara illustrazione assente anche nel sito ufficiale.
Collezione Personale
Sarà tra il 1914 e il 1921 che Dudovich realizzò frontespizi illustrativi per la rivista mensile “Il Secolo XX” collaborando con i suoi amici di sempre ,. Cambellotti, Bompard, Sacchetti. La rivista trattò temi di attualità , moda, musica e itinerari geografici nonché novelle romanzate per le quali Dudovich provvederà alla loro illustrazione con pregevoli disegni in bianco e nero. Gli anni della paura tra il ’14 e il ‘18 saranno contrassegnati da frontespizi di carattere militare che dimostreranno l’abilità di Dudovich ad evolversi secondo gli eventi storici ed epocali del tempo.

Per maggiori informazioni e riferimenti visitate il sito:

Le cento città d’Italia illustrate – Bologna


Collezione Personale
Le Cento Città d’Italia illustrate è una celebre collana di monografie, illustrate con fotografie dei luoghi e dei monumenti notevoli italiani, edita da Sonzogno, con cadenza settimanale, dal 1924 al1929.
Costituita da 300 fascicoli monografici, per un totale di 5.400 pagine, usciti settimanalmente durante un periodo di quasi sei anni, è la maggiore e più organica documentazione fotografica dell’Italia degli anni Venti del Novecento. Le fotografie in bianco e nero contenute nei fascicoli, sono circa 15.000 e documentano luoghi e monumenti di ogni genere, alcuni dei quali destinati di lì a pochi anni ad essere danneggiati o distrutti dalla guerra.
I testi sono stati estrapolate dalle seguenti fonti:
Sonzogno
Sonzogno è una delle più antiche case editrici italiane. Fu fondata a Milano nel 1804[1] daGiovanni Battista Sonzogno. La casa editrice si è articolata come vero e proprio editore con l’Unità d’Italia nel 1861.
La produzione editoriale del marchio Sonzogno è storicamente incentrata sulla narrativa esaggistica di largo consumo, sensibile alle tendenze e ai gusti prevalenti nella società ma anche attenta alla qualità. Negli anni dal 1924 al 1929 Sonzogno fu editrice de Le Cento Città d’Italia illustrate, famosa collana di 300 monografie illustrate con fotografie di tutti i luoghi e monumenti notevoli italiani, monumentale repertorio fotografico dell’Italia dell’epoca.
I testi sono stati estrapolate dalle seguenti fonti: